La scelta del nome rimane un mistero che potrete svelare solo chiedendocelo di persona. Per quanto riguarda la motivazione che ci ha spinto ad aprire questa Trattoria dobbiamo tornare indietro negli anni e fare riferimento alla figura principale che ha ispirato tutti noi: Mamma Rossella. Già negli anni ’90 la sua fama fluttuava leggera per le strade del nostro quartiere; Mamma Rossella è una di qu
elle mamme che cucinano, quelle di una volta, quelle che conservano gelosamente da decenni un taccuino scritto a mano, nel quale appuntano con precisione ogni ricetta tramandata dalla mamma, dalla nonna, dalla suocera, zia etc etc…
Per i vicoli di Casal Bernocchi ed Acilia l’eco del profumo dei suoi gnocchi fatti in casa non lasciava scampo ai più golosi, la voce si spargeva e magicamente, tra amici ed amici degli amici, a casa “Berardi” ci si ritrovava anche in venti. Stesso discorso per le Crepes, Fettuccine al Ragù, Abbacchio alla Cacciatora, Pajata e tanto altro ancora. Inevitabile, ogni volta, a rotazione, la stessa frase partiva da uno dei commensali di turno “Dovresti aprire un ristorante”. Poi la vita ha fatto il suo corso. Per pagarmi gli studi, mentre sognavo di laurearmi e diventare un ingegnere meccanico, mi dilettavo a fare il cameriere, addentrandomi ed appassionandomi sempre più al mondo della ristorazione. Giorno dopo giorno vedevo crescere in me un dubbio: è possibile trasferire la cucina di mia madre in un ambiente professionale e offrirlo al pubblico? Ora potrei darmi una risposta, ma onestamente, dovreste essere voi a darmela. Mentre io studiavo e mia mamma cucinava, silente e laborioso mio fratello Federico scrutava e rubava con gli occhi l’arte di mia madre, incamerandola senza dire nulla a nessuno. Anche lui casualmente si è poi affacciato al mondo della ristorazione, prima imparando a fare le pizze e poi, in un secondo momento, tuffandosi con anima e corpo nei meandri della cucina. Li ha saputo unire le antiche nozioni di Mamma Rossella con le nuove tendenze della cucina italiana e non. Il risultato, meritato quanto inaspettato, è stata la chiamata da parte del prestigioso Circolo Canottieri Lazio per dirigerne la cucina. Cosi, dai primi mesi del 2014 , Federico si divide tra il suo primo amore, la cucina di Bi, e la cucina del Circolo Canottieri Lazio, dettandone la linea ed istruendo volenterosi collaboratori che da anni ne seguono le direttive. La Bi trattoria ambisce a rappresentare sapori e valori della cucina italiana, romana e non, quella che eravamo soliti assaporare nei pranzi e cene di famiglie in cui eravamo soliti assaporare cibi di cui oggi abbiamo perso le tracce. In più, cerchiamo di aggiornarci dando sfogo alle nostre idee innovative. Per farlo abbiamo stabilito un rapporto col nostro quartiere, considerato da molti “periferia” della borgata, dove sono rimaste tracce delle famiglie di una volta, ma che grazie alle nuove generazione sente l’esigenza di riqualificarsi, donando dignità ad un posto troppo spesso dimenticato. Proprio a questa esigenza vogliamo allinearci, perché la “riqualificazione” deve essere sostenuta dalle istituzioni, ma è fondamentale che siano i cittadini stessi a darle vita e promuoverla. La nostra speranza è quella di essere all’altezza delle nostre ambizioni.