02/05/2021
Nei primi giorni di maggio in Sardegna si festeggia la Sagra di Sant’Efisio.
Sono giorni di profonda devozione per tutta l’Isola, che ogni anno, dal 1656, accompagna il Santo protettore dell’Isola dalla chiesa di Stampace a Cagliari al santuario del suo martirio nella spiaggia di Nora, nella processione religiosa più lunga d’Italia.
Le strade di Cagliari e di tutti i paesi limitrofi sono animate dal fervore dei preparativi che cominciano settimane prima.
A P**a, le bandierine multicolore addobbano le vie del centro e si respira l’aria di festa. Una festa che, nonostante la sua origine religiosa per me ha anche il volto della tradizione.
Quest’anno, come in quello precedente, e come accadde durante i bombardamenti del 1943, Sant’Efisio ha sfilato in solitudine, senza l’acclamare della sua gente.
Oggi, voglio contrastare il silenzio delle strade del mio paese con i ricordi dei meravigliosi cortei in abiti antichi che, da quando ho memoria, sfilano festosamente per le strade al ritmo delle launeddas, i volti dei cavalieri fieri e sorridenti, i carri dei buoi adornati di fiori, spighe e tappeti colorati. Il suono dei canti antichi e delle preghiere che echeggia per le strade, delle voci di donne. Voglio ricordare i meravigliosi tappeti di fiori de sa ramadura ed il profumo misto di menta e rose che aleggia per le strade. L’emozione all’arrivo del santo, i petali colorati che cadono dai balconi al suo passaggio, la processione e lo scioglimento del voto.
Dall’interno delle nostre case, nel silenzio, abbiamo invocato ancora una volta il suo aiuto pieni di speranza e con solenne devozione.
Ad attrus annus mellusu, Sant’Efisi.