01/04/2026
⁉️Antonio il gobbo⁉️
Il suo mondo è la cucina.
In cucina Antonio fa tutto, e di più. Ma fuori è un altro uomo.
Non si droga. Non beve né alcool, né caffè, non fuma nemmeno. È disciplinato e rigoroso come e più di un adulto.
È molto bravo nel suo lavoro, nello spadellare, nell’impiattare, nel preparare e nell’organizzare. Ma non ha genuino talento. E' lento.
A 25 anni, è già executive di un prestigioso ristorante. Tutto ciò che fa è fatto in nome e per conto del lavoro che svolge in cucina. Per lui conta solo quello. Il risultato, fatto al massimo e al meglio, a discapito di tutto il resto.
A discapito di una vita privata dove poter staccare. Di una passione alternativa che lo distolga davvero dalla cucina. Di un hobby, di un sentimento sincero e ben speso nei confronti di chi gli vuole bene. A discapito di uno svago, del suo stesso corpo che pare dalla postura essere ben piu vecchio di almeno un ventennio.
Ogni suo consiglio o riferimento, ogni suo gesto è volto al massimo rendimento; per questo, come del suo corpo, non ha empatia nei confronti dei caratteri del prossimo.
Se può, si circonda solo di persone come lui, o che arrivano più o meno al suo livello. Percui, spesso, Antonio si ritrova a disprezzare chi ha limiti, chi non può fare di più nonostante l’impegno, chi ha un atteggiamento diverso.
Chi è un bravo cuoco, ma non al suo livello, viene da lui disprezzato, trattato con sufficienza, come se fosse una sua grazia e favore lo stargli accanto.
Non si accorge di essere come un modello, in una sfilata di moda, su una passerella: luci perfette, vestiario e accessori pensati per quello, circondato da altri modelli e dalle migliori condizioni possibili. Non vede di essere al top anche grazie a tutto il resto. A chi vi e' dietro e non si vede. Non ha tempo per vedersi normale, per rallentare, per cazzeggiare, per rilassarsi, di sbagliare.
Non si accorge, il povero Antonio, di essere in difetto, per eccesso; di essere un classista; d buttare via la sua vita, la sua gioventù, in nome di uno standard che lo consuma.
Intanto il suo corpo presenta il conto: la scoliosi che avanza ormai da un anno, i dolori alle gambe, la stanchezza che non passa, il sonno che non basta, il bisogno di assoluto silenzio... altrimenti non segue il processo fra cucina e sala perché ha poco orecchio o forse perché ha un mediocre cervello.
Insieme alla celebrazione ruffiana del proprietario del locale, cresce l’odio, il risentimento e il silenzio pesante di chi lo circonda e non lo capisce davvero. E che con lui non andrebbe nemmeno a prendere una birra in centro.
❗Nota apotropaica❗
Nel mondo dell’uomo macchina, dove tutto si sacrifica sull’altare dell’efficienza, anche il successo è una trappola lucida. Si corre, si produce, si performa, si consuma. Alla fine, il prezzo pagato è più alto del valore ottenuto: uno stipendio che, in tempo di crisi, resta poco sopra quello di un capo partita di medio livello. Poca vita per eccesso di zelo.