02/08/2025
Bravo
«Ho un po’ di tatuaggi sparsi, anzi, adesso vi do un consiglio da uno che ne ha tanti. Non ve li fate ragazzi, tanto vedrete che cambierete idea, fidatevi. Se proprio dovete farveli, fateveli piccoli e nascosti. Durante la vita si cambiano tante di quelle idee. Avere una cosa permanente è come avere lo stesso taglio di capelli per tutta la vita. Rischiate di fare come me, che mi sono pentito. Sono come le donne che si fanno la frangia e dopo due giorni di entusiasmo dicono ‘non vedo l’ora che mi ricrescano i capelli’. Io vorrei che mi ricrescesse la mia pelle pulita sopra, ma non posso».
Stefano De Martino, ormai volto fisso della Rai, per anni ha riempito il suo corpo di tatuaggi: dalle citazioni sulle braccia ai simboli nascosti tra petto e schiena, senza lasciare fuori gambe, mani, collo. Dopo la rottura con Belen Rodriguez nel 2017, è arrivata la prima cancellazione: via il cuore con il bacio tra due amanti dal braccio sinistro. Ma nel giro di poco altri disegni sono comparsi, arrivando fino al 2023.
Nel 2022, durante una trasmissione, De Martino aveva già ammesso il suo ripensamento sui tatuaggi, consigliando di pensarci bene prima di prendere ago e inchiostro. Poi, nel maggio 2024, ha iniziato davvero a rimuovere i più evidenti, lasciando spazio a una pelle più “neutra”, forse anche per questioni d’immagine legate al suo ruolo in Rai. Non sono mancate voci che parlano di pressioni dall’alto, come ha raccontato il direttore di un noto settimanale, facendo notare come il cambiamento sia stato visibile anche grazie a un cerotto comparso sul collo.
Il cambiamento non è passato inosservato. Questa settimana, due scatti pubblicati da Gente mettono a confronto il prima e dopo: sul petto di Stefano sono spariti l’ancora, due spade, mani, timone, il nome Santiago. Sono rimasti solo la tigre sulla pancia e “Biscuit” sul petto, un soprannome di famiglia a cui è molto affezionato.
Tempo fa, Stefano aveva raccontato il significato di quel nomignolo, legato a suo nonno: “Mio nonno stava sempre dietro la cassa. Ogni pomeriggio, quando rientravo dopo le solite scorribande, con un ginocchio sbucciato o qualche graffio da disinfettare, mi guardava da dietro i suoi occhiali dalla montatura nera, mi strizzava l’occhio e diceva: ‘Biscuit, vieni qua’. Poi mi allungava diecimila lire, la mia paghetta. Sono passati gli anni, ma ogni volta che torno a casa, appena entro, sento ancora quella voce: ‘Biscuit! ’. Certe cose, per fortuna, non cambiano mai. Mi ha insegnato tanto, era un uomo d’altri tempi, tutto d’un pezzo, innamorato della famiglia e del lavoro. Sono stato il suo primo nipote, con me aveva un legame speciale. In lui rivedo molto di me, è da lui che ho imparato cos’è la malinconia”.