Samanà the Breakthrough

Samanà the Breakthrough L'Associazione culturale, sportiva e ricreativa per palati raffinati... Il Quinto Polo... saremo il fiore all'occhiello della vostra estate! ;)

Da oggi in poi non più solo una Piscina, non più solo un Solarium... da questa estate saremo il vostro Parco di divertimenti! Continua la nostra avventura da condomini, inizia la nostra avventura come gestori. Speriamo di potervi stupire ed accontentare in ogni frangente, proponendo le nostre novità in rapida successione, garantendovi novità nella ristorazione, percorsi enogastronomici alternativi

, promuovendo le nostre attività culturali e di animazione, alzando gli standard della mescita, ma sopratutto facendovi divertire tutta l'estate e vietandovi di pentirvi di averci scelto!

E fu così che, solo dopo 10 anni e già chiuso da 9, arrivò da Google il riconoscimento come Restaurant Guru!!! 🤣
30/04/2024

E fu così che, solo dopo 10 anni e già chiuso da 9, arrivò da Google il riconoscimento come Restaurant Guru!!! 🤣

Adesso perché possa servirvi un buon Mojito o un Frojito (la nostra specialità) vi tocca ve**re ai Caraibi... Però, c'è ...
25/02/2018

Adesso perché possa servirvi un buon Mojito o un Frojito (la nostra specialità) vi tocca ve**re ai Caraibi... Però, c'è da dire che con ron y hierbabuena vengono molto più buoni... Quien se apunta? 😉😁

Piccole soddisfazioni...Grazie a tutti coloro che, anche con piccoli gesti, mi hanno aiutato a sentirmi orgoglioso di me...
22/10/2017

Piccole soddisfazioni...

Grazie a tutti coloro che, anche con piccoli gesti, mi hanno aiutato a sentirmi orgoglioso di me stesso in questa nuova esperienza.

Grazie sopratutto ai miei lettori, a chi con abnegazione ha deciso di sostenermi e incentivarmi in questa f***e idea del self-publishing spendendo, coi tempi che corrono, 20€ per salire a bordo e far parte della mia avventura editoriale!

IL MIO INVERNO D'ESTATE:
ALLA SCOPERTA DI BABEQUE
vive solo grazie a voi!

+ 1000 FOLLOWERS !!!!

E così abbiamo superato i 1000 "followers", i 1000 like sulla pagina, ci sono fattivamente più di mille anime che mi seguono... vi ringrazio uno per uno.

Spero troviate questa pagina dedicata ai viaggi, al tema dell'emigrazione, ai libri e a tanto altro ancora ruoti intorno a questi 3 nuclei semantici principali una piacevole compagnia.

Senza dimenticare che il fine ultimo è farvi conoscere e, spero, piacere, il primo dei miei romanzi, dedicato a una definitiva rottura col passato alla ricerca dell'affermazione della mia "leggenda personale", della mia "strada giusta", del "mio posto nel mondo":

IL MIO INVERNO D'ESTATE:
ALLA SCOPERTA DI BABEQUE.

Buona Lettura!

https://www.instagram.com/p/BajGtBNAbv3/

A me, malgrado tutto, vengono fuori Italia o Spagna... e a voi?
08/10/2017

A me, malgrado tutto, vengono fuori Italia o Spagna... e a voi?

Questo test determina quale paese riflette meglio la tua personalità e stile di vita. È dove tu prospererai e dovresti veramente stare. Organizza la tua prossima vacanza lì, e preparati a trasloca...

Quando pensavo di liberarmi dalle catene dell'isolamento in cui nacqui, mai avrei creduto di terminare in un'altra isola...
02/10/2017

Quando pensavo di liberarmi dalle catene dell'isolamento in cui nacqui, mai avrei creduto di terminare in un'altra isola, a più di 10.000 km di distanza da quella che chiamavo patria...

