20/04/2017
La tua presenza. La tua voce. La tua mole la sento pesarmi esattamente al centro delle spalle. Come un fardello che gode nello spingermi verso il basso,il terreno,il nulla . Sai togliermi,sapientemente,ogni forza e fantasia di fare,dire,agire,pensare. Ogni cosa ha un peso specifico che non so sostenere,mentre lentamente e nel modo più veloce che ci sia spengo i miei occhi e riduco ogni molecola. Tutte. Tutte. E non sarà mai abbastanza. Lo so. Ti conosco bene cara amica,cara morte,cara aguzzina,dagli occhi dolci e pieni di vuoto. Cerco di scrollarmi di dosso questo tuo essere macigno sopra il mio corpo. Corro. Mi muovo. Sorrido sfregiandoti. Lavoro. Amo. Ma la tua presa è così ben radicata che nessun movimento sa farti vacillare,nemmeno un po',per niente. E ad ogni mia sgrullata sento,chiare e forti,le tue unghie affondarmi nella pelle e penetrare la tua presa. Ti pensavo,ormai,lontano ricordo...ma tu dolce bastarda amica mia eri solo raggomitolata sulle mie spalle. Ti eri fatta così piccola da farmi credere nella tua sperata dipartita. Poi,all'improvviso,il tuo ghigno è tornato a stridermi nei timpani,a scorrermi nelle vene. Preparavi il nuovo attacco studiando,ancora,il modo di espanderti soffocandomi. E così...sarò io a sfinirmi,sarò io a sparire lentamente mentre tu trionfante cresci ed accresci.