26/09/2026
BRUNO DA LONGOBUCCO: IL CALABRESE CHE SCRISSE LA STORIA DELLA CHIRURGIA
Anche di questo personaggio calabrese la storia ci tace tutto: Bruno da Longobucco, uno dei più grandi chirurghi del Medioevo. Fu un riformatore della chirurgia avendo una profonda conoscenza delle dottrine greche, latine ed arabe.
Fu un prosecutore della chirurgia praticata da Democede di Crotone, Filistione di Locri e da tanti altri, le cui tecniche ed insegnamenti erano custoditi nei numerosi testi conservati nei monasteri basiliani e benedettini, testi che vennero copiati per primi dagli amanuensi di Cassiodoro a Squillace.
Diventò uno dei promotori della chirurgia praticata da "gente colta" (prima la chirurgia era considerata non degna dai medici), consapevole del proprio impegno e della responsabilità verso i propri pazienti.
Si sa poco della sua nascita e infanzia. Lui stesso nei suoi scritti si dichiara così: “Brunus Gente Calabrica Patria Longoburgensis” (io Bruno, di famiglia calabrese e nato a Longobucco). Si fa risalire la sua data di nascita ai primi del 1200 e probabilmente apparteneva ad una famiglia di solide condizioni economiche addetta all'amministrazione delle miniere presenti nel luogo natale. Riguardo ai suoi primi studi, si pensa che siano stati svolti tra Longobucco e Rossano, città molto fiorente in quel periodo.
Fu allievo dell’eccelsa Scuola Medica Salernitana dove apprese, oltre alle fondamentali nozioni mediche, le dottrine arabe, greche e latine che incisero molto sul suo futuro operato.
Si trasferì al nord dapprima a Bologna (fu discepolo di Ugo de' Borgognoni, superandolo) e poi a Padova dove contribuì alla fondazione dell'Università, avvenuta il 29 settembre del 1222, diventando ben presto l'ambasciatore della "medicina arabista" in Italia e in Europa.
Bruno doveva essere una persona colta, profondamente legata alla religione cattolica e dotata di spirito austero e raffinato. Uomo di forti convinzioni, perseguì i suoi obiettivi pur scontrandosi con le dottrine dei grandi della storia della medicina antica, tra cui Galeno e Celso.
Egli per primo affrontò il tema della castrazione, praticò l'antisepsi, la paracentesi in presenza di idropisia e sutura con fili di seta, cotone o budella animale, e tra l’altro fu il primo medico-chirurgo a cimentarsi nell’intervento della cataratta. Fu, inoltre, uno dei precursori del metodo scientifico, proprio perché la sua finalità fu il valore convergente dell'esperienza e della ragione.
La sua figura entra a pieno titolo nella storia della medicina divenendo simbolo di orgoglio calabrese.
Tra le sue opere la maggiore è "Chirurgia Magna", completata nel 1253, dove sono affrontate le fratture, le ferite, le lussazioni e le malattie che hanno bisogno di intervento chirurgico. Diviso in 23 capitoli e strutturato come un vero manuale che per molti anni viene usato come testo ufficiale per l’insegnamento della chirurgia nelle università. A questo seguì "Chirurgia Parva" o "minor", agile e rapido volume dedicato agli studiosi a scopo didattico.
Morì probabilmente a Padova nel 1286 e nei saggi di medicina è ricordato con poche righe e a volte neanche citato. Bruno ebbe il merito di riavvicinare la chirurgia (del ferro e fuoco) alla medicina monastica (Ecclesia sanguinem abhorret) sottraendola dal limbo dei cavadenti, flebotomi e barbieri.
Su uno dei lati di Piazza Matteotti, nel suo paese natale in Calabria, svetta un monumento bronzeo dell’artista Thomas Pirillo che raffigura questo grande inventore della chirurgia moderna, mentre un busto della sua figura si trova all’interno degli edifici dell’Università padovana a memoria del suo ruolo e della sua grandezza.
Alfonso Morelli team Mistery Hunters