Osteria "Alla Staffa"

Osteria "Alla Staffa" Osteria con cucina espressa, piatti tipici pesce e carne, dove l'amore per il territorio si riversa sui piatti e porta a selezionare materie prime preferibilmente a km 0
La cantina dispone di una selezione di vini che copre il territorio nazionale

Normali funzionamento

20/10/2021
11 settembre 1970Una tromba d'aria devasta S Elena provocando l'affondamento di un battello, vittime e danni
11/09/2021

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Fondazioni degli edifici venezianiIl turista che arriva a Venezia e percorre sul Vaporetto il Canal Grande la prima cosa...
24/08/2021

Fondazioni degli edifici veneziani
Il turista che arriva a Venezia e percorre sul Vaporetto il Canal Grande la prima cosa che si chiede è: Che magneficenza questi palazzi, ma come è possibile costruire sull'acqua? Come sono le fondazioni degli edifici veneziani?
La risposta, semplice ma allo stesso tempo complicata è che le fondazioni degli edifici di Venezia, fin dai tempi più remoti, seguono sempre lo stesso sistema che si chiama a fondazione indiretta.
Tutta la città è stata costruita come se fosse in una palude poco profonda, per cui la zona da edificare veniva dapprima solidificata piantando dei pali di legno appuntiti (larice o rovere), corti e nodosi fino a raggiungere uno strato di terreno particolarmente duro e compatto di argilla, detto caranto, di particolare consistenza, che si trova ad una decina di metri sotto lo strato di terreno superficiale della Laguna.
La infissione dei pali viene effettuata secondo un allineamento multiplo, lungo la striscia di terreno sopra la quale si eleveranno i muri perimetrali e di spina che sorreggeranno gran parte del peso dell'edificio.
Se lo strato di caranto è troppo profondo e i pali non arrivano, del tutto o in parte, a conficcarvisi, la sottofondazione viene fatta per costipamento. In tal caso i pali vengono piantati su tutta la superficie sopra la quale poggerà l’edificio, prima chiudendo il perimetro con una f***a palificata e procedendo poi all’interno con un disegno a spirale verso il centro della zona.
Questo procedimento viene fatto se l’edificio da sostenere è molto pesante, come ad esempio il Campanile di San Marco, oppure per la costruzione del Ponte di Rialto dove furono impiantati 11mila pali per sostenere il peso del ponte in pietra.
Sopra le teste dei pali vengono fissati due strati, tra loro incrociati, di tavoloni di legno di larice di grosso spessore. Sopra questo speciale zatterone viene elevata la fondazione vera e propria, costituita da un muro a plinto, cioè a zoccolo con le pareti leggermente inclinate, a strati abbastanza regolari in blocchi di Pietra d’Istria fino a superare il livello medio di marea. Sopra questo primo muro di pietra vengono poste le colonne del piano terra, o i muri perimetrali dell’edificio.
Con questo tipo di fondazione soltanto la parte in Pietra d’Istria resta a contatto con l’acqua salsa e l’aria, mentre le parti in legno restano conficcate nella melma o nel caranto, subendo con il tempo un processo di mineralizzazione che anziché marcire le rendono sempre più resistenti. La Pietra d'Istria, per la sua natura compatta e particolarmente impermeabile, o comunque non soggetta a modificarsi anche a contatto con elementi erosivi, è risultata l'unica soluzione a sostenere l'immane peso delle fabbriche veneziane, tutto questo senza subire esfoliazioni o sfregolamenti.
