16/01/2024
Mia nonna, mentre rimestava il ragù che andava lento lento come il Tevere di Baglioni, mi chiamava di nascosto e mi passava sottobanco un pezzo di pane immerso in questo intingolo meraviglioso, dicendomi sempre la stessa frase “ mangia che ti passa”.
Gli anni sono trascorsi, l’acqua sotto i ponti anche… tanti cambiamenti, persone e vite diverse da un decennio all’altro che si sono susseguite continuamente portando delusioni a volte, ma anche tante belle, attese e salubri ventate di aria pulita…. Di quelle che ti fan ve**re di nuovo voglia di prenderti cura delle cose, di festeggiare, stappare bottiglie e brindare con gli amici, di scrivere, di cucinare. Il nostro ragù è un po’ il riassunto di ciò che si ottiene dando tempo al tempo, senza soccombere agli eventi esterni e a tutti quei rami secchi che diventano sterili e improduttivi anche per gli altri. E che vanno tagliati di netto lasciando entrare la luce , l’amicizia, i rapporti veri, la gioia della condivisione, l’educazione e il rispetto. Per cui, quando vivete un momento di stallo o avete un periodo no, preparatevi un bel ragù…fatelo cuocere piano piano e a fuoco basso. Poi prendete un pezzo di pane, intingetelo nella salsa fino ad ungervi la punta delle dita e ripetetevi la frase : “ mangia, che ti passa…”. Andrà meglio, anche solo per il tempo di un boccone ♥️