11/03/2026
La migliore Piola di Torino? A 4 Ristoranti la piola più autentica ha battuto tutti, e nessuno si è sorpreso. Ma nel vitello tonnato maionese si o maionese no?
Torino non è una città qualunque quando si parla di cibo. Ha una tradizione gastronomica seria, radicata, fatta di ricette che si tramandano da generazioni, e i torinesi lo sanno bene. Quando Alessandro Borghese porta il suo format tra i portici eleganti e le tovaglie a quadretti del capoluogo piemontese, la sfida non è soltanto tra ristoratori: è quasi una questione di identità cittadina. Chi riesce davvero a incarnare lo spirito della piola, la trattoria popolare torinese per eccellenza? La risposta è arrivata nell'episodio andato in onda l'8 marzo su Sky Uno, e per una volta il risultato ha sorpreso pochissimi.
La cosa più bella di questa puntata è stata l'atmosfera. I quattro ristoratori in gara - Marco de La Piola di Reaglie, Roberto de La Piola Sabauda, Francesca della Trattoria Cerere e Marco della Trattoria del Falabrach - sembravano quasi tutti consapevoli, fin dall'inizio, di chi avrebbe vinto. Non c'era quella tensione aggressiva che si vede in altre puntate, quella voglia di affossare il concorrente con voti bassi e motivazioni stiracchiate. Qui i quattro si sono comportati in modo sportivo, simpatico, con qualche frecciata bonaria che ha reso la visione decisamente piacevole. Una puntata divertente, rilassata, che si è seguita con il sorriso.
Roberto si è presentato come un "oste moderno", figlio d'arte, con l'idea di portare la piola verso una dimensione più contemporanea senza tradirne l'anima. La sua Piola Sabauda colpisce subito per l'atmosfera: muri in pietra, bottiglie di vino esposte, carta da parati retrò e foto di famiglia alle pareti. Un posto dove ci si sente ospiti, non clienti. I suoi piatti iconici sono la finanziera e la bagna cauda, due classici piemontesi senza compromessi. Convinto di vincere, Roberto ha spiegato di impersonare lui stesso le caratteristiche della piola. Alla fine ha totalizzato 125 punti, guadagnandosi il premio per il miglior vitello tonnato della puntata.
Francesca gestisce la Trattoria Cerere da quindici anni, raccogliendo il testimone di un locale aperto negli anni Sessanta. Lei punta tutto sulla convivialità, sui prezzi onesti e sui piatti che ricordano la cucina di casa. Si è definita una sorta di "Eterna Peter Pan", con una grinta che ha animato buona parte delle discussioni al tavolo. Il suo piatto icona è il fritto misto piemontese, e non ha usato mezzi termini nel giudicare gli avversari: "Sono l'unica trattoria vera piemontese a Torino, tutti gli altri non valgono una cippa!". Battuta che ha strappato più di una risata. La sua Trattoria Cerere ha chiuso con 115 punti: la location è stata apprezzata, ma il servizio ha deluso e il vitello tonnato ha fatto discutere.
Il secondo Marco, quello della Trattoria del Falabrach, ha portato al tavolo un'idea di piola come luogo di memoria e convivialità, non soltanto come ristorante. La sua insegna e le porte in legno evocano le piole torinesi di una volta, e il menù scritto a gesso sulle lavagnette esterne invita i passanti a entrare. La sala è piccola, calorosa, con sedie colorate e tovagliette di carta. Alla domanda su perché pensasse di poter vincere, ha risposto con disarmante onestà: "Avrò una botta di c**o enorme!". Una risposta che vale più di mille analisi strategiche. Ha chiuso con 122 punti.
E poi c'è Marco de La Piola di Reaglie, aperta nel 1911 e gestita da lui con un socio da circa un anno. Già dai primi minuti era chiaro che questo posto aveva qualcosa di diverso. Si trova ai piedi delle colline torinesi, i tavoli sono in legno, le lampade ricordano una vecchia bocciofila e l'atmosfera è quella di un luogo che il tempo ha rispettato senza fermare. I suoi piatti sono agnolotti, guancia brasata e bollito misto: cucina piemontese nel senso più profondo del termine. Lui stesso ha spiegato la sua filosofia con semplicità: "Siamo autentici e da noi è come se il tempo si fosse fermato, ti trovi in un posto magico". Non era arroganza: era la descrizione di qualcosa che i commensali sentono davvero appena varcano la soglia.
La sfida tra i quattro si è articolata nelle cinque categorie classiche del programma: Menù, Servizio, Conto, Location e lo Special di puntata. Quest'anno lo special era il vitello tonnato, uno dei piatti simbolo di Torino. La sua storia è più antica di quanto si pensi: le origini risalgono al XVIII secolo, quando era un piatto popolare povero. Fu Pellegrino Artusi a scriverne la prima ricetta nel 1891, nel suo celebre manuale La scienza in cucina e l'arte di mangiar bene. Tenerissime fettine di vitello con una salsa a base di tonno, capperi e acciughe: con la maionese o senza? Francesca e Roberto lo preparano rigorosamente senza, Marco de La Piola di Reaglie ammette una piccola quantità, mentre il Marco del Falabrach lo propone nella versione classica. Un dettaglio che ha animato parecchio il dibattito al …