27/03/2020
ITALIA S'E' COTTA... ITALIA CHIAMO'!!
C'è un sussulto patriottico mai visto prima, che ricorda le partite della Nazionale quando per strada c'era lo stesso deserto che c'è adesso.
A parte tutte le analisi sociologiche e psicologiche,
ti devo dire che a me fa piacere.
Chissà che stavolta non sia quella buona, che prima di sentirsi cittadini del mondo si cominci prima a sentirsi cittadini del proprio Paese. E poi anche dell'Europa e del Mondo, e poi ancora dell'Universo.
Anch'io, che mi considero un uomo di mondo, pur senza aver fatto tre anni di militare a Cuneo - come diceva Totò -, ma un anno di carabiniere a Poirino, ci tengo a riconoscermi italiano, accettandone anche i difetti. Non possiamo mica gloriarci di esserlo solo quando Alberto Angela ci declama le nostre bellezze.
Da parte mia la bellezza, ma soprattutto la bontà di questa nostra meravigliosa cultura cerco di raccontarla attraverso i sapori di una cucina che per farle torto ti ci devi proprio impegnare.
Ma sappi che, comunque, io non disdegno la cucine del mondo, in particolare quella asiatica; per cui, senza fare i fanatici, diamo valore alle cose che ne hanno, ricordandoci prima di tutto CHI SIAMO.
Solo così potremmo apprezzare gli altri, senza sminuirci o esaltarci a seconda dell'umore o della convenienza.
Ma quali sono i piatti che possono essere considerati italiani, partendo dal presupposto che le nostre specialità culinarie sono essenzialmente espressione di quei pezzi del puzzle nazionale che sono le nostre regioni, province, comuni, frazioni, borghi...?
Difficile dirlo!
Tuttavia ci sono specialità a cui, oramai, è difficile dare un’origine precisa e dove non riusciamo noi, presi dal tifo campanilistico, ci pensano nel resto del mondo a identificarle Prodotto Fatto in Italia. Perciò è stato coniato altrove il termine Made in Italy. Poi, una volta scoperto, l’abbiamo fatto anche nostro.
Ho provato ad abbozzare un elenco di piatti e prodotti che, ti avviso, di primo acchito ti può sembrare banale, scontato.
Sono quei piatti di cui ti viene da dire: “Ma questa è roba da ‘cartolina’, per stranieri!”. Bravo, è proprio quella roba lì. Ma sono quelli che per primi, istintivamente, vengono in mente. E quelli contano. Non è roba da gourmand, recensori e sofisti di vario genere e grado.
Questo è l'elenco, e dimmi se te ne vengono in mente altri.
Antipasti e piatti unici:
Pizza – Caponata – Parmigiana di melanzane – Insalata caprese – Mozzarella in carrozza – Insalata russa – Panzanella – Arancini – Piadina – Bruschetta -Focaccia.
Le paste:
Spaghetti – Lasagne – Cannelloni – Gnocchi – Tortellini – Agnolotti – Ravioli – Orecchiette – Spaghetti alla chitarra – Risotto (principalmente allo zafferano).
Le salse:
Pomodoro – Ragù – Pesto – Puttanesca – Arrabbiata – Amatriciana – Carbonara.
Le pietanze: Cotoletta impanata – Scaloppine – Fritto di paranza – Zuppa di pesce – Fiorentina.
I prodotti: Parmigiano – Mozzarella – Gorgonzola – Fontina – Crescenza – Cacio cavallo – Pecorino – Prosciutto – Mortadella – Tartufo – Grissini – Taralli.
I dolci: Tiramisù – Panettone e Pandoro – Babà – Cassata – Pastiera – Zabaione – Strudel – Gelato – Granita / Sorbetto .
Il Caffè: espresso o con la moka.
Vini e liquori: Vinsanto con cantuccini – Asti Spumante – Prosecco – Chianti –
Barolo – Marsala – Grappa – Limoncello – Mirto – Sambuca – Strega – Amaretto – Martini e Campari.
Tutto questo, ripeto, senza andare tra migliaia di “campanili”, dove ogni prodotto e ricetta fanno ancora una storia a sé.
Ora per quanto banale, scontato, comune, popolare, superficiale, superato, stantio, obsoleto, trito, dozzinale, vecchio, vetusto, ecc. – dimmi in quale altra lingua puoi usare tanti vocaboli per dire la stessa cosa, e senza arrivare ad attingere alle forme dialettali – , solo quest’elenco basta e avanza per essere riconosciuti, senza appello, come la “culla” del Buon Mangiare.
