11/08/2025
Luglio magro e spiagge vuote.
Il motivo è solo uno senza bisogno di fare ipotesi fantasiose.
Ci sono meno soldi e i lidi costano troppo.
Non è così difficile ne da verificare ne da capire.
Però analizziamoli questi due elementi, questi due eventi scatenanti.
Meno soldi. In parte è sicuramente vero.
L'Italia sono mesi, anni, che non vede crescere l'economia nazionale, in chiave industriale particolarmente. Questo incide inevitabilmente sull'aumento o diminuzione dei consumi e di conseguenza su maggiore liquidità in circolazione.
Al contempo occorre precisare che i rincari non riguardano solo ombrelloni e sdraio, ma tutto il contorno: parcheggi, benzina, bar, pranzi e cene. Una settimana per due può costare 1500-2000€, per una famiglia molto di più.
A cosa sono dovuti questi aumenti? I titolari degli stabilimenti non riescono a comprarsi il terzo Porsche da mettere in garage?
O forse sono aumentate a dismisura le loro spese, tanto da richiedere negli ultimi anni un notevole adeguamento dei prezzi?
Negli ultimi dieci anni diversi costi sono aumentati per un cambio di paradigma nel settore.
Take away: prima i lidi usavano forniture economiche in plastica, comprando con poche centinaia di euro bicchieri, piatti, posate e cannucce per tutta la stagione. Oggi si privilegiano materiali compostabili e contenitori di design, molto più costosi: una singola posata ecologica può costare quanto un intero set di plastica di un tempo.
Sicurezza e controlli: ora sono obbligatori dotazioni come coperte termiche, check periodici degli estintori, corsi di formazione, trappole per infestanti, assicurazioni, videosorveglianza e adeguamento impianti. Un tempo erano cure da “precisini”, oggi sono la norma, ma con costi rilevanti.
Bollette: luce e gas pesano molto più di prima. In passato nessuno valutava i consumi di frigoriferi, macchine del caffè o forni; si accettava l’attrezzatura “gratis” dal fornitore senza pensare al dispendio energetico. Ora l’inefficienza si paga cara, e la transizione energetica è lenta e costosa.
Accessori e arredi: aumentare i prezzi richiede un servizio all’altezza. Non si può servire uno Spritz in bicchieri vecchi o uno spaghetto allo scoglio su piatti economici. Sedie, tavoli, bagni e ambienti vanno rinnovati: investimenti che si sommano ai costi di gestione.
Stipendi: qui l’aumento è netto. Un’attività con 12 dipendenti poteva spendere circa 30mila euro lordi al mese; oggi può arrivare a 40-45mila. E il paradosso è che il netto per i lavoratori in certi casi nemmeno cresce. In passato il lavoro nero o semi-nero era diffuso, con guadagni netti più alti, oggi invece si pagano contributi e tutele, giustamente, ma con un impatto pesante sui conti.
Ovviamente nulla di tutto questo è "sbagliato".
Non è sbagliato che un'attività abbia maggior tutela e attenzione all'ambiente prediligendo materiale compostabili, così come che investano soldi in arredi e attrezzature performanti per un servizio di livello.
E certamente non è sbagliato che finalmente i titolari abbiano iniziato a riconoscere ai propri dipendenti tutti gli oneri che si rispettino.
Ma tutte queste cose corrette hanno un costo non indifferente, che inevitabilmente è arrivato anno dopo anno, stagione dopo stagione a effettuare adeguamenti dei prezzi. E allora?
Allora forse oggi stiamo finalmente scoprendo che il servizio è un lusso e che questo, come tale, non è qualcosa di cui tutti e sempre possiamo usufruire.
Forse, e dico forse, dovremmo renderci conto che per decenni, il lusso di molti (che magari non potevano permetterselo) è stato possibile per merito del sacrificio di un'intera categoria che probabilmente non avrà una pensione decente (perché ha lavorato per decenni con contratti insignificanti), ha gambe e schiena devastate, perché si riteneva normale lavorare 7 su 7 10 ore al giorno per diversi mesi di fila, e oggi si porta un certo burnout accumulato come in una diga, che con la pandemia ha visto rompersi gli argini.
Oggi i lidi vuoti sono l'argomento da spiaggia per il gossip di una settimana, ma non ci stiamo rendendo conto di una trasformazione sociale in atto e di un conto salato che presto pagheremo tutti, dove c'è chi il lusso lo pretende senza poterselo permettere e chi il lusso lo ha servito senza vederselo riconoscere.
Ma la ristorazione una cosa ci insegna.
Il cliente va via quando vuole, ma alla fine sempre per la cassa dovrà passare.