20/07/2026
Alle 03:26 del mattino del 20 luglio incominciò ad albeggiare, e alle quattro del mattino il sole era ormai già sorto.
Nel corso della mattinata il tamburo e il valletto inviati dal De Villemur raggiunsero i trinceramenti per recuperare il corpo del Cavaliere di Belle-Isle e del Brigadier Generale D'Arnaud.
Lieto di poter raccogliere informazioni direttamente nel campo avversario, il conte di Bricherasio diede il suo permesso per il trasporto delle salme, già raccolte e identificate, e il convoglio «ripartì con una scorta conveniente».
Le informazioni che giunsero al comandante piemontese furono rassicuranti; le perdite subite erano state tali che, sull’idea di riprendere l’attacco la mattina stessa, i francesi «erano ben lontani dal pensarlo solamente».
Le prime luci del sole inondarono i prati dell’Assietta, e la scena fu agghiacciante: «abbiamo visto il 20 mattina la zona intorno ai trinceramenti coperta di morti e di feriti».
Ma le truppe francesi erano ancora schierate a battaglia sulla piatta vetta del Monte Costapiana, e per il momento il conte di Bricherasio non aveva intenzione di abbassare la guardia. In mattinata arrivò da Fenestrelle il tanto agognato convoglio dei muli con le munizioni che vennero distribuite alle truppe austro-sarde, poi alle 10 i francesi si decisero a ritirarsi definitivamente dal campo di battaglia.
Il conte di Bricherasio aveva intenzione di monitorare la ritirata dei francesi che fece seguire a distanza di sicurezza da compagnie di granatieri, le due del Kalbermatten e quella del Reggimento Forgách,e da un contingente di milizianivaldesi, mentre «i generali imperiali e piemontesi permisero alle loro truppe di scorrazzare sul campo di battaglia, per cercare tutto il bottino che potevano trovare». I soldati erano in quel momento sfiniti dalla tensione e dagli sforzi fisici della giornata precedente, al punto da non poter far altro che non fosse buttarsi a terra e dormire, anche se molti uomini si dedicarono al saccheggio e alla raccolta delle armi abbandonate dal nemico. I morti perdevano calze, scarpe, camicie, divise, ed erano abbandonati sul terreno completamente nudi. I razziatori uccidevano i feriti più gravi che capitavano loro, derubando e spogliando i corpi, amici o nemici che fossero
Il soldato Gilbert Romane, del Reggimento Les Landes, era steso a terra svenuto nei pressi del trinceramento attaccato dalla Colonna De Mailly; un soldato avversario, probabilmente pensando che fosse agonizzante e in procinto di morire, decise di finirlo con un colpo di baionetta alla schiena. Il dolore dello ferite lo svegliò e lo fece urlare, e a quel punto i soldati che perlustravano il campo di battaglia scelsero di soccorrerlo anziché ucciderlo.
Capitò qualcosa di molto simile anche al soldato Pierre Chicot, del Reggimento Mailly. Un colpo di fucile lo aveva raggiunto alla spalla sinistra, lasciandolo agonizzante a terra nei pressi della Ridotta del Gran Serin. Un granatiere del Reggimento Kalbermatten, o del Reggimento Roi, decise di finirlo con un colpo di sabro in pieno volto. Il fendente sfigurò il malcapitato Chicot, ma non lo uccise; successivamente venne raccolto e curato.
Terminato il combattimento si procedette anche alla raccolta di tutte le armi nemiche, bianche e da fuoco, destinate agli esausti magazzini dell'Arsenale di Torino. Mentre per le armi da fuoco individuali rimangono ancora dubbi sulla reale quantità raccolta, per quelle bianche sappiamo che almeno 170 spade da fanteria furono raccolte e ridistribuite successivamente alle truppe, nello specifico tra i ranghi del 1° Guardie,
Cerino Badone & Garoglio La Battaglia dell' Assietta.
Edizioni del Capricorno
Consiglio regionale del Piemonte Centro Studi Piemontesi