02/10/2017
Quando pensavo di liberarmi dalle catene dell'isolamento in cui nacqui, mai avrei creduto di terminare in un'altra isola, a più di 10.000 km di distanza da quella che chiamavo patria...
LA PRESENTAZIONE
Sapete una cosa? Non ho mai potuto presentare ufficialmente il mio libro. Forse non potrò mai più farlo nella città che mi ha regalato i natali, o forse non varrebbe comunque più la pena.
Allora lo faccio qui.
Chissà, magari riuscirò ad incuriosirvi.
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"Il mio inverno d'estate" racconta non tanto di un viaggio, quanto piuttosto di una lunga e travagliata metamorfosi, un percorso di evoluzione e crescita personale cominciato qualche anno fa tra le stantie aule del Tribunale di Sassari, nel momento in cui ebbi chiara la percezione di un'insoddisfazione esistenziale anche quando, analizzando la mia vita, ogni cosa, almeno osservando dall'esterno, pareva essere al posto giusto.
Che sensazione frustrante!
Tutto ebbe inizio nell'inverno del 2014 quando, fissando il monitor alla mia scrivania, perso nell'oblio della noia, decisi di lasciare il mio lavoro di custode giudiziario per rompere una routine opprimente e ciclica: non potevo più sopportare la monotonia di giornate sempre uguali e il rapido fluire del mio tempo. Non potevo più essere felice sapendo che la vita mi scivolava tra le mani.
Durante l’estate del 2014 presi la gestione del bar di un residence vicino al mare; nel novembre uscivo da un'agenzia di viaggi con un biglietto di sola andata per la Repubblica Dominicana, totalmente inconsapevole di ciò che mi sarebbe accaduto.
Avevo paventato più volte l'idea di partire alla ricerca di me stesso, ma avevo sempre rimandato: non avevo avuto il coraggio di rompere i legami. Allora mi ero rifugiato in brevi fughe piene di ritorni, alternative per eludere le circostanze.
Malgrado nella mia mente esisteva un impegno fattivo e programmato per fuggire dalla routine, dalla noia, dalla sensazione di sradicamento, alla resa dei conti continuavo a circondarmi di scuse e palliativi per mantenere almeno un piede a riva: così non funzionava. Tutto apparentemente in ordine dentro la mia campana di vetro ma io, chiuso là dentro, non ci potevo più stare! Quel piccolo spazio di armonia e quiete era un inganno del quale ormai avevo smascherato i confini.
In quel momento decisi di raccogliere il mio coraggio e feci una scommessa con quel bambino che ancora abitava i miei ricordi, una volta pieno di speranze e progetti, che si avviava, nel processo di metamorfosi della vita, a mutarsi in un giovane uomo: avrei dovuto battermi per ritrovare la serenità perduta, quel costante e inesauribile entusiasmo di riprogettare il mio futuro giorno dopo giorno senza arrendermi alla noia.
In fondo, era solo una questione di scelte: ogni decisione controcorrente mi avvicinava sempre più alla meta, al decollo verso la realizzazione della mia "leggenda personale": mi resi conto di aver innescato un processo inarrestabile per il quale non era previsto un ritorno.
I primi giorni del gennaio 2015 ero a Roma da Annalaura, la mia migliore amica; a distanza di qualche giorno mi ritrovai a camminare fra le esotiche spiagge del Caribe.
Ma viaggiare davvero non è solo godere in pieno relax delle mete turistiche di un paese: pensate a ciò che significa essere sbalzati improvvisamente lontani anni luce dalla vostra realtà... Non è soltanto il luogo fisico a cambiare, le case e le strade che calcate da una vita e che conoscete a memoria, quel concetto urbanistico che la mente riconosce, quella segnaletica stradale che ci permette di orientarci come sia perché siamo all'interno di schemi ideali conosciuti e oramai acquisiti.
