26/05/2026
"Il guadagno è un fine o un mezzo? Dipende da chi lo chiedi"
Non so a quanti capiti la stessa cosa, ma dopo essere tornato più volte a prendere un caffè nello stesso posto ho la sensazione di essere a casa. Riconosco i rumori, i colori, i volti, le voci. Fino a questo momento ho parlato dei Benedettini in prima persona, cercando di trasmettere le sensazioni che questo posto mi dà. Questa volta non avrò nulla da sceneggiare: mi limiterò a trascrivere ciò che, avvicinandosi al cuore dei Benedettini, si può ascoltare.
Il guadagno è un fine o un mezzo? Se il fine ultimo non è il guadagno, quello che si fa può essere considerato lavoro? Rispondere a queste domande può sembrare un esercizio banale. Ma conoscendo i Benedettini di San Vito di Polignano si ha la conferma che dietro ogni certezza ci sono le domande che non ci si è ancora posti.
Non è facile, dall'esterno, avere un'idea precisa di ciò che accade dietro quella porticina in legno. A volte non bastano un pranzo e una cena, a volte è sufficiente un caffè. Un ristorante in un antico frantoio sotto un'abbazia millenaria che affaccia su un porticciolo è di per sé un'immagine suggestiva. Ma se ci si sofferma e si dedica la giusta attenzione è facile rendersi conto che non è che una bella scenografia. Tra gli arredi e i sapori di un ristorante tipico, le pietre che trasudano storie passate si imbevono della linfa che dà vita a un “progetto non convenzionale”.
"Da lontano sembriamo tutti normali" non è solo un claim stampato sulle divise, uno slogan dal gancio facile. È il mantra che segna i loro passi all'interno e all'esterno di quella porticina bianca. La sintesi di una visione che da quasi vent'anni prova a farsi spazio per uscire dai luoghi comuni. La testardaggine dei “capatosta” è spesa col nobile scopo di riconoscere una dignità talvolta vincolata a una diagnosi. Che etichetta una persona senza conoscerla, che la svuota della propria unicità.
Non si tratta di normalizzare la diversità. Non si tratta di accompagnare. Si cammina gli uni di fianco agli altri, condividendo le conoscenze e la crescita di persone nuove. Incoraggiando le attitudini naturali, si offre a ognuno la possibilità di esprimersi e realizzarsi senza le preclusioni e i pregiudizi di un certificato, cartaceo o digitale.
Da tempo la Coop Sociale SOL&BLU si occupa della formazione sul campo di persone in situazione di svantaggio o a rischio di emarginazione sociale, inserendole nel processo lavorativo con l'assegnazione di compiti e ruoli necessari all'attività produttiva. Un percorso personalizzato che valorizza le peculiarità di ciascuno fino al raggiungimento di un sufficiente grado di autonomia operativa e decisionale.
Il ristorante dei Benedettini non è che l'ingresso a un’idea, in un ecosistema più ampio fatto di relazioni, crescita e cadute condivise. Si va avanti insieme, lasciando che ognuno mantenga l'andatura che dà sicurezza al proprio passo. E quell'ecosistema non si ferma con la stagione estiva. Le collaborazioni con produttori e distributori locali, la vendita di prodotti tipici pugliesi in sede e attraverso l'e-shop su ibenedettini.it, i gadget e i manufatti artigianali ideati e realizzati da chi lavora qui — tutto questo non è diversificazione di business. È la stessa visione applicata alla continuità: interrompere un percorso di crescita per ragioni di calendario significherebbe contraddire tutto il resto.
Il riconoscimento del merito e la valorizzazione delle attitudini riguardano ogni persona che attraversa quella porticina, non solo chi è in formazione. È per questo che accanto ai prodotti enogastronomici si trovano oggetti che raccontano una storia precisa: qualcuno li ha pensati, qualcuno li ha fatti, qualcuno ha deciso come presentarli. Portarne uno a casa significa portare qualcosa di più di un souvenir — la prova concreta che qui inclusione e collaborazione non sono parole di circostanza.
Quello che resta, alla fine, è una domanda diversa da quelle iniziali: non cosa produce questo posto, ma cosa produce lavorare in questo modo — su chi lo fa, su chi lo osserva, su chi, anche solo per un caffè, si trova dall'altra parte di quella porticina e senza rendersene conto ci si ritrova dentro questa realtà.
Ed è qui che si trova il bandolo della matassa. Le risorse, reinvestite nell'attività di formazione, sono il valore aggiunto per chiunque entri in questo “micro-mondo”. I formatori si arricchiscono di nuove esperienze e obiettivi, i formati riconquistano un ruolo attivo, soci e collaboratori aggiungono alle competenze professionali nuove consapevolezze, i clienti vivono un viaggio trasversale tra esperienza e scoperta non replicabile altrove. Le famiglie che vivono situazioni simili e capitano per caso qui possono rendersi conto che esistono realtà in cui ognuno ha la possibilità di esprimersi e crescere. Questi sono traguardi per i quali non esistono menu gourmet. Perché con il lavoro si restituisce la dignità.
E chi può dare un prezzo alla dignità?