LA PRESENTAZIONE

Sapete una cosa? Non ho mai potuto presentare ufficialmente il mio libro. Forse non potrò mai più farlo nella città che mi ha regalato i natali, o forse non varrebbe comunque più la pena.
Allora lo faccio qui.
Chissà, magari riuscirò ad incuriosirvi.
------------------------
"Il mio inverno d'estate" racconta non tanto di un viaggio, quanto piuttosto di una lunga e travagliata metamorfosi, un percorso di evoluzione e crescita personale cominciato qualche anno fa tra le stantie aule del Tribunale di Sassari, nel momento in cui ebbi chiara la percezione di un'insoddisfazione esistenziale anche quando, analizzando la mia vita, ogni cosa, almeno osservando dall'esterno, pareva essere al posto giusto.
Che sensazione frustrante!
Tutto ebbe inizio nell'inverno del 2014 quando, fissando il monitor alla mia scrivania, perso nell'oblio della noia, decisi di lasciare il mio lavoro di custode giudiziario per rompere una routine opprimente e ciclica: non potevo più sopportare la monotonia di giornate sempre uguali e il rapido fluire del mio tempo. Non potevo più essere felice sapendo che la vita mi scivolava tra le mani.
Durante l’estate del 2014 presi la gestione del bar di un residence vicino al mare; nel novembre uscivo da un'agenzia di viaggi con un biglietto di sola andata per la Repubblica Dominicana, totalmente inconsapevole di ciò che mi sarebbe accaduto.
Avevo paventato più volte l'idea di partire alla ricerca di me stesso, ma avevo sempre rimandato: non avevo avuto il coraggio di rompere i legami. Allora mi ero rifugiato in brevi fughe piene di ritorni, alternative per eludere le circostanze.
Malgrado nella mia mente esisteva un impegno fattivo e programmato per fuggire dalla routine, dalla noia, dalla sensazione di sradicamento, alla resa dei conti continuavo a circondarmi di scuse e palliativi per mantenere almeno un piede a riva: così non funzionava. Tutto apparentemente in ordine dentro la mia campana di vetro ma io, chiuso là dentro, non ci potevo più stare! Quel piccolo spazio di armonia e quiete era un inganno del quale ormai avevo smascherato i confini.
In quel momento decisi di raccogliere il mio coraggio e feci una scommessa con quel bambino che ancora abitava i miei ricordi, una volta pieno di speranze e progetti, che si avviava, nel processo di metamorfosi della vita, a mutarsi in un giovane uomo: avrei dovuto battermi per ritrovare la serenità perduta, quel costante e inesauribile entusiasmo di riprogettare il mio futuro giorno dopo giorno senza arrendermi alla noia.
In fondo, era solo una questione di scelte: ogni decisione controcorrente mi avvicinava sempre più alla meta, al decollo verso la realizzazione della mia "leggenda personale": mi resi conto di aver innescato un processo inarrestabile per il quale non era previsto un ritorno.
I primi giorni del gennaio 2015 ero a Roma da Annalaura, la mia migliore amica; a distanza di qualche giorno mi ritrovai a camminare fra le esotiche spiagge del Caribe.
Ma viaggiare davvero non è solo godere in pieno relax delle mete turistiche di un paese: pensate a ciò che significa essere sbalzati improvvisamente lontani anni luce dalla vostra realtà... Non è soltanto il luogo fisico a cambiare, le case e le strade che calcate da una vita e che conoscete a memoria, quel concetto urbanistico che la mente riconosce, quella segnaletica stradale che ci permette di orientarci come sia perché siamo all'interno di schemi ideali conosciuti e oramai acquisiti.
Quando ti ritrovi in un altro quadrante del geoide, a 11 ore di aereoplano dal tuo mondo, tutto cambia: dovrete affrontare persone con mentalità spesso diametralmente opposte, risolvere dilemmi sovvertendo i parametri acquisiti, per la prima volta sarete costretti a reinventare voi stessi, a mettervi in gioco, perché tutto ciò che eravate e che pensavate di voi stessi, improvvisamente, non è più uguale a prima.
