24/05/2026
Ci sono ricette che non sono solo piatti, ma memoria viva. Le nostre lattughine ripiene in brodo nascono così: tra mani sapienti, cucine di campagna e segreti custoditi dalle donne.
Mia nonna Armanda e la sua amica Ermelinda avevano imparato a prepararle negli anni ’30 e ’40, quando prestavano servizio presso famiglie benestanti dove ingredienti preziosi come la carne non mancavano mai. Fu lì che poterono sperimentare una ricetta raffinata e paziente, fatta di equilibrio e delicatezza.
Ma il vero segreto — quello che dona alle lattughine quel sapore morbido e inconfondibile — rimase custodito per decenni. Non si scriveva, non si spiegava: erano i segreti delle donne, tramandati sottovoce, tra una pentola che sobbolliva e una tavola apparecchiata per festa.
Poi arrivarono i primi anni ’90. Durante una cena insieme al vignaiolo Lambruschi, a Salvatore Marchese e a Carlo Petrini, se ne mangiarono decine. Anzi, fu proprio Carlin Petrini a mangiarsene una trentina. Una lattughina dopo l’altra, accompagnate da un Vermentino che allora stava iniziando il suo cammino verso la fama, si parlava di terra, tradizioni, piccoli produttori. E proprio attorno a quella tavola prendeva forma l’idea di ciò che sarebbe poi diventato Slow Food e dei suoi Presìdi.
Ogni volta che le prepariamo, ci sembra di sentire ancora quelle voci attorno al tavolo. Perché certe ricette non appartengono solo alla cucina: appartengono alla storia.
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