02/08/2020
Nella suggestiva location dell'Arcadia potete ritrovare i sapori genuini e di qualità con una cucina a KM0. Il profumo e la fragranza del pane, produzione proprio, cattura il vostro il palato. In queste fote alcuni momenti di lievitazione del pane e la cottura.
Dalla Mesopotamia alle tavole del mondo intero, il pane è stato il simbolo della cultura, della storia e dell'antropologia, della fame e della ricchezza, della guerra e della pace. Numerosi archeologi, antropologi e storici hanno indagato a proposito delle origini del pane. In questi ultimi anni, il team di ricercatori delle università di Copenaghen, Londra e Cambridge ha lavorato sui reperti di epoca natufiana ritrovati durante gli scavi a Shubayqa, un sito archeologico nel nord-est della Giordania scoperto negli anni '90. Gli scavi hanno riportato alla luce le tracce delle comunità di cultura natufiana, che costruivano piccoli villaggi utilizzati come campi-base dove gli abitanti tornavano periodicamente. I resti di un focolare forniscono le prime prove che si facesse il pane già quattordicimila anni fa, e quattro millenni prima dell'inizio dell'agricoltura.
Il pane, ancora oggi è chiamato aish, “la vita”, in arabo egiziano et la parola ninda, “pane”, appare sulle tavolette sumere fin dalla prima invenzione della scrittura, nel 3600 a.C. Il suo pittogramma è la forma di una ciotola rotonda che serviva ad impastarlo. In effetti, all'epoca in cui i Romani si nutrivano di un semplice porridge di farina e i Greci di una sfoglia cotta sul fuoco, gli Egizi erano capaci di mettere in tavola pagnotte gonfie e appetitose.Al tempo, il fenomeno era considerato di origine quasi soprannaturale e la sua osservazione empirica, era stata più o meno casuale. Per ottenere il magico risultato, un impasto di pane “azzimo” (acqua, latte e orzo e farina di miglio) dimenticato per qualche tempo, cominciò a fermentare e, in seguito cotto, si rivelò soffice e digeribile.Per ottenere la trasformazione, bastava quindi aggiungere all'amalgama di chicchi macinati ed acqua, un pezzetto di pasta avanzata il giorno prima. La “pasta madre” per questo veniva gelosamente custodita - come fosse cosa sacra - in ogni casa egizia. Grazie a questo piccolo trucco gli Egizi divennero maestri indiscussi nell'arte della panificazione, e si guadagnarono l'appellativo di mangiatori di pane. Nella terra dei faraoni, la lista delle vivande che si portavano nell'oltretomba comprende almeno quindici nomi per indicare altrettanti tipi di pane.Più tardi i segreti della panificazione furono trasmessi ai Greci, che attribuivano al pane importanti significati religiosi. La professione di fornaio godeva di grande prestigio, l'erede dell'alchimista, del fabbro, della sua padronanza del metallo e di tutto ciò che veniva dalle profondità della terra. Era il guardiano del fuoco, colui che donava veramente al pane la sua forma definitiva, la sua identità. Ogni città aveva un forno pubblico, lo spazio organizzato attorno alla cottura dell'impasto, adibito alla sperimentazione. Le casalinghe greche impastavano il loro pane e lo portavano a cuocere dal fornaio, sotto la protezione spirituale della dea Demetra "Madre terra" e "dea del pane", del grano e dell' agricoltura, artefice del ciclo delle stagioni, della vita e della morte.
L'idea del pane infatti era strettamente legata alla fecondità della terra. Il chicco di grano era inscritto nel cuore dei misteri di Eleusi, città ad ovest di Atene, dove si recavano pellegrini venuti da tutto il perimetro del mediterraneo. Al centro dei riti agrari celebrati nel santuario di Demetra, si trovava la morte simbolica del seme di frumento che, una volta sepolto nelle profondità della terra, germogliava per donare una nuova spiga.
A Roma, invece, il pane entrò nell’uso quotidiano soltanto verso la fine del periodo della Repubblica: stando a quanto racconta Plinio, la sua cottura fu introdotta nel 168 a. C., ad opera di alcuni schiavi catturati in Macedonia dopo la sconfitta del re Perseo. Gli antichi popoli Italici vivevano in un territorio fertile che coltivavano a cereali, tra cui il farro, allora molto diffuso e da cui deriva la parola farina. A Roma sorsero le prime botteghe per lo smercio di pane e, per la prima volta, comparve la categoria dei mugnai e successivamente quella dei fornai panettieri.
L’ invenzione dei mulini, infine, è dovuta alla Francia, dove Quinto Candido Benigno fece costruire otto mulini mossi contemporaneamente da un forte getto d’acqua che producevano una grande quantità di farina.
Il pane in tavola: un tempo era un vero e proprio rito, soprattutto quando era costituito da un’unica, grande pagnotta per tutti i commensali. Doveva essere posato diritto sulla tovaglia, disposto al centro o accanto a chi presiedeva la tavola, ne andava spezzato o tagliato solo quel tanto che si sarebbe mangiato, poi veniva distribuito, facendo attenzione che non cadesse a terra, non si dovevano avanzarne dei pezzi e le stesse briciole venivano raccolte alla fine del pasto e sparse sul davanzale della finestra a nutrire gli uccelli, soprattutto d’inverno, quando la neve toglieva allo scricciolo, al pettirosso, al passero la possibilità di trovare semi...
e incisioni sono un’usanza molto antica del procedimento di fabbricazione del pane: i greci segnavano il pane con incisioni diverse, invocando l'aiuto della loro dea Demetra sono stati i primi maestri a perfezionare il pane, che producevano in 70 specie, di notte dando al popolo un pane fresco tutte le mattine. Questa tradizione di incidere in modo personalizzato con dei ferri era in uso anche in epoca romana, quindi dai pani fatti a Roma, si poteva risalire al fornaio artigiano attraverso il simbolo riportato sul pane.
Il segno della croce sul pane si diffonde sempre più dopo la caduta dell’Impero Romano quando i riti pagani vengono inglobati, trasformati in culti cristiani. Numerosi cristiani come rito di buon auspicio per una buona lievitazione e cottura, ma anche come benedizione di Dio, dopo aver formato le pagnotte di pane, andavano a incidere sul pane la croce con una lama ben affilata prima di cuocerlo nei forni comunali.
Un rito che ancora oggi molti fornai cristiani usano fare, la croce sul pane è considerata un buon augurio per il pane, per chi lo riceve e per chi lo incide.
Il pane, secondo la legge ebraica, non doveva essere mai tagliato, ma spezzato.
Il taglio richiama, infatti, un'idea di violenza che non poteva essere ammessa per un alimento dal così ricco significato.
Da sempre la tavola è luogo di festa e di incontro, la cucina un mondo in cui si intrecciano natura e cultura.
Fonte: https://www.technogym.com/it/newsroom/storia-del-pane/
https://www.associazionepanificatori.it/breve-storia-del-pane-e-i-passaggi-principali-della-produzione/
https://www.monasterodibose.it/fondatore/articoli/articoli-su-quotidiani/749-pane-al-pane
https://www.panenostro.com/il-pane-cibo-sacro-tra-superstizione-fede-e-leggenda/