Quella tanto ostracizzata routine viene a mancare completamente, si perdono le effemeridi, si resta privi di punti di riferimento: niente più posto fisso, fidanzata, famiglia, gli amici del sabato sera, le scappatelle del venerdì, palestra tre volte alla settimana, i film scaricati da Netflix sul divano di Claudia.
Osservavo me stesso dall'esterno ed era come guardarmi per la prima volta: vedevo adesso una persona cambiata, con un'altra luce negli occhi e una gran curiosità di scoprire, conoscere, senza più fermarsi. Per la prima volta vedevo il mondo secondo una prospettiva completamente nuova, per la prima volta ero assolutamente solo: avrei potuto contare soltanto con me stesso.
Santo Domingo travolse i miei sensi come un uragano; qui ebbi l’occasione di mettermi alla prova, di aprire gli occhi, di vivere davvero, qui trovai la pillola di Morpheus capace di destarmi dallo stato di torpore, dalla noia, dall'apatia.
Questo viaggio si insinuò nelle mie sinapsi, fu ricerca e conoscenza, fu rinascita, fu catarsi: un salto rischioso, è vero, ma che mi permise di aprire le ali e di iniziare a volare.
In certo senso fu nel periodo di quel lungo soggiorno che decisi di doverci ritornare: avevo trovato una nuova casa.
Quando tornai a Sassari la mia vita era oramai irrimediabilmente trasformata. "Viaggiare è uno stato della mente; una volta che hai preso il via non ti fermi più e continui a farlo anche stando fermo".
Questo mio pellegrinaggio mi ha permesso di sperimentare situazioni estreme, bizzarri incontri, di creare connessioni con luoghi e persone, di nuotare negli oceani, di perdermi nei meandri della foresta pluviale, di inebriarmi di sapori e odori inusitati, di aprire le porte ai sentimenti, quelli autentici ma, sopratutto, di abbandonarmi e perdermi totalmente dentro al grembo caldo di creature esotiche, demolendo ogni tabù retaggio di società evolute nel nome del buon costume: avevo deposto le remore per dare pieno sfogo a ogni sana perversione senza dovermi giustificare né dover rendere conto a nessuno.
Mi sentivo un moderno anti-Odisseo, in balia di un destino che io stesso avevo disegnato per me, nuovo e imprevedibile, mentre navigavo con la prua in direzione contraria all'Itaca patrìa.
Avevo concesso a me stesso di rompere gli schemi, di cambiare lo standard dei miei canoni, di rischiare e abbandonarmi, di rimettermi in discussione, di arricchire immensamente la mia vita, di rivoluzionare le priorità, di rinunciare al superfluo, di imparare l'umiltà e dar valore alla miseria, di rialzarmi in piedi dopo ogni sgambetto per riprendere il cammino, ancora col sorriso, senza più dover patteggiare con quell'insensato "mal di stomaco di stare al mondo", avevo, semplicemente, smesso di progettare il mio futuro a tutto tondo, avevo scelto di aprire le porte all'imprevisto.
Trovare il coraggio di "iniziare" a vivere, a vivere veramente, a essere cittadino del mondo, mi ha insegnato che possiamo essere noi stessi soltanto quando cominciamo a credere veramente in noi. Non esiste la sfortuna. Esiste la vita. È solo una. Si può scegliere di viverla o di restare fermi a osservarla mentre lei si vive da sola: io sto provando a esserci.
Ho atteso per tanto tempo che qualcosa nella mia vita decidesse di cambiare, poi un giorno finalmente mi resi conto che era lei ad aspettare il mutamento in me.
Spero sia solo il primo capitolo di tanti inni alla vita, ora che so che si può essere felici solo quando ci si accorge che il mondo intero è la propria casa.

