Approdo Agareno - Taverna di mare -
storie di cucina raccontate da ..Cuochi, Santi e Saraceni...
Una location sul mare - una struttura polifunzionale - eventi e cerimonie -
Aperti pranzo e cena! In un'assolato pomeriggio estivo nella città di Salerno un agareno (saraceno) che circolava per le strade incontra Guaiaferio che tornava dalla spiaggia dopo un bagno rinfrescante con un telo sulla testa
per ripararsi, Arrane, questo il nome del saraceno, non riconoscendo il principe, gli chiese in dono il fazzoletto per asciugarsi dal sudore, sorpreso e divertito Guaiaferio si tolse il telo e lo donò allo straniero, l'agareno elogiò il gesto del principe che intanto aveva ripreso la sua strada e solo dopo averlo seguito con lo sguardo, un passante gli rivelò lo status del cavaliere. Alcuni giorni dopo Arrane lasciò Salerno per far ritorno in Africa, approdò ad Algeri, ai suoi occhi risaltarono immediatamente l'eccessivo affollamento di navi e guerrieri: iniziò a chiedere il motivo e nel recepire che l'emiro Adb-Allah stava armando una possente flotta e arruolando un forte esercito per invadere le coste italiane e colpire a morte la città di Salerno, il saraceno valutò rapidamente di avvisare il principe longobardo del prossimo pericolo, nella sua mente vi fu il rapido confronto tra i modi arroganti dei capi musulmani rispetto alle gentilezza e semplicità dei modi di Guaiaferio. Adoperatosi nel conoscere i particolari dell' impresa, annotò in una missiva tutte le indicazioni e direttive dell'attacco consigliando di potenziare le strutture difensive della città. Affidò ad un amalfitano di nome Florio in partenza per Salerno il plico con la preghiera di farlo giungere nelle mani del principe con la raccomandazione di preludere la consegna con la frase "Queste parole te le fa sapere l'agareno al quale donasti il fazzoletto". Il consiglio convenì col principe che era necessario apportare modifiche alla già possente cintura difensiva della città come l'innalzamento di un antimurale presso la riva marina e la costruzione di tre nuove torri (forti), sue sul lato orientale e una su quello occidentale. Sulle spiagge tra l'Irno e il Picentino si riversarono quasi indisturbati migliaia di saraceni che si divisero in tre contingenti ponendo l'assedio alla città e il quartiere generale nella chiesa dei SS Martiri , a oriente nei pressi dell'isolotto dov'erano ormeggiate le navi (chi conosce Salerno sa che oggi non esiste nessun isolotto ma conosce Forte la Carnale a Torrione, la collinetta dove sorge la struttura a quel tempo era un isola a pochi metri dalla riva). Per diversi mesi il blocco fu serrato, mentre i saraceni si incrementavano di numero e ricevevano regolari rifornimenti, gli assediati invece cominciavano a risentirne. Dopo il crollo della volta della chiesa dei SS.Martiri che uccise l'emiro, i salernitani gridarono al miracolo ma l'esultanza durò poco, il braccio destro del saraceno morto prese il comando e l'emiro saraceno non era meno feroce del primo. Venne deciso di affidare ad un duello l'esito della guerra, per i salernitani scese in campo Pietro cognato di Guaiaferio mentre un generale saraceno era il campione avverso, la contesa avvenne davanti la chiesa dei SS. Cosma e Damiano nei pressi di Porta Rotese e fu vinta da Pietro ma i saraceni non tennero fede alla parola e l'assedio riprese più cruento. I mesi passavano e gli aiuti non giungevano, i salernitani si videro costretti a mangiare qualsiasi cosa fosse commestibile, compresi gli animali domestici, ma un aiuto riuscì a portarlo Marino, duca di Amalfi, riuscendo a rifornire la città di vettovaglie per mezzo di piccole barche che sfuggirono al controlli saraceni. I saraceni inviarono due colonne da 10.000 uomini, una a Capua e l'altra a Benevento per assediare le due città, i salernitani che erano prossimi alla resa si resero conto dell' indebolimento del contingente saraceno, aprirono le porte della città e si riversarono con la forza della disperazione sui nemici costringendoli a rifugiarsi sull'isolotto e anche qui vennero inseguiti e battuti. i supersiti lasciarono il golfo abbandonando sul campo oltre 15.000 morti, stessa sorte subirono anche gli altri due contingenti diretti a Capua, battuti dall' imperatore Ludovico accorso in supporto al vescovo Landolfo, e battuti dalle truppe di Adelchi quelli diretti a Benevento. Questo conflitto determinò la fine delle mire moresche sul mezzogiorno. Tutto questo è successo qui... sulle spiagge che ora ardono al sole e bagnate dal mare,
Approdo Agareno rende tributo alla storia della città di Salerno...