Se bene i nostri Progenitori siano stati rinchiusi in queste isole, circondate da velma, si sono però allargati quanto comportava il sito del luogo, supplendo al difetto della natura con l'Arte, e ciò tanto più, quanto con gli anni accresciuta la città, e bonificata l'aria per lo concorso delle persone, per li molti fuochi, per lo continuo flusso e riflusso del Mare, si fabbricavano vaghi casamenti e sontuosi Palagi.
Ora le fondamenta di tali edifici si fanno di fortissimi pali di quercia, che durano eternamente sotto acqua, per rispetto del fondo lubrico, e non punto saldo della palude. Questi fitti per forza nel terreno, indi fermati con grossi travi, e ripieni fra l'uno e l'altro di rottami di sasso, riescono per la coagulazione, e presa loro, come basi così stabili, e ferme, che sostengono ogni grossa e salda muraglia.
Le Arene si hanno dalla Brenta, e dal Lido, ma le dolci sono migliori.
I legnami ci si portano in abbondanza per i Fiumi dalle Montagne del Cadorino e del trevigiano; le pietre vive procedono da Rovigo e da Brioni; e la Ferrarezza dalla Lombardia.
Così divenne magnifica questa Metropoli al pari d'ogn'altra al Mondo, da che si ammirano con stupore Monasteri, Chiese, Torri ed altrij di somma mole, nonchè inamovibili, sostenuti da rovinose reliquie di Provincia, desolate o dalla ingiuria dei tempi, o dalla ferocia dei Barbari.
Al Signor Pubblico Proto Antonio Mantoan, perchè riesca al dover nostro più agevole questa difficle idea, facessimo invocazione.
Con queste parole il disegnatore olandese nato a Venezia Jan Grevembroch, accompagnava il disegno acquerellato dei palificatori, conservato al Museo Correr, facente parte della raccolta che illustrava usi e costumi, arti e mestieri, abiti ed acconciature di varie epoche e ceti sociali, assieme a manufatti della città di Venezia.
Le case veneziane non potevano essere costruite su basi poco consistenti, per cui si effettuavano le fondazioni sulle parti che non erano canali, considerando che nell'alveo dei canali lo strato di carato possa essere stato anche parzialmente eroso dal movimento delle maree e quindi sostituito da sabbie più o meno solide.
Ecco perché le costruzioni eseguite all'interno della Laguna debbono seguire l'andamento, non sempre regolare, dei rii.
Fino a qui sono state accennate le fondazioni degli edifici, ma a Venezia si parla anche di Fondamenta che sono delle strade che corrono parallelamente ai rii.
Quando a fianco dei rii si trova un percorso pedonale questo viene chiamato fondamenta.
Considerando che nell'italiano corrente fondamenta viene considerata la parte sotterranea degli edifici, può stupire il foresto che la stessa parola indichi a Venezia una strada posta lungo il bordo di un canale.
Potrebbe sorgere il dubbio che questa parola abbia avuto, nei tempi antichi, un significato più vicino al senso comune, ma questa ipotesi è da scartare perché un documento del 1321 parla di unam petiam de terra... quae firmat super quodam fondamenta sive via discurrente super rivum , un tratto di terra che si pone a fianco del rio, dizione che per fondamenta si intendeva una via passante lungo il rio, come lo è tuttora.
Nel Sestiere di Cannaregio gran parte dei rii sono fiancheggiati da fondamenta, vedi il Rio de la Misericordia e gli altri rii paralleli, o il Rio dei Mendicanti a Castello, mentre antri rii, Rio Marin, Canale di Cannaregio o Rio de la Fornace sono fiancheggiati da fondamenta su ambedue i lati.

