27/07/2025
Per anni ho creduto che per essere amata dovessi essere bella.
E che la bellezza, per essere accolta, dovesse essere delicata, leggera, silenziosa.
Come un fiore di ciliegio.
Appeso a un ramo, sospeso, in balia del vento e pronto a sacrificarsi.
Così mi sono sforzata di camminare piano.
Di non disturbare.
Di diventare qualcosa che si lascia guardare, ma non si impone.
Il punto è che non ci sono mai riuscita.
Anche quando mi limitavo, anche quando cercavo di rimpicciolirmi, di adeguarmi, la mia presenza si faceva sentire.
Eccessiva. Scomoda. Ingombrante.
Una voce che non si lasciava mettere a tacere.
Per tanto tempo ho vissuto questa mia forza come un errore.
Avrei voluto essere più gestibile, più accomodante, più… leggera.
Oggi, guardando il mio piede, con quei fiori di ciliegio tatuati, e accanto un girasole appena raccolto,
mi sono fermata.
E qualcosa ha preso forma, come se lo sapessi da sempre.
Il fiore di ciliegio si aggrappa a un ramo.
Il girasole, invece, si regge da solo.
Affonda nella terra, si muove con il vento, ma resta in piedi con la sola forza delle sue radici.
Io sono come lui.
Non perché l’ho scelto.
Ma perché non potevo essere altro.
E forse è proprio questa la bellezza che non sapevo di avere.
Quella che non si misura con la grazia, ma con la verità.
Radicarsi fa male.
Guardarsi davvero, fa paura.
Significa smettere di rincorrere un modello che non ci somiglia.
Significa scegliere, ogni giorno, di onorare anche ciò che ci siamo obbligate a nascondere.
E allora ti chiedo:
tu, in questo momento, quale parte di te stai lasciando indietro?
Chi stai cercando di non essere?
Scrivimelo. Se ti va.
Io non ho tutte le risposte.
Sono nel cammino, come te.
Unisciti. Portati tutta. Qui non devi scegliere chi sei.