25/02/2018
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Come si vestivano nell'Antica Roma?
Il popolo Romano era un popolo alla moda, naturalmente quando dico questo parlo della casta, la moda è sempre appartenuta ai ricchi.
La casta Romana si distingueva rispetto agli altri popoli del tempo per la ricercatezza degli abiti e dei tessuti, certo, parliamo di una moda semplice e rudimentale ma sicuramente ricercata, tanto da prevedere addirittura un abbigliamento intimo.
Parlo al passato perchè tutto questo cadrà in disuso, anche tra i ricchi, dopo l’epoca imperiale Romana. Infatti nel medioevo ed oltre non ci saranno più tracce di questi indumenti.
Sapere che già gli antichi Romani utilizzassero un abbigliamento intimo dà da pensare e ci fa capire la loro grandezza, essi coprivano le parti intime con un perizoma in lino annodato in vita (come i Greci, nelle competizioni sportive) chiamato subligaculum o licium. Le donne oltre a coprire le parti intime, coprivano anche il seno con una fascia di tessuto, per lo più di cuoio, detta mamillare, od una guaina costrittiva chiamata strophium.L’abbigliamento delle donne della Roma antica non era molto diverso da quello degli uomini, si diversificava per la lunghezza e per il fatto che usavano forse gioielli e spille diverse, ma di fatto gli indumenti erano fatti allo stesso modo.
Il loro vestiario era rappresentato da tuniche, costituite da un semplice rettangolo di tessuto, ampio quanto poteva averlo intessuto il telaio, cucito ai lati( fianchi). I margini superiori non erano mai cuciti, venivano fermati con spille o fibbie (fibule), avvolte a formare una sorta di manica, fermata per lo più da lacci. Visto che questa sorta di maniche solitamente non arrivava oltre ai gomiti, d’inverno vi era l’uso dei guanti.
Queste tuniche solitamente avevano uno scollo tondo o a V.
La Matrona
La matrona nel periodo imperiale si vestiva a strati, indossava una veste intima che di fatto era una tunica, la quale prendeva il nome di subcula, essa non scendeva sino a terra, d’inverno ne potevano essere indossate più di una.
Sopra l’indumento intimo, s’indossava l’amictus, una sopraveste molto simile alla prima, che lasciava intravedere il fondo della subcula. Sopra di esse c’era la stola, fatta allo stesso modo delle altre, ma più ampia e lunga fino a terra.
La stola era un ampio cilindro di stoffa cucito ai fianchi, ma non sopra. Ai margini superiori, per fermarlo sulle spalle si usavano spille, cammei, che ne fermavano pieghe e drappeggi.
Nell’abbigliamento, una grande importanza l’aveva la cintura, succingulum, era in tessuto o in pelle, spesso impreziosita anche da pietre preziose o ricami, che stringendosi in vita fermava il drappeggio dell’abito e formava uno sbuffo, così da impreziosire l’abito;
Vista la loro importanza, le cinture potevano essere addirittura due, una cingeva la vita, l’altra si incrociava intorno ai seni risaltandone la bellezza.
La cintura aveva un’importanza straordinaria, solo le donne gravide ne erano esonerate e di lì la parola incinta, probabilmente, ma indossavano una fascia sotto il seno e quasi certamente nasce da lì lo stile impero, ispirazione che risale al periodo imperiale Romano.
Malfattori e pr******te erano esonerati dall’obbligo della cintura (erano discinti).
I tessuti ed i colori dell’abbigliamento Romano
I tessuti utilizzati dai Romani erano filati di lino o lana di pecora, intessuti con il telaio.
I colori dei tessuti erano quelli che si potevano ricavare dalla natura:
Il rosso porpora o rosso pompeiano, alquanto pregiato e costoso, (poiché ricavato da un mollusco);
L’azzurro dei lapislazzuli o ricavato dai sali di rame;
L’henné che veniva utilizzato anche per colorare i capelli;
Il giallo dello zafferano…
Pur usando colori naturali ricavati dalla natura, le donne Romane avevano a disposizione svariate tinte.
L’abbigliamento per l’inverno
Per coprirsi dal freddo usavano la palla, un mantello che non era altro che un rettangolo di stoffa in cui si avvolgevano e col quale si coprivano anche la testa, esso veniva indossato in svariati modi per avvolgere il corpo e ripararsi dal freddo e dalle intemperie.