Fondazioni degli edifici veneziani
Il turista che arriva a Venezia e percorre sul Vaporetto il Canal Grande la prima cosa che si chiede è: Che magneficenza questi palazzi, ma come è possibile costruire sull'acqua? Come sono le fondazioni degli edifici veneziani?
La risposta, semplice ma allo stesso tempo complicata è che le fondazioni degli edifici di Venezia, fin dai tempi più remoti, seguono sempre lo stesso sistema che si chiama a fondazione indiretta.
Tutta la città è stata costruita come se fosse in una palude poco profonda, per cui la zona da edificare veniva dapprima solidificata piantando dei pali di legno appuntiti (larice o rovere), corti e nodosi fino a raggiungere uno strato di terreno particolarmente duro e compatto di argilla, detto caranto, di particolare consistenza, che si trova ad una decina di metri sotto lo strato di terreno superficiale della Laguna.
La infissione dei pali viene effettuata secondo un allineamento multiplo, lungo la striscia di terreno sopra la quale si eleveranno i muri perimetrali e di spina che sorreggeranno gran parte del peso dell'edificio.
Se lo strato di caranto è troppo profondo e i pali non arrivano, del tutto o in parte, a conficcarvisi, la sottofondazione viene fatta per costipamento. In tal caso i pali vengono piantati su tutta la superficie sopra la quale poggerà l’edificio, prima chiudendo il perimetro con una f***a palificata e procedendo poi all’interno con un disegno a spirale verso il centro della zona.
Questo procedimento viene fatto se l’edificio da sostenere è molto pesante, come ad esempio il Campanile di San Marco, oppure per la costruzione del Ponte di Rialto dove furono impiantati 11mila pali per sostenere il peso del ponte in pietra.
Sopra le teste dei pali vengono fissati due strati, tra loro incrociati, di tavoloni di legno di larice di grosso spessore. Sopra questo speciale zatterone viene elevata la fondazione vera e propria, costituita da un muro a plinto, cioè a zoccolo con le pareti leggermente inclinate, a strati abbastanza regolari in blocchi di Pietra d’Istria fino a superare il livello medio di marea. Sopra questo primo muro di pietra vengono poste le colonne del piano terra, o i muri perimetrali dell’edificio.
Con questo tipo di fondazione soltanto la parte in Pietra d’Istria resta a contatto con l’acqua salsa e l’aria, mentre le parti in legno restano conficcate nella melma o nel caranto, subendo con il tempo un processo di mineralizzazione che anziché marcire le rendono sempre più resistenti. La Pietra d'Istria, per la sua natura compatta e particolarmente impermeabile, o comunque non soggetta a modificarsi anche a contatto con elementi erosivi, è risultata l'unica soluzione a sostenere l'immane peso delle fabbriche veneziane, tutto questo senza subire esfoliazioni o sfregolamenti.
Se bene i nostri Progenitori siano stati rinchiusi in queste isole, circondate da velma, si sono però allargati quanto comportava il sito del luogo, supplendo al difetto della natura con l'Arte, e ciò tanto più, quanto con gli anni accresciuta la città, e bonificata l'aria per lo concorso delle persone, per li molti fuochi, per lo continuo flusso e riflusso del Mare, si fabbricavano vaghi casamenti e sontuosi Palagi.
Ora le fondamenta di tali edifici si fanno di fortissimi pali di quercia, che durano eternamente sotto acqua, per rispetto del fondo lubrico, e non punto saldo della palude. Questi fitti per forza nel terreno, indi fermati con grossi travi, e ripieni fra l'uno e l'altro di rottami di sasso, riescono per la coagulazione, e presa loro, come basi così stabili, e ferme, che sostengono ogni grossa e salda muraglia.
Le Arene si hanno dalla Brenta, e dal Lido, ma le dolci sono migliori.
I legnami ci si portano in abbondanza per i Fiumi dalle Montagne del Cadorino e del trevigiano; le pietre vive procedono da Rovigo e da Brioni; e la Ferrarezza dalla Lombardia.
Così divenne magnifica questa Metropoli al pari d'ogn'altra al Mondo, da che si ammirano con stupore Monasteri, Chiese, Torri ed altrij di somma mole, nonchè inamovibili, sostenuti da rovinose reliquie di Provincia, desolate o dalla ingiuria dei tempi, o dalla ferocia dei Barbari.
Al Signor Pubblico Proto Antonio Mantoan, perchè riesca al dover nostro più agevole questa difficle idea, facessimo invocazione.
Con queste parole il disegnatore olandese nato a Venezia Jan Grevembroch, accompagnava il disegno acquerellato dei palificatori, conservato al Museo Correr, facente parte della raccolta che illustrava usi e costumi, arti e mestieri, abiti ed acconciature di varie epoche e ceti sociali, assieme a manufatti della città di Venezia.
Le case veneziane non potevano essere costruite su basi poco consistenti, per cui si effettuavano le fondazioni sulle parti che non erano canali, considerando che nell'alveo dei canali lo strato di carato possa essere stato anche parzialmente eroso dal movimento delle maree e quindi sostituito da sabbie più o meno solide.
Ecco perché le costruzioni eseguite all'interno della Laguna debbono seguire l'andamento, non sempre regolare, dei rii.
Fino a qui sono state accennate le fondazioni degli edifici, ma a Venezia si parla anche di Fondamenta che sono delle strade che corrono parallelamente ai rii.
Quando a fianco dei rii si trova un percorso pedonale questo viene chiamato fondamenta.
Considerando che nell'italiano corrente fondamenta viene considerata la parte sotterranea degli edifici, può stupire il foresto che la stessa parola indichi a Venezia una strada posta lungo il bordo di un canale.
Potrebbe sorgere il dubbio che questa parola abbia avuto, nei tempi antichi, un significato più vicino al senso comune, ma questa ipotesi è da scartare perché un documento del 1321 parla di unam petiam de terra... quae firmat super quodam fondamenta sive via discurrente super rivum , un tratto di terra che si pone a fianco del rio, dizione che per fondamenta si intendeva una via passante lungo il rio, come lo è tuttora.
Nel Sestiere di Cannaregio gran parte dei rii sono fiancheggiati da fondamenta, vedi il Rio de la Misericordia e gli altri rii paralleli, o il Rio dei Mendicanti a Castello, mentre antri rii, Rio Marin, Canale di Cannaregio o Rio de la Fornace sono fiancheggiati da fondamenta su ambedue i lati.