Parlatemi della vostra prima volta...
28/09/2017

Parlatemi della vostra prima volta...

ECCO LA MIA "PRIMA VOLTA". E LA VOSTRA?

Il mio approccio con la lettura fu qualcosa di magico e travolgente: avvenne un giorno per caso, con quella singolare e potente meraviglia di chi scopre per la prima volta qualcosa che da sempre ha avuto sotto gli occhi.

Mi ritenevo un bambino attento e intelligente, capace di potenti esibizioni di memoria e concentrazione, e forse proprio per questa ragione ricordo che, a parte la meraviglia, quando a 10 anni per la prima volta in vita mia presi un libro tra le mani con l'obbiettivo di leggerlo mi sentii anche un po' stupido.
Perché solo adesso? Perché solo ora che la professoressa di italiano, al primo anno di scuole medie, declamava "da oggi in poi leggerete!" avrei dovuto, come un automa, cominciare a farlo?

Eppure ormai non potevo farci niente. La vita mi aveva concesso dieci lunghi anni di tempo nella speranza che la mia "tempestiva precocità" mi conducesse autonomamente a compiere la grande scoperta. Non era successo.
Meglio tardi che mai si suol dire, ma mai scorderò quella sensazione di disappunto dentro il crogiolo di stupefacenti emozioni, la ciliegina rubata dalla mia splendida torta, il soldo di per sé privo di valore ma necessario a completare la lira.

Ricordo ancora come fosse ieri l'odore pungente della polvere e della brossura quando la prof ci portò nella biblioteca della scuola insegnandoci, prima di ogni altra cosa, che i libri nella loro dimora di legno e vetro, avevano una collocazione precisa e importante, che dava significanza al loro esistere in quella specifica mensola di quel preciso scaffale: niente stava dove stava per una mera casualità.
Era basilare che lo capissimo, prima che il bibliotecario ce lo facesse capire con sonore busse se non avessimo avuto cura del suo certosino lavoro.

Quando imparammo a rispettare l'ordine gerarchico e sacrale degli scaffali di quella biblioteca, un dogma fatto di codici, categorie, generi, numeri e alfabeto, limitandoci chiaramente all'ala della narrativa, potemmo iniziare a cercare il nostro "romanzo-guida", quel libro che per ognuno di noi (quasi per tutti) avrebbe costituito la nostra "prima volta", un'esperienza che ognuno avrebbe vissuto a suo modo, ma che nessuno avrebbe mai scordato.

Ricordo di essere ritornato a casa con baldsnza quel giorno, stringevo entusiasticamente il mio volume sotto il braccio, una tigre e una faniglia di aristocratici inglesi vestita da safari nell'illustrazione copertina e il titolo di un autore illustre: "I figli del Capitano Grant" di Jules Verne.
Stranamente tutti i miei ricordi si fermano qui, al primo impatto: non ho alcuna memoria della trama, doveva essere un romanzetto d'avventura senza brio, narrativa classica per ragazzi.

Tutt'altra marca lasciarono nel mio fantastico immaginario i due libri successivi, letti addirittura in contemporanea, strani, travolgenti, magnetici: erano "Terra!" di Stefano Benni - official fanpage e "Sangue di mostro" di R.L. Stine, quando i Piccoli brividi erano tremendamente di moda tra gli adolescenti.

Tutto, successivamente, fu inevitabile, come un eroinomane nel pieno e gaudente svolgimento della sua tossicodipendenza, avrei passato l'intera vita ripetendo il primo errore, per sempre alla ricerca di quell'emozione iniziale difficile (anzi, impossibile) da ritrovare.

Eppure ogni viaggio, l'inizio di una nuova avventura, fingersi dentro le pagine di un nuovo libro, ha avuto e sempre continuerà ad avere il suo fascino, per noi stregati per sempre dall'aroma della brossura che fin dalla prima volta ci impregna come etere e ci rapisce per l'eternità.

E per voi com'è stata la prima volta? Qual è stato il vostro romanzo-guida? Vi piacque?

Cosa fareste se il Doctor Jekyll che è in voi non avesse scoperto una pozione, ma ben cinque?
21/09/2017

Cosa fareste se il Doctor Jekyll che è in voi non avesse scoperto una pozione, ma ben cinque?

Scelte davvero complicate.

Non vorrei l'eternità corporale né le branchie (anche se sarebbe divertente).

Sono l'unico che sceglierebbe la pozione Viola?