Ricordiamoci, tuttavia, che questa non è solo una questione di orgoglio nazionale, patetico e folcloristico; in ballo c’è molto di più: c’è un’economia fatta di piccole e medie imprese, che sono l’ossatura del nostro Sistema economico; c’è un capitale di risorse umane e conoscenze tecniche; c’è un patrimonio ambientale unico; c’è una cultura, fatta di identità e valori, che riusciamo a misurare solo quando ci sfugge, cadendo poi nei goffi tentativi di difenderla, anziché viverla sentendoci fautori, parte integrante di essa.
Da parte mia per ritrovarci italiani, e non solo a tavola, ti offro il contributo che mi sono divertito a “cucinare” con alcuni ingredienti di cui sopra.
I T A L I A N I V E R A C I
“Col bianco delle nevi delle alpi, col rosso dei tramonti siciliani, col verde delle valli di Toscana noi facemmo una bandiera”, cantava Domenico Modugno, anche lui conosciuto in tutto il mondo per quella ‘banalissima’ canzone che è “Nel blu, dipinto di blu” (Volare).
Parlando invece di mangiare, mi viene in mente che la bandiera la facemmo anche col bianco degli spaghetti , col verde del basilico e col rosso della salsa di pomodoro… e che i Fratelli e le Sorelle dell’Italia da mangiare sono fieri di ritenersi, ed essere riconosciuti: Italiani.
Ne va fiera la Sorella Pizza, che insieme alle sorelle minori Caprese e Parmigiana, pur mantenendo Napoli nel cuore, si dichiarano orgogliosamente italiane. Come il fratello Risotto e la sorella Cotoletta, che guardando verso orizzonti lontani continuano a tenere d’occhio la loro Madunina.
Una “fetta” importante la rivendicano anche i fratelli Parmigiano, Gorgonzola, Pecorino e Prosciutto; con le sorelle Fontina, Crescenza, Mortadella e soprattutto Mozzarella!!
Umilmente, senza pretese ci vogliono essere anche loro, i fratelli: Focaccia, Piadina, Bruschetta , Taralli e Grissini.
Il fratello Chianti con la sorella Bisteccona di Firenze sono invece nobili che, per carattere gioviale, hanno abbracciato il popolo con la benedizione del fratello Vin Santo, sempre accompagnato dai fratelli Cantucci.
Il fratello Gelato è l’emigrante che ha cercato fortuna nelle terre più ricche del mondo, e non c’è luogo in cui non si sia affermato, riconosciuto e apprezzato, imitato e storpiato. Il fratello Gelato non è partito per spirito di avventura, ma per necessità. E gli è costato.
Il suo bagaglio è composto di poche cose semplici e naturali, ma che richiedono fantasia e maestria. Si fa apprezzare da chiunque: persone di tutte le età e di tutte le classi sociali, senza supponenti ostentazioni e onerose pretese. Non ti chiede un impegno particolare, lo puoi godere in poco tempo e anche mentre passeggi o chiacchieri. Anzi, passeggi e chiacchieri meglio. E soprattutto lo trovi ovunque, ti viene incontro, anche sotto casa, davanti a una scuola, in un parco o in spiaggia. Umilmente, ma sempre con il piacere di addolcire e rinfrescare ogni tuo momento.
C’è un altro gruppetto di viaggiatori, ma questi sono avventurieri: gente di mondo.
Sono i fratelli Martini, Campari, Amaretto e le sorelle Strega e Sambuca. Loro hanno saputo anche integrarsi e mescolarsi, specialmente in America, dove il miscuglio è la regola, a tal punto da aver inventato una miscela da bere che si chiama Cocktail.
La sorella Grappa invece è riuscita a farsi apprezzare così com’è, anche per il suo carattere aspro e ostico che non le permette di adeguarsi e amalgamarsi facilmente.
Infine il fratello più “globale”, un diplomatico che mette sempre d’accordo tutti. E’ il fratello Caffè. È vero, di caffè per il mondo ne puoi trovare, ma quello espresso e con la moka è solo italiano.
Ma oltre i fratelli ci sono anche i padri della Patria, quelli per cui si festeggia in p***a magna: i piemontesi Tartufo e Barolo, che insieme al genovese Pesto, che diede il suo contributo fin da giovine, e al figlio di una Nizzarda, chiamata poi Nicoise con suo grande disappunto, brindarono con Marsala l’alba della nuova Italia.
In famiglia, si sa, non mancano le incomprensioni e qualche tensione, ma nonostante ciò questi fratelli sanno che nel menù sono tutti importanti e tutti contribuiscono a tenere vivi i colori della nostra bandiera.
Renato Collodoro