Le calli più strette di Venezia sono 5, la più famosa calle Varisco 53 cm, rigorosamente per persone snelle, calle dell'...
07/08/2021

Le calli più strette di Venezia sono 5, la più famosa calle Varisco 53 cm, rigorosamente per persone snelle,
calle dell'Ocio grosso di cui foto del post di oggi, 58 cm,
calle de la Rafineria postata ieri, 59 cm,
calle Streta in contrada s Cassan s Polo, 65cm,
calle (o Ramo) de Ca' Zusto in contrada di s Simon Grando s Croce, 67,5 cm

Le calli più strette di Venezia sono 5, la più famosa calle Varisco 53 cm, rigorosamente per persone snelle,
calle dell'Ocio grosso di cui foto del post di oggi, 58 cm,
calle de la Rafineria postata ieri, 59 cm,
calle Streta in contrada s Cassan s Polo, 65cm,
calle (o Ramo) de Ca' Zusto in contrada di s Simon Grando s Croce, 67,5 cm

27/07/2021
Un'antica strada romana scoperta sotto la laguna di Venezia » Scienze Notizie
26/07/2021
Un'antica strada romana scoperta sotto la laguna di Venezia » Scienze Notizie

Un'antica strada romana scoperta sotto la laguna di Venezia » Scienze Notizie

Individuati anche i resti di un molo grazie ad un sonar del CNR. I resti di un’antica strada e di un molo di epoca romana sono stati scoperti nelle profondità della laguna di Venezia, nel canale Treporti. Scoperti grazie ad una mappatura dei fondali, realizzata attraverso un sonar ad alta risoluz...

UOMINI E MERCIL’oro bianco della SerenissimaSin dalla sue origini, Venezia, non avendo risorse minerarie o particolari p...
26/07/2021

