06/05/2026
Da Gigi Mangia non si andava soltanto a mangiare. Ci si ritrovava, ci si riconosceva, ci si salutava anche senza conoscersi. Era uno di quei luoghi, sempre più rari, in cui Palermo sapeva ancora somigliare a se stessa.
Per tanti palermitani, e per i molti stranieri arrivati fin lì grazie al passaparola, quel ristorante era una piccola casa. Si mangiava bene, grazie all’impegno di Gigi e del suo chef Khaleed Khalifah, ma soprattutto ci si sentiva accolti. Il personale aveva il dono di farti sentire parte di qualcosa.
Oggi la chiusura di questo storico ristorante palermitano lascia un vuoto che va oltre una saracinesca abbassata. È un altro frammento di memoria che se ne va, un altro segno di una città che da anni perde stile, eleganza e identità, diventando sempre più omologata e sempre meno capace di custodire i suoi luoghi dell’anima.
La domanda non è se e quando Gigi Mangia riaprirà — l’energico patron è già alla ricerca di nuovi locali — ma se Palermo possa davvero permettersi di perdere ancora un altro pezzo della propria storia.