22/05/2026
“Mangiare bene vuol dire vivere meglio”
La scomparsa di Carlin Petrini non riguarda soltanto il mondo dell’enogastronomia.
Segna la fine di una delle visioni culturali più influenti che l’Italia abbia espresso negli ultimi quarant’anni.
Petrini aveva compreso molto prima di altri che il cibo non fosse una semplice commodity, ma un fatto economico, sociale, identitario e politico, capace di incidere sul modo in cui le comunità si raccontano e costruiscono il proprio futuro.
Con Slow Food Italia ha trasformato concetti allora marginali — biodiversità, filiera corta, tutela dei produttori locali, educazione alimentare — in temi centrali del dibattito internazionale.
Oggi molte strategie territoriali, modelli di turismo enogastronomico e politiche di valorizzazione delle destinazioni si fondano su principi che lui aveva introdotto quando apparivano controcorrente: autenticità, sostenibilità, relazione tra comunità e produzione agricola, qualità come valore culturale prima ancora che commerciale.
La sua eredità più importante non è soltanto un movimento globale presente in oltre 160 Paesi, ma un cambio di paradigma: aver dimostrato che il cibo può essere uno strumento di sviluppo territoriale, diplomazia culturale e tutela del patrimonio immateriale.
In un momento in cui il turismo rischia spesso di trasformare le identità locali in prodotti standardizzati, il pensiero di Petrini resta attuale.
Perché difendere il valore delle comunità e delle produzioni locali non è nostalgia: è una scelta strategica.
Tra le tante Ricordo il suo keynote al Forum mondiale delle Nazioni Unite sul turismo enogastronomico che ho organizzato ad Alba, un intervento come sempre con una visione eccezionale. Rip Carlin 🙏🙏🙏