18/11/2023
SINNER (IL PECCATORE)...
Martedì sera, nonostante il suo cognome in inglese significhi peccatore, Sinner non ha peccato di nulla: né di timore referenziale nei confronti della leggenda del tennis, né tantomeno di presunzione.
Ammetto di non averlo mai visto giocare prima.
E ammetto anche che non seguo molto il tennis, anche se da ragazzo mi piaceva guardare le partite alla tv e cimentarmi, di tanto in tanto, in quale scambio con gli amici.
Parlo dei tempi di Lendl, di Edberg, di Becker, di McEnroe, di Sampras e di Agassi.
Ma anche di quelli di Steffi Graf, della Navrátilová e della Evert.
Giorni in cui il tennis lo trasmettevano in chiaro sulla RAI, oppure, qualche anno più tardi, sulle "reti di Silvio".
Winbldeon, Roland Garros, US Open e persino gli Australian Open.
Tutto Free.
Altro che Sky e compagnia bella!
E martedì sera, quando a Torino sono scesi in campo Sinner e Djokovic, mi è sembrato di tornare indietro nel tempo, con RAI2 pronta a trasmettere in diretta l'evento tennistico più importante del momento, almeno per noi italiani.
Jannik Sinner, 22 anni altoatesino, numero quattro al mondo, con un monte premi accumulati intorno ai $12M di dollari, tenta di fermare la leggenda del tennis in persona, Novak Djokovic, 36 anni serbo, numero uno della classifica ATP, il più vincente di sempre, con monte premi accumulato pari a $175M di dollari.
Davide contro Golia?
No, non direi.
Un Golia adolescente e in forte crescita, contro un Golia "vecchio e saggio", comunque ancora vincente.
Due Golia, insomma, che si prendono a pallate senza risparmiarsi.
Ma non solo.
In più di tre ore di match, ho visto tanto bel tennis, per quel poco che posso capire.
Ma le emozioni prevaricano la tecnica e la conoscenza, e se qualcosa ti emoziona, nel bene e nel male, allora vuol dire che ha valore.
Alla fine il nostro Sinner ha vinto.
E aggiungerei meritatamente.
Perché di fronte al numero uno è facile farsela sotto.
Anche quando giochi in casa e hai tutto il pubblico dalla tua parte.
Anzi, forse è proprio il fattore casa, in certi momenti, a giocare contro, alzando l'asticella delle aspettative nella mente di un ragazzino.
Già, un ragazzino.
Perché a 22 anni non sei mica un uomo!
Non ancora, almeno.
E Jannik alla fine rende omaggio ai noi italiani, anche se il suo accento, italiano al 100%, non lo è del tutto.
Ma si sa: nessuno è perfetto.
"Dopo aver perso il secondo set, ci sono stati momenti difficili, ma nel terzo mi sono ripreso grazie a voi. Ce l'abbiamo fatta insieme".
Beh, sono frasi che si dicono, è chiaro.
E' quello che ci si aspetta di sentire, ma sentirlo fa comunque bene al cuore.
Bravo Jannik!
E speriamo che la previsione del "Panattone Nazionale", commentatore tecnico del match, si avveri: "Per me Sinner è l'erede di Djokovic, e credo che diventerà il numero uno al mondo. E che ci resterà a lungo".
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