30/05/2026
Lo zabaione non è nato in Romagna, ma in questa terra ha trovato una seconda casa. Nelle campagne romagnole di un tempo, dove nulla andava sprecato e la cucina era fatta di ingredienti semplici, lo zabaione rappresentava un piccolo lusso: uova fresche del pollaio, zucchero e un bicchiere di vino dolce o liquoroso bastavano per creare una crema soffice e profumata.
Le azdore romagnole, custodi delle tradizioni domestiche, preparavano spesso lo zabaione nelle sere d'inverno o durante le feste. Veniva montato a lungo a bagnomaria fino a diventare spumoso e dorato, poi servito caldo nelle tazze oppure accompagnato da ciambella romagnola, biscotti secchi o frutta. In molte famiglie era considerato anche un ricostituente per bambini, anziani e convalescenti, in una versione senza liquore.
La cultura gastronomica romagnola è profondamente legata ai dolci contadini e alle ricette tramandate oralmente dalle nonne alle nipoti. Come accade per molti dolci della tradizione regionale, le ricette variavano da casa a casa e ogni famiglia custodiva il proprio segreto.
In Romagna, ancora oggi, lo zabaione evoca il profumo delle cucine di una volta: il rumore della frusta che gira nella ciotola di rame, il calore del focolare e la convivialità delle serate in famiglia. Più che un semplice dolce, è un simbolo di ospitalità e memoria, capace di raccontare una civiltà contadina fatta di semplicità, ingegno e gusto.