27/07/2026
Aspettando GODOT…
Terra meravigliosa, terra lavorata, terra nutrita, terra sudata, terra cotta nei forni da abili mani. A Ruffano come a Cutrofiano, per farla diventare ARTE.
Essa dava pane e riceveva gratitudine.
Chiunque in vita voleva possederne un po’, e chi non ne aveva ne prendeva quanto bastava a far provvista.
Alcuni addirittura emigravano per procurarsene giusto quanto bastasse a sentirsi, finalmente, chiamare ‘ lu PATRUNU’.
Oggi questa terra si presenta abbandonata, agonizzante, come se fosse la protagonista assente di quel mondo contadino che ha fatto la nostra storia, e che noi, nonostante tutto, ci ostiniamo a raccontare.
Terra buona, ricca e pianeggiante; rassegnata all’incuria e allo spopolamento, destinata, come corpo senza vita, ad una lenta cremazione assistita, dove le sue ceneri trasportate dal vento - sia esso di scirocco o maestrale - raggiungono comunque il mare, (magari quello piu’ sbandierato e premiato oppure quello più fotografato), quasi a consacrare - nella piena indifferenza - il trionfo del DIO FUOCO che pure lui, di suo, avrà ancora molto da dire e molto da raccontare, o forse ancora molto da “lavorare”.
Sembra come se questa terra fosse stata condannata al rogo, da un misterioso e cinico tribunale dell’inquisizione ancora in vigore.
Ma sia, senza dover aspettare ripetutamente invano, come in ‘’GODOT’’- dove la speranza è che qualcuno ci porti salvezza e soluzioni - noi questi luoghi continuiamo a raccontarli e lo facciamo a modo nostro. Come sempre abbiamo fatto.
Lo fanno Chiara, Francesco, Elisa, Stella e tutti gli altri. Ogni giorno, al mattino o la sera, sia d’inverno che in estate. Loro non solo raccontano, ma trasmettono empatia ed emozioni e spesso lo fanno senza chiedersi se tutto questo abbia un senso. E lo fanno con la stessa passione come se fosse il loro primo giorno; Chiara con il suo entusiasmo, Francesco con la sua semplicità, Elisa con la sua timidezza, Stella con la sua mediterraneità….Giuseppe…..
Pensate che Elisa e Francesco sono arrivati grazie alla collaborazione con il CENTRO PER L'IMPIEGO di Casarano e questo merita di essere raccontato; perché quando le istituzioni funzionano, quando le persone collaborano e quando ognuno fa bene il proprio lavoro, i risultati arrivano.
Questi ragazzi fanno parte dei tantissimi che hanno scelto di rimanere, o quantomeno ci provano a restare in campo. Al posto dell’aratro impugnano le parole, al posto della tecnica seminano emozioni. Non sono eroi, non sono illusi, sono solo semplici abitanti di questa terra. Persone che hanno scelto di viverla, raccontarla e difenderla.
Sanno bene e sanno anche, soprattutto, che rimanere qui comporta uno sforzo di gran lunga maggiore rispetto a chi decide di partire alla ricerca di occasioni migliori.
Hanno infatti capito che se luoghi come - Matera: da città della vergogna a patrimonio Unesco, Vigata: città immaginaria nei racconti di Camilleri, Le Langhe: da terre isolate e desolate, segnate dalla piaga della malora dove si moriva per la pellagra e la denutrizione, in cui si mandava avanti la famiglia prendendo l’obolo di stato per l’adozione di qualche orfano, - oggi sono diventate mete ambite e prestigiose, è probabilmente perché negli anni sono state sapientemente raccontate.
Allora Chiara, Elisa, Francesco, Stella, e gli altri raccontano fieri e con orgoglio, senza vergogna e senza tagliare o nascondere ferite e verita’, senza paura o censura di quelle che sono le nostre ataviche criticita’ e contraddizioni.
Ecco perchè Chiara, Francesco, Elisa, Stella, Melania, Antonella, Giuseppe, insieme a Federica e Roberto, hanno deciso di restare qui, non solo a raccontare, ma ad essere consapevoli presidi - anche di critici pensieri diversi - e narratori, di un territorio quasi abbandonato, in cui anche quelle storiche generazioni locali sono in perenne via di estinzione.
Loro lo sanno.
Loro sanno pure che tanti, tantissimi - giustamente - hanno deciso di partire, di andare via, chi a Londra, chi a Parigi chi a Milano, chi addirittura oltre oceano e nella fretta di andare qualche ‘’core di mamma’’ ha pure lasciato un ‘’ TORNO SUBITO’’ attaccato all’uscio di casa. Consapevole che non sarebbe mai più tornato.
