Il lago di Tezla

Il lago di Tezla ecologia - sostenibilità - rinnovabilità energetica - fitodepurazione - fotovoltaico

28/09/2026
28/09/2026

I piccoli di capriolo, chiamati caprioletti, adottano nelle prime settimane di vita una strategia difensiva completamente diversa rispetto a molti altri cuccioli di mammifero, basata sull'immobilità e sulla mimetizzazione piuttosto che sulla vicinanza costante alla madre.

Durante le prime due settimane circa, la femmina lascia spesso il piccolo nascosto tra l'erba alta o la vegetazione f***a, allontanandosi per pascolare e tornando periodicamente solo per l'allattamento, una strategia che riduce il rischio di attirare l'attenzione di predatori verso il piccolo, il quale rimane pressoché immobile e mimetizzato grazie al caratteristico mantello maculato.

Con il passare del primo mese, il caprioletto inizia progressivamente a seguire la madre a distanza ravvicinata, sviluppando gradualmente le capacità motorie necessarie per muoversi con maggiore sicurezza attraverso l'ambiente boschivo circostante.

Tra il secondo e il quarto mese, il giovane capriolo trascorre gran parte del tempo pascolando accanto alla madre, imparando attraverso l'osservazione diretta a riconoscere le piante commestibili e i comportamenti di allerta necessari per individuare tempestivamente eventuali pericoli.

L'indipendenza completa arriva generalmente verso la fine del primo anno di vita, spesso in concomitanza con la nascita della cucciolata successiva della madre, un momento in cui il giovane capriolo si allontana definitivamente per stabilire un proprio territorio autonomo, sebbene alcuni individui, specialmente le femmine, possano occasionalmente rimanere nei pressi del territorio materno per un periodo più prolungato.

28/09/2026

Se non capisci l'acqua, non conosci l'architettura

L'acqua piovana che cade su una città grigia scivola via su asfalto e cemento, viene incanalata in tubature e scaricata rapidamente in mare o nei fiumi, senza mai penetrare nel terreno. Il risultato, nel tempo, è una falda acquifera che si abbassa progressivamente, mentre in superficie il suolo impermeabilizzato non riesce ad assorbire nemmeno le piogge più forti, aggravando il rischio di allagamenti.

Una città verde funziona in modo opposto: tetti verdi, pareti vegetate, pavimentazioni drenanti e parchi lasciano che l'acqua piovana penetri lentamente nel terreno, ricaricando la falda invece di disperderla.

Non è teoria astratta: in Italia, dove l'impermeabilizzazione del suolo può ridurre la capacità di infiltrazione fino al 70% rispetto a un ambiente naturale, città come Milano, Bologna, Torino, Firenze, Genova e Roma hanno già avviato interventi concreti in questa direzione: giardini della pioggia, tetti verdi, piazze drenanti, opere di de-impermeabilizzazione. Il progetto più ambizioso è quello della Città Metropolitana di Milano, "Città Metropolitana Spugna", sostenuto da circa 51 milioni di euro di fondi PNRR, che prevede 90 interventi di drenaggio urbano sostenibile in 32 comuni. Anche Modena ha aderito al progetto europeo Grow Green con lo stesso obiettivo.

Restano comunque, per ora, interventi puntuali e isolati più che una vera politica sistemica: l'Italia è ancora in una fase iniziale di questo modello, la cosiddetta "città spugna". Ma la direzione è tracciata, ed è esattamente quella di questa illustrazione.

27/09/2026

Il rosmarino non ricresce dal legno vecchio. Se si taglia troppo in profondita, quel ramo e perso per sempre.

La differenza tra un rosmarino pieno e uno svuotato sta nel punto di taglio. Le foto lo mostrano: un cespuglio potato bene e compatto e verde fino alla base. Uno potato male ha l'interno spoglio, secco e legnoso. Non si riprendera.

Il motivo e biologico. Il rosmarino non ha gemme dormienti sul legno vecchio. La maggior parte degli arbusti, se tagliati drasticamente, emette nuovi germogli dai rami marroni. Il rosmarino no. Una volta che il ramo e lignificato, non produce piu foglie da quel punto.

La regola: tagliare solo nella parte verde. Mai nel legno grigio-marrone. Massimo un terzo della lunghezza dei rami ogni volta. Il taglio si fa sulla crescita dell'anno, lasciando sempre un po' di verde sul ramo. Se si vede solo legno n**o sotto il taglio, si e andati troppo in profondita.

Il momento migliore: dopo la fioritura in primavera, o in autunno per una leggera spuntatura prima dell'inverno. Non potare da novembre in poi: il freddo impedisce la cicatrizzazione e i tagli possono gelare.

Se il rosmarino e gia svuotato dentro, l'unica soluzione e piantarne uno nuovo e potarlo bene fin dall'inizio. Una talea radicata in acqua in tre settimane diventa un cespuglio in due anni.

22/09/2026

QUESTO NON È UN RATTO.