Quando ti ritrovi in un altro quadrante del geoide, a 11 ore di aereoplano dal tuo mondo, tutto cambia: dovrete affrontare persone con mentalità spesso diametralmente opposte, risolvere dilemmi sovvertendo i parametri acquisiti, per la prima volta sarete costretti a reinventare voi stessi, a mettervi in gioco, perché tutto ciò che eravate e che pensavate di voi stessi, improvvisamente, non è più uguale a prima.
Quella tanto ostracizzata routine viene a mancare completamente, si perdono le effemeridi, si resta privi di punti di riferimento: niente più posto fisso, fidanzata, famiglia, gli amici del sabato sera, le scappatelle del venerdì, palestra tre volte alla settimana, i film scaricati da Netflix sul divano di Claudia.
Osservavo me stesso dall'esterno ed era come guardarmi per la prima volta: vedevo adesso una persona cambiata, con un'altra luce negli occhi e una gran curiosità di scoprire, conoscere, senza più fermarsi. Per la prima volta vedevo il mondo secondo una prospettiva completamente nuova, per la prima volta ero assolutamente solo: avrei potuto contare soltanto con me stesso.
Santo Domingo travolse i miei sensi come un uragano; qui ebbi l’occasione di mettermi alla prova, di aprire gli occhi, di vivere davvero, qui trovai la pillola di Morpheus capace di destarmi dallo stato di torpore, dalla noia, dall'apatia.
Questo viaggio si insinuò nelle mie sinapsi, fu ricerca e conoscenza, fu rinascita, fu catarsi: un salto rischioso, è vero, ma che mi permise di aprire le ali e di iniziare a volare.
In certo senso fu nel periodo di quel lungo soggiorno che decisi di doverci ritornare: avevo trovato una nuova casa.
Quando tornai a Sassari la mia vita era oramai irrimediabilmente trasformata. "Viaggiare è uno stato della mente; una volta che hai preso il via non ti fermi più e continui a farlo anche stando fermo".
Questo mio pellegrinaggio mi ha permesso di sperimentare situazioni estreme, bizzarri incontri, di creare connessioni con luoghi e persone, di nuotare negli oceani, di perdermi nei meandri della foresta pluviale, di inebriarmi di sapori e odori inusitati, di aprire le porte ai sentimenti, quelli autentici ma, sopratutto, di abbandonarmi e perdermi totalmente dentro al grembo caldo di creature esotiche, demolendo ogni tabù retaggio di società evolute nel nome del buon costume: avevo deposto le remore per dare pieno sfogo a ogni sana perversione senza dovermi giustificare né dover rendere conto a nessuno.
Mi sentivo un moderno anti-Odisseo, in balia di un destino che io stesso avevo disegnato per me, nuovo e imprevedibile, mentre navigavo con la prua in direzione contraria all'Itaca patrìa.
Avevo concesso a me stesso di rompere gli schemi, di cambiare lo standard dei miei canoni, di rischiare e abbandonarmi, di rimettermi in discussione, di arricchire immensamente la mia vita, di rivoluzionare le priorità, di rinunciare al superfluo, di imparare l'umiltà e dar valore alla miseria, di rialzarmi in piedi dopo ogni sgambetto per riprendere il cammino, ancora col sorriso, senza più dover patteggiare con quell'insensato "mal di stomaco di stare al mondo", avevo, semplicemente, smesso di progettare il mio futuro a tutto tondo, avevo scelto di aprire le porte all'imprevisto.
Trovare il coraggio di "iniziare" a vivere, a vivere veramente, a essere cittadino del mondo, mi ha insegnato che possiamo essere noi stessi soltanto quando cominciamo a credere veramente in noi. Non esiste la sfortuna. Esiste la vita. È solo una. Si può scegliere di viverla o di restare fermi a osservarla mentre lei si vive da sola: io sto provando a esserci.
Ho atteso per tanto tempo che qualcosa nella mia vita decidesse di cambiare, poi un giorno finalmente mi resi conto che era lei ad aspettare il mutamento in me.
Spero sia solo il primo capitolo di tanti inni alla vita, ora che so che si può essere felici solo quando ci si accorge che il mondo intero è la propria casa.