Come spesso succede, ci siamo ritrovati a parlare del nostro futuro. Complice il vino che scioglieva la conversazione, abbiamo dato vita a una lunga chiacchierata che, una frase sì e una no, aveva a che fare col cibo. Le posizioni erano varie, come i nostri gusti ovviamente. C’era il fautore dello slow food, perché, giustamente, il consumo deve essere responsabile, consapevole, sostenibile. C’era
chi strizzava l’occhio al fast food, con i rischi e le opportunità della globalizzazione. E chi invocava il ritorno ai cibi fatti in casa, curati negli ingredienti e nell’esecuzione. Insomma, una parola dopo l’altra, alla fine eravamo tutti d’accordo su un punto: che il cibo da strada, lo street food, è la sintesi perfetta di tutto quello che ci piace gustare: rappresenta l’incontro tra qualità e velocità, tradizione e modernità, tra locale e internazionale. La nostra serata è finita così, con una visione forse un po’ buffa: il nostro comune domani sarebbe stato un furgoncino capace di muoversi con rapidità per andare là dove ci sono le opportunità migliori, portando cose gustose dal mondo, insieme a qualità, valori e responsabilità sociale. Ecco, quella sera, a tavola tra amici, è nata l’idea di Urban Food Italy. Una buona storia, appena cominciata.