UOMINI E MERCI
L’oro bianco della Serenissima
Sin dalla sue origini, Venezia, non avendo risorse minerarie o particolari produzioni agricole/orto frutticole, sfruttò quello che poteva ottenere dal mare: il sale.
Quando le isole della laguna, attorno a Rivo Alto, iniziarono ad essere occupate, i suoi abitanti, prima di produrlo, avranno dovuto acquistare il sale dalla vicina Hatria (Adria) villaggio di paleoveneti sorto su un'isola della laguna creata dai Septem Mària (i leggendari “Sette Màri”, corsi d’acqua navigabili e comunicanti con il mare, descritti da Plinio il Vecchio) presso la foce dell'Atriano l’odierno Tartaro-Canal Bianco. Dalle acque poco salate delle lagune circostanti i suoi abitanti producevano un sale dolce apprezzato e commercializzato fino in Egitto, alle foci del Nilo, come risulterebbe per i reperti di ceramiche e vetri lavorati.
Quindi, da necessità virtù ed il passo fu breve per i neo-veneziani.
Nel Medio Evo le saline diventarono il pilastro portante del potere economico e politico di Venezia. Fu la principale fonte di ricchezza per i suoi abitanti e proveniva dalla produzione delle saline (fondamenti) presenti nelle lagune circostanti che allora erano in buona parte di proprietà delle grandi abbazie. Lo Stato intervenne direttamente in questo commercio instaurando il monopolio, con lo scopo economico e politico, di assumere una posizione di potere e di prestigio in tutta l’area dei commerci con l’Europa di allora. Con il sale gestito in regime di monopolio poteva garantirsi grandi e continui introiti, soprattutto da utilizzare per le opere idrauliche e di difesa dei littorali.
Allora i veneziani, essendo in pratica dei mercanti, trafficavano con tutto ciò che produceva reddito, non seminavano, non vendemmiavano e non allevavano animali, eppure avevano tanta ricchezza. Sembrava una contraddizione per quei tempi in cui l’economia era basata esclusivamente sui prodotti agricoli.
Purtroppo, quella delle saline, era una attività caratterizzata da una estrema precarietà per le condizioni meteo variabili della laguna. Era sufficiente un nubifragio improvviso per rovinare il lavoro di una stagione.
Nel 1281 il Maggior Consiglio varava il regolamento dell’Ordo Salis, con cui obbligava i mercanti a portare nel viaggio di ritorno un volume uguale a quello delle merci esportate, compreso il sale che, nella logica dello stivare le merci, serviva da zavorra quando c’erano carichi leggeri come stoffe. Era risaputo che quello proveniente dal Levante era di una qualità meno pregiata di quello prodotto da Venezia a Chioggia-Sottomarina fino a Cervia.
Verso la metà del 1200 le saline nella laguna settentrionale a nord di Malamocco, erano quasi scomparse per fattori demografici ed urbanistici, con la conseguenza che tutta la produzione venne concentrata nella laguna meridionale, intorno a Chioggia.
Con la fine della guerra tra Venezia e Genova (1379-1389), il più importante centro di produzione di sale marino del bacino del Mediterraneo si arresterà del tutto, rimanendo in attività solo una salina per i consumi locali.
Tutta la produzione di sale veniva stoccato alle Fondamenta delle Zattere, sul canale della Giudecca, dove erano stati costruiti i magazzini in muratura, Emporio dei Sali, (chiamati anche tesoni), da cui prendevano le vie mercantili de tera e de mar.
I burci, carichi di sale destinato alle terre del nord-est e aldilà delle Alpi, arrivati a Caorle risalivano la Livenza fino a Portobuffolè, tappa finale del trasporto fluviale e prima località di partenza del trasporto via terra, poi con carri e muli via Serravalle-Ceneda fino a Pieve di Cadore, ultima tappa prima del faticoso attraversamento delle montagne. Della storica Via del Sale Stiriana che, partendo nel Pordenonese e attraverso le località carniche di Venzone e Tarvisio, conduceva in Austria, purtroppo credo sia rimasta solo la memoria tramandata e senza alcuna documentazione storica.
