29/08/2026
A Calalzo di Cadore, nelle Dolomiti, un’acqua sorgiva veniva considerata capace di accompagnare la guarigione già più di 2.500 anni fa.
Il luogo si chiama Lagole, e quello che oggi appare come un tranquillo paesaggio di sorgenti e piccoli specchi d’acqua fu, nell’antichità, un importante santuario legato alle acque salutifere.
Qui arrivavano i Veneti antichi almeno dalla metà o dalla fine del VI secolo avanti Cristo.
Non cercavano soltanto acqua.
Le sorgenti erano associate a una divinità della salute, oggi conosciuta con il nome di Tribusiate, e attorno all’acqua si sviluppò un vero e proprio sistema di pratiche rituali.
Le persone lasciavano offerte, compivano gesti religiosi e utilizzavano l’acqua nell’ambito di rituali collegati alla guarigione.
E poi accadde qualcosa che rende Lagole straordinariamente umano.
Il terreno e le acque hanno restituito migliaia di reperti.
Monete, oggetti di bronzo, gioielli, amuleti, iscrizioni e altri materiali furono deposti nel corso dei secoli.
Tra gli oggetti più interessanti ci sono i cosiddetti simpula, piccoli utensili di bronzo utilizzati durante i rituali.
Alcuni venivano persino spezzati intenzionalmente.
È un dettaglio minuscolo, ma racconta una cosa enorme: chi compiva quel gesto non stava semplicemente utilizzando un oggetto. Lo stava consegnando al mondo sacro.
E così, sotto l'acqua e nei sedimenti, sono rimaste tracce di persone che non conosciamo per nome, ma di cui possiamo ancora intuire le speranze.
Qualcuno arrivò forse chiedendo salute.
Qualcuno lasciò un'offerta dopo una guarigione.
Qualcun altro affidò a quella sorgente una paura, una preghiera, una promessa.
Il santuario continuò a essere frequentato anche durante l'epoca romana, fino al IV secolo dopo Cristo.
Poi il culto antico scomparve, ma il luogo non smise di essere legato alla presenza dell'acqua.
Ed è proprio questo che rende Lagole così affascinante: non una leggenda inventata nel Medioevo, ma un sito archeologico nel quale gli oggetti hanno conservato la memoria concreta di una devozione durata per secoli.
Oggi possiamo guardare quelle sorgenti e vedere soltanto acqua che sgorga dalla montagna.
Ma più di duemila anni fa, qualcuno guardava la stessa acqua e vedeva qualcosa di molto diverso.
Forse è questa la parte più sorprendente dell'archeologia: non ci restituisce soltanto città, templi e imperi.
A volte ci restituisce un gesto.
Una moneta.
Un piccolo oggetto spezzato.
E la speranza di una persona che, dopo oltre duemila anni, non conosciamo più ma possiamo ancora comprendere.
L’acqua è rimasta.
Le persone sono scomparse.
La loro speranza, invece, è rimasta impressa nella terra.
L’acqua era già sacra 2.500 anni fa.
Qualcuno arrivava qui per chiedere salute.
E quelle preghiere sono rimaste sotto i nostri piedi.
In breve:
— Il santuario di Lagole, a Calalzo di Cadore, era frequentato dai Veneti antichi almeno dal VI secolo a.C.
— Le sorgenti erano associate a pratiche rituali e alla richiesta di guarigione.
— Migliaia di reperti, comprese iscrizioni, monete e oggetti votivi, documentano la lunga frequentazione del santuario fino all'età romana.