Sarebbe stupendo poter tornare indietro e conoscere l'evoluzione della storia, i grandi letterati, gli inventori, i nostri antesignani, gli eventi che hanno cambiato l'umanità fino ai giorni nostri.
Vivrei perennemente dentro una sorta di "Mankind" dove i momenti salienti delle civiltà umane sarebbero la mia realtà quotidiana.

Certo che però il diavolo che c'è in me mi spinge maledettamente verso l'ampolla Nera. Sono davvero poche le cose che un Uomo Invisibile non possa fare... ;)

E voi? Quale pozione scegliereste?

Quelle due birrette con la giusta compagnia sono ciò che ora più mi manca...
04/09/2017

Quelle due birrette con la giusta compagnia sono ciò che ora più mi manca...

L'ANEDDOTO DEL BARATTOLO DELLA VITA.

Un professore, davanti alla sua classe di filosofia, all'inizio della lezione, senza dire una parola, prese un grande barattolo di vetro vuoto e procede a riempirlo con delle palline da golf.
Quindi chiese agli studenti se il barattolo fosse pieno.
Gli studenti, d'accordo nel vederlo pieno, dissero all'unisono di sì.
Così il professore prese una scatola piena di biglie di vetro e la versò dentro il barattolo, quindi lo agitò un poco perché il contenuto si assestasse.
Immediatamente le biglie di vetro riempiono gli spazi vuoti tra le palline di golf.
Il professore chiese di nuovo agli studenti se il barattolo fosse pieno, e nuovamente loro risposero di sì, anche se con meno convinzione. Si affacciava nella loro mente l'idea che quella dimostrazione dovesse.significare qualcosa di compiuto che si sarebbe loro svelato solo al termine, quindi percepivano un senso di aspettativa e mistero subordinati al metaforico barattolo di vetro.
Allora il professore prese un sacchetto di sabbia e versò anche questo, per intero, dentro il barattolo. Ovviamente la sabbia riempì tutti gli spazi vuoti e il professore chiese di nuovo se il barattolo, stavolta, fosse pieno.
Questa volta la risposta pareva più che scontata, e dalla classe si levò unanimemente un affermativo coro di assenso.
Il professore, però, a sorpresa, tirò fuori due birre, le stappò, e ne aggiunse il contenuto all'interno del barattolo ed effettivamente, anche questa volta come nelle precedenti, il nuovo contenuto riempì tutti gli spazi vuoti rimasti tra la sabbia.
Gli studenti si misero a ridere, ancora però senza capire.
Quando la risata finì il professore levò solennente il alto il contenitore e disse:
"Voglio che vi rendiate conto che questo barattolo rappresenta la vita.
Le p***e da golf sono le cose importanti, come l'amore, la famiglia, i figli, la salute, gli amici, o le nostre passioni. Sono quelle cose che, anche se perdessimo tutto il resto e ci restassero solo quelle, le nostre vite sarebbero ancora e comunque piene.
Le biglie di vetro sono le altre cose che ci importano, fondamentali ma comunque secondarie, come il lavoro, la casa, la macchina, il cellulare, le vacanze estive, e ogni altro grande obbiettivo ci prefissiamo nella vita il raggiungimento del quale sempre lo viviamo come un traguardo.
La sabbia, infine, è tutto il resto: rappresenta le piccole cose, quelle.meno importantinma comunque utili, quelle che regalano entusiasmo, tolgono lo stress, fanno parte della nostra routine e ci aiutano a migliorare o, quantomeno, regolare la nostra quotidianità.
Se prima di tutto mettessimo nel barattolo la sabbia, non ci sarebbe più posto per le palline da golf né per le biglie di vetro: non è impossibile però è quantomeno scorretto.
La stessa cosa succede con la vita.
Se utilizzassimo tutto il nostro tempo ed energia nelle piccole cose, non avremmo tempo né spazio per le cose realmente importanti.
Fate attenzione alle cose che sono cruciali per la vostra felicità: corteggiare una persona, amare una persona, giocare con i tuoi figli, prendere tempo per andare dal medico, andare con il tuo partner a cena, praticare il tuo sport o hobby preferito. Ci sarà sempre tempo per ripulire la casa, per riparare la chiavetta dell'acqua o per alienarsi nei social network. Occupatevi prima delle palline da golf, delle cose che realmente importano. Stabilite le vostre priorità, perché vi sia chiaro che tutto il resto, per quanto lo riteniate indispensabile, è solo sabbia".
La classe è ora silenziosa e meditabonda, e riflette sul precetto appena ricevuto, l'aneddoto del barattolo di vetro.
Nel silenzio generale, però, uno degli studenti alzò la mano e chiese cosa rappresentassero le birre.
Il professore sorrise compiaciuto e disse:
"Sono contento che tu mi faccia questa domanda. Last but not least, le due birre servono solo per dimostrarvi che non importa quanto piena possa sembrare la tua vita, sempre ci sarà posto per un paio di birre con un amico".