Nel XIII° sec i mercanti veneziani realizzarono un'economia essenzialmente marittima con la creazione di un impero coloniale e un vasto mercato nel Mediterraneo orientale e nell'Adriatico, tenuta sotto il controllo dalla sua flotta. Un sistema mercantile in cui i capitali investiti andavano di pari passo con ogni tipo di privilegio finalizzato a gestire gli affari (politici, economici o commerciali) da una ristretta frangia di sponenti della società.
Il mercante veneziano puntava sulla diversificazione dei beni, sull'allargamento dei mercati esistenti o sull'apertura di quelli nuovi, acquistava a basso prezzo per rivendere ad alto. Applicava un marketing tutt'ora diffuso ed usato dalle moderne economie della globalizzazione. Quindi i suoi profitti provenivano dagli scambi con mercati poco sviluppati e non dall'esportazione dei prodotti della terra. Quando i prezzi diventavano a loro sfavorevoli, oppure quando tentavano d'incrementare il volume degli affari senza risultati accettabili, i mercanti cercavano soluzioni differenti dal commercio verso settori economici come l'industriale (cantieristica in particolare), il bancario (demandando la gestione del credito agli ebrei con i banchi dei pegni) e il fondiario.
Trafficavano con tutto ciò che poteva fare reddito, spesso per invidia o per disprezzo erano descritti come “gente che non arava, non seminava, né vendemmiava, eppure aveva tanta ricchezza”.
La Serenissima aprì la via a forme originali di investimento ad elevato tasso di profitto, variabile in funzione dei tempi di circolazione delle merci e della rotazione del capitale monetario.
Attraverso istituzioni giuridiche la Serenissima favorì la creazione e la formazione di una figura unica per l’Europa di quei tempi: il mercante-banchiere-armatore. (Forse l’antesignano dell’imprenditore veneto del XX°sec., del “fasso tuto mi”).
Le somme che Venezia prestava ai mercanti-armatori venivano trasformate in obbligazioni trasferibili che funzionavano come moneta contante, tenendo presente che il sistema entrate fiscali della Serenissima poggiava sulle tasse pagate dai consumatori e dai mercanti stranieri attivi negli scambi di import-export con i Veneziani.
Per favorire il commercio internazionale realizzò nei territori stranieri una rete di punti d'appoggio con la creazione di fondaci, cioè vere e proprie colonie mercantili. Invece con le mude istituì le prime linee commerciali di Stato percorse annualmente da convogli navali che la Serenissima subappaltava alle compagnie mercantili private. Il sistema delle mude operò ininterrottamente dal 1300 al 1500. Sia verso il Libano e l’Egitto sia verso le Fiandre e l’Inghilterra.
Quale conseguenza del Concilio di Trento (il mangiar di magro nei giorni di penitenza), le cocche veneziane che scaricavano il sale nei porti delle Fiandre e del mare del Nord ritornavano con carichi di merluzzo essiccato (stockfiss o baccalà) e barili di pesce salato (aringhe affumicate e salate, salmone e sardine).
Probabilmente il fenomeno e causa di questo commercio fu la conseguenza del surplus di pesce sul mercati del Nord creatasi con la scomparsa del digiuno obbligatorio nella chiesa cattolica d’Inghilterra.
Venezia per poter mantenere il ruolo dominante doveva poter disporre di eccedenze barattabili contro i beni prodotti in terraferma, e il sale fornì questa prima e indispensabile merce di scambio. Il sale era fondamentale nella conservazione degli alimenti come carne e pesce, insaccati e formaggi, essendo l’unica modalità conosciuta allora. Senza dimenticare che anche le attività artigianali nella lavorazione della pelle (concia e tintura) consumavano forti quantità di sale.
Le saline funzionavano da garanzia nei prestiti di denaro quando questo serviva anche alla produzione/raccolta e spesso venivano rimborsati sotto forma di sale stesso. Pur di mantenere i patrimoni derivanti dalle attività delle saline venivano intrecciate reti di alleanze con matrimoni e accordi societari tra clan e famiglie.
Tra il X° e il XV° sec. le saline censite (dette fondamenti) erano circa 130 occupando buona parte della laguna ed erano ubicate a nord del Lido Maggiore, a ovest di Murano verso Campalto, Pellestrina, Malamocco, Chioggia e forse anche a Torcello. Quelle vicine alle isole di Rialto vennero chiuse per motivi urbanistici, a seguito aumento della popolazione.