Ma d’altronde.. come si fa a restare? Come si resta se non si viene nemmeno pensati e apprezzati. Il problema non è il partire, il problema è non riuscire ad immaginare un motivo per tornare.
I francesi direbbero ‘’ Partir un jour, sans retour’’
….. ‘’Qui da noi così si usa: dopo mangiato tutti a coricare’’ - tutti a dormire - lo diceva bene la grande Lina Wertmuller all’inizio del suo capolavoro girato in Puglia nel lontano 1963 raccontando con straordinaria ironia una realtà tutt’altro che passata.
Un film che secondo noi tutte le scuole, di ogni ordine e grado dovrebbero vedere.
E chi va a Londra, Parigi e Milano sa bene che queste comodità non se le puo’ assolutamente permettere, perchè lì intanto bisogna lavorare duro, bisogna organizzarsi bene la giornata, rispettare gli orari e, soprattutto, “mettersi a servizio’’ per raggiungere gli obiettivi e costruire il futuro. Il più delle volte il futuro degli altri.
Se poi proprio vogliamo dirla, noi invece seguiamo i ritmi della terra e della natura, per cui dopo il raccolto si va in maggese, si va a riposo e poi…. si ricomincia.
Qui, come potete vedere, è tutta un’altra storia. Una storia di tempo, che parla in silenzio solo a chi sa ascoltare.
Perché devi accettare il fatto che, se tu non sei abituato, non ti senti gratificato oppure hai sogni da realizzare è meglio che te ne vai. Anzi, se vai è meglio.
Noi siamo quelli che nonostante la razza, la storia, il luogo e il clima hanno voluto che fossimo come diceva qualche secolo fa Giustino Fortunato. Una terra di rimorso e di raccontI come spiegò qualcun’altro anni dopo, entrando nell’ arretratezza di un antico mondo contadino, studiandone il suo complesso contesto drammatico storico- culturale e contribuendo a farlo diventare un fenomeno musicale internazionale.
Poi ci sono quelli che, e non si capisce perché, vengono da altri mondi, con lingue diverse, usi diversi, orari e abitudini diverse, sognano di far qui le loro maggesi…
Si, proprio qui.
Comprano le nostre case, i nostri cantuni, le nostre masserie e qualcuno, addirittura, pure il suono del nostro dialetto e del nostro silenzio. Comprano tutto ciò che per noi è diventato un costo, un peso ed un ingombrante e fastidioso scarto da smaltire.
Noi sappiamo fin troppo bene che le nostre campagne e le nostre masserie, non solo, sono diventate lontane ma sono pure difficili da raggiungere: sulle strade ci sono le buche e pure la terra. La terra che quando piove d’inverno puzza, e quando passi in estate puzza lo stesso per il fuoco, e poi diciamocelo, la terra fa alzare la polvere e si sa, che con la polvere…si sporca pure la macchina….e poi, e poi, e poi….
Sempre quelli con le abitudini diverse, mica se ne importano delle buche, della terra , della polvere, delle distanze e di quel lagnante e storico ‘’DIVARIO’’.
Problema atavico e stagionato che da secoli ci portiamo appresso, raccontato e ri-raccontato in cielo, in terra e in ogni luogo, da una timida politica smarrita nel tempo. Vittima, anch’essa da sempre, dei facili consensi di vicinato ed eternamente chiusa in un mondo chiuso nell’ incapacita’ di guardare ‘’oltre’’.
Noi non aspetteremo invano GODOT e non aspetteremo neanche Levi, Pavese, De Martino o Camilleri, perché se anche quest’anno - come disse qualcuno - un benedetto CRISTO SI E’ FERMATO AD EBOLI , un motivo ci sara’ stato e probabilmente non si poteva evitare.
Noi, nonostante tutto, continueremo con pazienza, orgoglio e passione a raccontare la nostra storia , la nostra gente, i nostri luoghi e la nostra terra e continueremo a farlo consapevoli che tutto questo un giorno diventi presagio e protagonista silenzioso di convenevoli messaggi emozionanti.
Se invece riportassimo alla luce le vecchie VIE DEL SALE?
Le vie del giudizio o del buon senso, probabilmente, intendevano i nostri vecchi.
E chissà, magari, ci basterebbe un po’ di ‘sale’ nel raccontare questa terra prima che sia ormai troppo tardi.
Le Stanzie