L'e-book è una opportunità di farsi conoscere anche per chi ha un budget limitato, ma non vuole rinunciare al piecere de...
01/09/2017

L'e-book è una opportunità di farsi conoscere anche per chi ha un budget limitato, ma non vuole rinunciare al piecere della lettura.

Conoscere "Il mio inverno d'estate" non è mai stato accessibile come ora. È un romanzo le cui pagine sono nate durante un lungo viaggio in solitaria nella Repubblica Dominicana alla scoperta di un'isola generosa e accogliente come una madre adottiva mentre io, reso orfano da una patria snaturata e menefreghista, maturavo una sempre più concreta velleità all'espatrio definitivo: la vita dell'emigrante sarebbe stata certamente dura, ma per lo meno mi avrebbe restituito la libertà di sognare e l'entusiasmo della speranza.
Era la prima volta che attraversavo l'oceano, eppure fin da subito percepii qualcosa di familiare nelle terre caraibiche...

Il mio inverno d estate è il racconto, concepito in forma di diario, del viaggio di un italiano stanco della monotonia dei giorni e della crisi del suo tempo, alla volta della Repubblica Dominicana. Non il viaggio di un turista, più quello

31/08/2017

Quando viaggiate, ricordatevi sempre di rispettare la natura e i luoghi in cui andate e, se potete, insegnatelo anche agli altri!

17/07/2017

REPUBBLICA DOMINICANA: L'ANTIDOTO CONTRO LA XEROFOBIA.

