31/01/2024
«Io una leggenda? Che parole grosse. Sono solo uno che è nato nel 1960 a Travagliato, nella campagna del Bresciano, e che ha avuto la fortuna di sentirsi libero di sognare. Sono stato fortunato ad ascoltare i miei sogni. E a trovare sulla mia strada persone che mi insegnassero ad ascoltarli…
Sono cresciuto in campagna, in una famiglia molto umile: facevo il bagno fatto nella tinozza messa nella stalla perché lì, d’inverno, faceva più caldo... E non le dico del “prete”, cioè quella specie di attrezzo di legno nel quale si metteva un catino pieno di braci per far riscaldare il letto freddo.
Quanto spazio c’era per i sogni? Poco, è vero, non era facile sognare per un bambino nato in una famiglia contadina e cresciuto in un casale, tra mucche e trattori. Ma mia madre Regina era una donna che curava minuziosamente la pulizia e l’ordine di noi figli…
Da bambino, io e mio fratello Beppe sognavamo giocando nell’aia accanto alle galline. Se immaginavamo di vivere, un giorno, carriere simili? Ma va. Non guardavamo nemmeno la tv, figuriamoci andare allo stadio. Io non sapevo nemmeno chi fossero Pelé o Cruijff. Poi però, a dieci anni, mi capitò di vedere quella che per noi italiani ancora oggi è la partita, cioè la semifinale contro la Germania ai Mondiali del Messico. Una folgorazione. Cominciai allora a sognare…
Il Milan una famiglia? Sì. Ho perso mia madre a tredici anni, mio padre a diciassette, sono cresciuto con e nel Milan. Poi io ho sempre cercato stabilità. Nel lavoro, nello sport, nella famiglia. Pensi, sto con mia moglie da più di 40 anni. Maura serviva ai tavoli del ristorante Piccolo Alleluja di Montevarchi. Era la figlia del proprietario. Il massaggiatore del Milan, Paolo Mariconti, si accorse che io guardavo rapito quella bellissima ragazza bionda. E allora le disse: “Signorina, per favore serva prima lui, perché è il capitano”. Arrossii. Ma da allora io e Maura non ci siamo più lasciati.
Se sono uno che si emoziona? Molto. Un esempio: ho pianto tanto nella mia partita d’addio. Perché vedere tutti quei tifosi e quei colleghi che mi festeggiavano è stata un’emozione unica. In quale altra occasione mi sono commosso? In uno dei club rossoneri, mi lessero la lettera di un tifoso. Sì, piansi tanto anche lì…».
[Franco Baresi 🎙️Corriere della sera]
Capitani si nasce ❤️