Prima di afferrare una trappola o, peggio, spargere veleno, guarda bene chi hai davanti. Quel piccolo roditore paffuto nel compost, con quell'aria da criceto, quasi certamente non è un ratto: è un'arvicola. E confonderla ha conseguenze reali.
Come riconoscerla a colpo d'occhio
L'arvicola si distingue nettamente da topi e ratti se guardi quattro dettagli:
— Muso: tozzo, corto e arrotondato nell'arvicola / appuntito nel topo e nel ratto.
— Orecchie: piccole e quasi nascoste nel folto pelo nell'arvicola / grandi e prominenti nel topo.
— Coda: corta, meno della metà del corpo nell'arvicola / lunga quanto il corpo o più nel topo.
— Corpo: compatto e tondeggiante nell'arvicola / allungato e slanciato nel topo.
Curiosità: a dispetto del soprannome "topo campagnolo", le arvicole non sono nemmeno parenti strette dei topi. Appartengono alla famiglia dei criceti — sono, in pratica, dei minuscoli criceti selvatici. Topi e ratti stanno invece nella famiglia dei muridi: distanti come cani e gatti.

🇮🇹 Chi trovi negli orti italiani
Le più comuni sono l'arvicola campestre (Microtus arvalis, soprattutto al Nord-Est), l'arvicola del Savi (Microtus savii, diffusa in tutta la pen*sola) e, nei boschi e giardini alberati, l'arvicola rossastra (Myodes glareolus). Vivono in estese reti di gallerie poco profonde. Un segno per riconoscerne le tane: i fori d'ingresso sono "puliti", obliqui, senza il cumulo di terra che invece caratterizza le talpe.

⚠️ Onestà: l'arvicola non è "il buono dell'orto"
Va detto chiaramente, senza favole. L'arvicola è essenzialmente erbivora: si nutre di radici, tuberi, bulbi, semi, parti verdi e cortecce. E qui sta il suo lato scomodo: quando le popolazioni crescono, rosicchia le radici delle piante da orto e la corteccia dei giovani alberi da frutto dall'interno del suolo, in modo invisibile — finché la pianta, un giorno, collassa all'improvviso senza un motivo apparente. Nei meleti e negli orti sa fare danni seri. Non è quindi un "alleato da proteggere a ogni costo": è un animale nativo con cui convivere e, quando serve, da gestire.

🦉 Ma allora perché fermarsi a guardarla, prima di agire?
Per due motivi molto concreti:
1. Per non colpire l'animale sbagliato. Se il problema in giardino è un altro (un topo, un ratto), o se non c'è affatto un problema, mettere trappole o veleno "a caso" è inutile e dannoso.
2. Soprattutto: per non avvelenare tutta la catena. I rodenticidi (i veleni per topi) non restano nel roditore. L'arvicola avvelenata viene mangiata dal barbagianni, dalla civetta, dalla poiana, dalla volpe, dalla donnola, dalla biscia — che muoiono a loro volta. E quei predatori sono proprio ciò che tiene naturalmente sotto controllo le arvicole. Col veleno elimini i tuoi migliori alleati e ti ritrovi, l'anno dopo, più arvicole di prima.

✅ Come gestirla nel modo giusto
Se i danni alle radici sono reali e importanti: niente veleni. Favorisci i predatori naturali — installa posatoi per i rapaci, lascia varchi per donnole e bisce, non disturbare volpi e civette. Proteggi le piante più preziose con reti anti-roditore interrate attorno alle radici. E se devi intervenire direttamente, usa trappole mirate, dopo aver identificato con certezza chi c'è sotto.

Guarda bene, prima di intervenire. Non per salvare "il buono" — ma per non fare, col veleno, un danno molto più grande del roditore che volevi togliere.

21/09/2026

Una serra e una cantina nello stesso edificio, scavato nella collina. Non e un'invenzione moderna: le limonaie del Garda funzionavano cosi gia nel Settecento 🌿

La struttura sfrutta due principi: il sole entra dal lato sud attraverso il vetro e riscalda la serra, mentre la terra della collina isola tutto il resto e mantiene la cantina sotterranea a temperatura costante, 12-16 °C tutto l'anno, senza climatizzazione.

Livello superiore, la serra: tetto inclinato a sud con vetrate e pannelli solari. Dentro, aiuole terrazzate in legno per pomodori, basilico, peperoni, aromatiche. Una stufa a legna con canna fumaria per le notti piu fredde. Camino di ventilazione naturale in cima per regolare temperatura e umidita.

Livello inferiore, la cantina: scaffali di conserve, sottoli, marmellate. Sacchi di patate, cipolle, aglio. Bottiglie di vino e olio. La temperatura del sottosuolo conserva tutto senza frigorifero.

Dettagli costruttivi: ingresso in pietra ad arco, drenaggio in ghiaia lungo la parete interrata per evitare infiltrazioni, botola di accesso dall'alto per manutenzione. Struttura portante in legno e pietra locale.

Chi ha una collina esposta a sud ha gia meta del lavoro fatto ☀️

Indirizzo

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San Giovanni In Marignano
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Sito Web

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