"Mio padre, da che ebbi la fortuna di conoscerlo, sempre ebbe timore dello stile di vita globalizzato e consumistico, sempre esternò il suo preoccupato disappunto contro l'inarrestabile sovrappopolazione.
Più di ogni altra cosa, però, ciò per cui mio padre aveva sempre provato un viscerale timore era la fine delle risorse idriche. Complice una patria siccitosa e priva di sufficienti bacini di raccolta, complici anche il crescente avvelenamento delle falde e il surriscaldamento globale, ma sopratutto complice l'accrescimento demografico a livello mondiale con tutte le sue inevitabili conseguenze sui consumi, tutto insomma concorreva nella sua mente alla creazione di un vero e proprio demone personale, un Quinto Cavaliere dell'Apocalisse: la Xerofobia, la paura della siccità.
L'imminente mancanza d'acqua potabile ciclicamente lo tormentava e, per qualche ragione, quando l'idea gli sfrugugliava le sinapsi, non poteva più liberarsene.
Dal mio canto non nutrivo la sua stessa preoccupazione o, per lo meno, non mi assediava in maniera tanto imperversante come un focolaio di nevrosi.
Avevo visto paesi con immensi corsi d'acqua, vasti laghi, boschi tanto rigogliosi e fitti da sembrare soffocanti; tanto verde senza soluzione di continuità fa desiderare la presenza anche solo di una cascina, di qualche forma squadrata di cemento o calcestruzzo, all'occhio urbanizzato di chi è abituato alla vita di città.
Quello che non avrei potuto immaginare è che sarei approdato in Repubblica Dominicana e la questione ora, col senno di poi, mi disegna un ghigno ilare sulla bocca: l'ironia della sorte.
Come immaginate la Repubblica Dominicana?
Io la pensavo come una Antilla, un'isola tropicale nel cuore del Caribe, un clima caldo-umido, spiagge assolate e piene di palme, qualche foresta pluviale e poco altro. Ma sbagliavo.
La Repubblica Dominicana è quella delle isole caraibiche con il clima più variegato in assoluto.
Questo crea un incredibile numero di particolarismi e di biomi. Se vi trovaste a Costanza in pieno inverno potreste vedere scendere la colonnina di mercurio sotto lo zero e addirittura la neve. Potete ammirare una miriade di corsi d'acqua praticamente ovunque: sono talmente tanti da spingere le megattere a procreare vicino alle coste settentrionali dell'isola perché l'imponente afflusso di acque dolci rende il mare meno salino, una condizione ideale per i cetacei neonati.
Lungo ogni corso d'acqua che si rispetti si possono ammirare i tipici e affascinanti mangrovieti, numerose lagune, piccole cascate (i saltos e i charcos), sterminate foreste di palme e banani, di flamboyanes e jacarandas, di roveri e di aguacate, di mango e di almendras.
Ma la cosa più assurda è che se si scende nel profondo sud, tra Barahona e Pedernales, l'ambiente si trasforma nuovamente, radicalmente. Sulla terra rossa e arida resistono i platani, qualche mango, arbusti spinosi e alti cactus rachitici e segaligni. Qua il caldo asciuga tutto, e i corsi d'acqua sono a regime torrentizio. Ci sono svariate lagune (come quella di Enriquillo o quella di Oviedo) che rendono la provincia unica per il numero di endemicità, di questa zona sono i boa del deserto, i serpenti ciechi, le iguane rinoceronte, i fenicotteri rosa (flamingos), e gli unici esemplari di coccodrillo presenti nell'isola. Anche in una realtà semidesertica è sempre intorno all'acqua che brulica la vita.
Ciò che di certo mio padre non poteva immaginare era che il contrappasso alla sua fobia sarebbe stato quello di andare a dimorare praticamente sulla sponda di una laguna, quella di Cabarete, nella quale ai romantici tramonti tra i giunchi e gli aironi fanno da contraltare l'assedio costante dalle zanzare, dalle rane (lui che non ama i rettili né gli anfibi) e un perenne caldo umido che ti fa sudare anche le ossa.
Non so esattamente dove volessi arrivare con questo excursus naturalistico, forse non esiste una conclusione, ma mi sa che è questo il mio limite: talvolta mi mancano le conclusioni, nel senso che ho l'impressione che niente finisca mai veramente.
Di una cosa, però, potete star certi: sulla scorta della premessa iniziale posso affermare che tra le certezze prive di dubbio che ho acquisito da quando vivo in quest'isola, una di queste è che qui l'acqua non manca e non mancherà tanto facilmente. E anche se viene insegnato ai "gr**go" a diffidare dal bere l'acqua non imbottigliata nei paesi non civilizzati, vi garantisco che l'acqua di certi luoghi, che proviene da risorgive o corsi d'acqua in movimento, quindi difficilmente stagnante o inquinata, è quasi sempre potabile (più di quanto possiate credere)".

Seguimi anche su Instagram, con tante news tutte le settimane sulla Repubblica Dominicana e i suoi Mozzafiato:
https://www.instagram.com/p/BWoXARXgNX4/

Indirizzo

Platamona, Residence Villamarina
Sorso
07037

Telefono

3922959881

Sito Web

Notifiche

Lasciando la tua email puoi essere il primo a sapere quando Samanà the Breakthrough pubblica notizie e promozioni. Il tuo indirizzo email non verrà utilizzato per nessun altro scopo e potrai annullare l'iscrizione in qualsiasi momento.

Contatta L'azienda

Invia un messaggio a Samanà the Breakthrough:

Condividi

Digitare