16/09/2026
Quando penso a cosa significhi fare un gelato “giusto”, penso prima di tutto al lavoro. Innanzitutto a quello che succede nel nostro laboratorio a Orosei, un paese che d’estate esplode e che durante il resto dell’anno torna a un ritmo molto diverso. So quanta fatica serva per fare un buon gelato, e proprio per questo ho imparato a guardare con attenzione anche la fatica che c’è prima di noi.
Cerchiamo i produttori della nostra zona, andiamo a conoscerli, parliamo con loro. Cerchiamo di capire come lavorino, cosa coltivino, quali difficoltà incontrino e, quando possiamo, scegliamo di dare spazio a chi pensiamo meriti di essere conosciuto e sostenuto. Per questo da noi non troverete lo stesso gelato tutto l’anno. Se la stagione delle fragole finisce, finisce anche il gusto alla fragola. Potremmo comprarle, ma per noi ha più senso aspettare che tornino quelle buone nel loro momento.
È una scelta che a volte significa rinunciare a un gusto, cambiare una ricetta e aspettare. Dietro ogni frutto c’è una persona che ha lavorato la terra, ha aspettato la stagione giusta, ha affrontato il caldo, la pioggia, i raccolti che vanno bene e quelli che vanno male e noi sappiamo quanto lavoro serva perché quella materia prima arrivi fino al nostro laboratorio.
Lo stesso vale per gli ingredienti che arrivano da più lontano. Il cacao, la vaniglia e molte altre materie prime hanno dietro filiere molto più complesse dove il lavoro non sempre viene riconosciuto o pagato come dovrebbe.
Per questo per me parlare di un gelato “giusto” significa sapere per quanto possibile chi ci sia dietro quello che mettiamo in vetrina e scegliere di raccontarle e spingere il lavoro di chi pensiamo meriti di essere visto.
Fare bene un gelato è difficile. Coltivare bene ciò che ci mettiamo dentro, spesso, lo è ancora di più. Informiamoci su ciò che mangiamo!