La tutela dei propri mercanti
La Serenissima vietò che Venezia diventasse un porto di transito: gli stranieri (cioè i non veneziani) che volevano inviare merci verso Ponente o Levante dalla città lagunare, una volta pagati i diritti di ingresso, dovevano venderle solo ai mercanti veneziani che avevano i requisiti giuridici necessari all'esercizio del commercio. Quando, viceversa, acquistavano a Venezia prodotti importati, cioè “foresti”, non potevano farlo se non tramite mercanti veneziani autorizzati al commercio da e per il Mediterraneo avvenuto attraverso la piazza di Rialto.
Quindi il commercio e i traffici dei mercanti erano tenuti sotto controllo come forma di tutela e di garanzia per l’indipendenza della Serenissima.
Le cronache del 1238 riportano un fatto unico nella storia della Serenissima, in cui lo Stato interviene a regolamentare l'andamento degli affari. Per la prima volta il Senato veneziano accetta la richiesta dei propri mercanti che operavano in Egitto di formare un “cartello” per l'acquisto di pepe e cotone.

Le merci più redditizie negli scambi con i ricchi prodotti dell'Oriente erano i panni di lana, tanto che l'industria tessile di lusso era diventata un settore privilegiato degli investimenti mercantili. Venivano importate merci poco diffuse in Europa come spezie, sete, lavorazioni in oro e argento, incensi, profumi, oggetti di lusso in avorio, mentre le esportazioni erano rappresentate dai preziosi manufatti che uscivano dalle botteghe degli abili artigiani: vetri di Murano, tessuti serici arricchiti con filati d’oro e d’argento (in particolare per la lavorazione del velluto), opere di stampa, ma soprattutto armi e schiavi (purché non fossero di religione cristiana).
Quando le tessiture artigiane cessarono di produrre per i consumi del mercato interno, lavorando esclusivamente per l'esportazione, la figura tradizionale dell’artigiano venne trasformata dai mercanti (importatori di lana grezza ed esportatori di tessuto lavorato) in un dipendente, incaricato di dar corso alle commesse.
Quando si parlava di investimenti fondiari remunerativi si intendevano fino al XV°sec., l'acquisto di case, fondaci o botteghe, mentre, campi e tenute agricole non erano sempre considerati investimento redditizi. Le terre endolagunari o dell’entroterra nei pressi delle città erano acquistate per essere fonte di prestigio sociale, per farne luogo di villeggiatura e di riposo, oppure rifugio durante le epidemie che devastavano i centri urbani.

Indirizzo

Barbaria De Le Tole, Calle Del Ospedaleto 6397/A
Venice
30122

Orario di apertura

Lunedì 00:00 - 15:30
18:30 - 23:00
Mercoledì 00:00 - 15:30
18:30 - 23:00
Giovedì 00:00 - 15:30
18:30 - 23:00
Venerdì 00:00 - 15:30
18:30 - 23:00
Sabato 00:00 - 15:30
18:30 - 23:00
Domenica 00:00 - 15:30
18:30 - 23:00

Telefono

+390415239160

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Commenti

Tutto estremamente delizioso.grazie!
Would like to reserve a table for four (4) at second seating on Monday April 13 2020 Thank you Will Clemens [email protected]
Please inform me when or how I can make a reservation, party of 2, for Wednesday, April 29, 2020. Thank you!
Arrived here at 3.01pm (after walking across town, based on the opening hours on this page). Were told “kitchen closed at 3.” Despite the fact we could see other customers still ordering and chefs still working. Pointed out their hours on their website and the response was “That’s not my problem. It’s your problem.” Very rude.
Opening hours on this FB page are incorrect. Walked for 20 minutes to get there, arriving at 3.01pm to be told the kitchen closed at 3 and restaurant closes at 3.30. Which was odd, as we could see the chefs still cooking. I showed them their page (with opening hours) and was told “It’s your problem. It’s not my problem.” Very rude. Shame.
Ciao. Can we please make a reservation for Saturday night 15th September for 4 people for 8pm under the name of Ann Gibney. Grazie. Ann Gibney
After the treatment we received here, I wouldn't eat at this restaurant if you paid me. The owner refused our reservations (made IN PERSON, days before), even when I showed him proof, was condescending and rude, and muttered something under his breath about "dumb Americans." Inexcusable.
Please can someone respond to me?? I would like to book a table for 2 Sunday 8th October 7:30pm ! Tried calling numerous times and send you a private message. HELP!!!