Ristorante Brizi

Ristorante Brizi Specialità carne alla brace E' a ridosso del centro storico, a 100 metri dall'Arco Etrusco e
dall'Universita' per Stranieri.

Caratteristica del locale è l'ampio focolare sempre acceso per cucinare grigliate

18/09/2021

Si avvisa la Spett.le clientela che, per la normativa relativa alle norme anti COVID 19, si può pranzare/cenare momentaneamente presso il nostro locale solo se muniti di GREEN PASS.

22/07/2020
30/05/2020

Siamo tornati! Da oggi abbiamo riaperto il locale.
Sono consigliate le prenotazioni.
Vi aspettiamo
Grazie

Strufoli antica ricetta perugina
16/02/2020

Strufoli antica ricetta perugina

06/01/2020

Riapertura mercoledì 8 Gennaio 2020

18/03/2019

Da oggi il Ristorante Brizi ha un nuovo numero di telefono: 0756976636

18/02/2019
16/12/2018

Grazie Grace & Tom...

Olio d’oliva (Olive Oil)
Perugia, l’antica città umbra situata in cima ad una collina, vanta diversi grandi ristoranti, più di 600, stando a TripAdvisor, che spaziano dai piccoli caffè, passando per taverne e trattorie, fino alle osterie.
Ma il ristorante “Brizi”, è quello che io e Grace, più di tutti, preferiamo.
Si tratta di una piccola gemma, che rientra tra i ristoranti a conduzione familiare, collocato appena al di fuori dell’antico arco etrusco, vicino all’Università per Stranieri.
I proprietari, nonché gestori, sono marito e moglie, Giuseppe ed Elisabetta, i cui genitori, nel 1966 aprirono il locale, e grazie ai loro deliziosi piatti e al vino, riescono a far trasparire il loro amore per il buon cibo e quanto tengano alla loro clientela.
Nel corso delle mie numerose visite, mi sono impegnato per migliorare la pronuncia della frase “Possiamo avere il vino rosso della casa, per favore?” (May we have the house red wine, please?) Cibo e vino sono fantastici e l’olio d’oliva è al centro dei loro incredibili ingredienti locali.
Perugia si trova in Umbria, nel polmone verde d’Italia, vicino alla ben più nota Toscana. 

Gli oliveti crescono dappertutto, in file ordinate, sul fianco delle colline, nei giardini delle eleganti casette, vicino alle curve dei tornanti o, addirittura, nei vasi da giardino.

È una città universitaria, che conta circa 160mila abitanti, e la cui storia può essere fatta risalire fino agli antichi Etruschi, che si insediarono nella regione e piantarono i primi olivi già molti secoli prima della nascita di Cristo.
Si possono trovare gemme nascoste in diversi punti di Perugia, come l’antico olivo nei giardini medievali della basilica di San Pietro, fondata intorno al 6* secolo d.C., oppure i filari di olivi che si possono ammirare dalla distanza, mentre si passeggia a ridosso della antiche mura etrusche, risalenti al 3° secolo a.C., costruite per proteggere uno degli accessi alla città vecchia.

Gli olivi, e i loro simboli, si trovano ovunque. 

Mia moglie, Grace, ed io, provenendo entrambi da famiglie di contadini delle zone centrali degli Stati Uniti, non potevamo farci scappare l’opportunità di visitare un oliveto. 

Ci siamo messi in contatto con Claudia, della Tenuta di Poggio Cavallo, un agriturismo nei pressi di Grosseto, abbiamo noleggiato una macchina vicino alla stazione ferroviaria di Perugia, nella zona di Fontivegge (ricordatevi l’assicurazione) e ci siamo messi in viaggio (grazie mille, Google Maps).
Gli umbri vanno fieri dei loro agriturismi, che, certo, si possono trovare in tutta Italia, ma sono diffusi, in misura ancora maggiore, tra Umbria e Toscana.
La nostra prima visita ad un oliveto risale al mese di aprile, quando le olive non erano che puntini verdi, pronti a germogliare, sparsi sui rami, ma siamo stati abbastanza fortunati da poter ritornare in autunno, durante il periodo del raccolto.
La nostra esperienza come mietitori di mais del Midwest è stata messa a frutto quando, durante una fredda mattina di ottobre, ci siamo dedicati alla raccolta delle olive.
Cinque braccianti avevano già steso le verdi reti di nylon ai piedi dei nodosi alberi e il suono ritmico degli abbacchiatori, scuotitori meccanici, alimentati da un piccolo motorino, poste alla fine di lunghi pali, giunse alle nostre orecchie. 

