15/03/2016
Attenzione a dire: semplice come bere un bicchiere d’acqua… Dipende da che cosa contiene l’acqua. Per esempio, acqua e tumori: sappiamo se c’è una relazione fra questi due fattori? Gli esperti, per fornire un giudizio attendibile, si basano su non meno di una decina di parametri geochimici. In sintesi, le normative in materia distinguono tra parametri chimici (sostanze i cui limiti non possono in alcun modo essere superati) e parametri indicatori (composti per i quali sono stati stabiliti dei valori-guida). Tra i primi sono compresi: arsenico, cromo, rame, nitrati e piombo. All’esposizione cronica da arsenico sono associate diverse forme tumorali; la legge pone come limite 10 mcg/l che però, in molte località, è stato portato a 20 mcg/l. Anche il cromo, potenzialmente, è una sostanza cancerogena, ma pare assente dai rubinetti d’Italia. Presenti talvolta, invece, e anche in maniera significativa, sono il piombo e lo zinco: si tratta di metalli pesanti che finiscono nell’acqua a causa del deterioramento del tratto delle tubature che arrivano in casa. In particolare, il piombo può provocare intossicazione cronica a carico del sistema gastrointestinale, neuromuscolare e nervoso. Infine, i nitrati: presenti nelle aree più inquinate (vedi la Pianura Padana), possono causare la metaemoglobina, una malattia che riduce la capacità di trasporto di ossigeno nel sangue. E oltre 30 città italiane superano il limite di sicurezza per i neonati, che è di 10 mg/l. Senza trascurare il fatto che parecchie acque potabili risultano molto clorate o pesantemente trattate: ciò non costituisce un motivo d’allarme per la salute, ma la legge stabilisce che l’acqua deve essere accettabile anche dal punto di vista della percezione. Insomma, un vero e proprio diritto dei consumatori