“Ehi, prova questo” mi dice Antonio, uno di quei braccianti. Una volta preso in mano lo strumento, avvicino la sommità ai rami dell’albero, trasformandomi, in un lampo, in un raccoglitore di olive.
 C’erano olive che volavano dappertutto: sulla mia testa, contro gli alberi vicini, alcune, addirittura, riuscirono a finire nella rete. 

La lunga pertica sembrava quasi una canna da pesca che mi permetteva di “pescare” queste olive, molto al di sopra della mia testa.
Nei rami più bassi, la raccolta veniva effettuata a mano ed era proprio questa l’esperienza che stavo cercando.
Sulla strada verso l’agriturismo, ci siamo fermati in una piccola cittadina, dove quasi ogni casa aveva il suo ulivo e, proprio davanti ad una di queste abitazioni, abbiamo potuto ammirare un uomo e una donna effettuare la raccolta alla vecchia maniera: una scala appoggiata contro il tronco, una coperta stesa ai piedi dell’albero e olive colte, in maniera metodica, da mani guantate.
La mietitura del mais, nel Midwest, condivide molti dei suoni, degli odori e delle emozioni che si provano raccogliendo olive in Umbria.
La fredda aria autunnale, l’odore del terreno, le foglie umide e il suono di macchine al lavoro, tutto intorno a noi e, benché si tratti di un’attività impegnativa, mi viene in mente il termine “calmante”.
 Leggevo, inoltre, che gli ulivi rappresentano pace, vittoria e perseveranza.

In Iowa, nella zona centrale degli Stati Uniti, il pittore Grant Wood era riuscito ad immortalare queste stesse sensazioni, dipingendo filari di mais in un ondeggiante paesaggio. 

L’opera sembra così reale che si riesce quasi a vedere le piante crescere, durante la notte, e la somiglianza con le file di oliveti sulle colline umbre è sorprendete.
A giugno, il centro dell’acqua dell’Università per Stranieri di Perugia ha organizzato una gita per i nostri studenti universitari dal Colorado, dove insegno.
Ci siamo recati, con un pulmino, al Museo dell’Olivo e dell’Olio (Museum of Olives and Olive Oil) a Torgiano, che si trova a metà strada tra Perugia ed Assisi.
Là abbiamo avuto modo di ammirare gli antichi procedimenti che servivano per produrre l’olio di oliva, i fusti usati per lo stoccaggio e come, una volta, veniva trasportato, impiegando anfore d’argilla che viaggiavano attraverso i porti del Mediterraneo.
Ma, tornando alla questione dei nostri pranzi al ristorante Brizi, dove si è letteralmente circondati dall’amore per il cibo, una volta mi è capitato di chiedere a Giuseppe un consiglio su che piatto ordinare. In quel momento suoi occhi si illuminarono, un sorriso si disegnò sul suo volto e il suo suggerimento fu, oserei dire, perfetto, facendo ricadere la scelta su un piatto locale umbro: gli strangozzi alla gricia e al pugno (tonnarelli pasta, pecorino cheese, pancetta)
Da Brizi, come in tutti gli altri ristoranti di Perugia, si dedicano, anima e corpo, ai loro piatti e l’incredibile olio d’oliva umbro ne costituisce un elemento chiave.

Se mai vi capiterà di farci un salto, ricordatevi di chiedere a Giuseppe ed Elisabetta informazioni riguardo quel trofeo d’argento in esposizione, un tributo alla loro famiglia e al loro amore per il buon cibo.

Indirizzo

Via Fabretti 75
Perugia
06123

Orario di apertura

Lunedì 12:00 - 15:00
19:00 - 22:00
Mercoledì 12:00 - 15:00
19:00 - 22:00
Giovedì 12:00 - 15:00
19:00 - 22:00
Venerdì 12:00 - 15:00
19:00 - 22:00
Sabato 12:00 - 15:00
19:00 - 22:00
Domenica 12:00 - 15:00
19:00 - 22:00

Telefono

+390756976636

Sito Web

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