12/02/2026
"Su Raviolone" ,
da Storia della Cucina di Sardegna :
"Un’antica pietanza di Orgosolo preparata con maestria dalla Locanda sa Corte di Oliena, dal sapore medievale."
Giovanni Fancello
Si prepara con impasto di semola e strutto per la sfoglia di pasta violada e spinaci, capocollo e casezolu nel ripieno.
Viene fritto e condito con sugo di pomodori e pecorino.
Vengono chiamate paneddas e appena pronte vengono fritte e condite.
Diverse sono le citazioni di preparazioni simili:
- in un manoscritto di un anonimo di fine XIII – inizio XIV secolo, uno dei più antichi testi di cucina europea che riporta: “Si facciano ravioli di erbe pestate e formaggio ben tritato con uova, e si friggano nel grasso, e si mangino”;
- in un testo del più importante cuoco medievale italiano del XV secolo: “Per fare ravioli piglia erbe, bietole o altre buone, e fanne una pasta sottile, et empila di quelle herbe con cascio, uova et altre cose, e poi cuocili in brodo o in acqua, e servili con cascio e spezie sopra.”
Nel Medioevo, in tutta Europa , non esisteva la porzione individuale, tutti i piatti venivano portati in tavola contemporaneamente, disposti su grandi vassoi comuni . Non esistevano le portate successive si mettevano insieme carni, zuppe, verdure, frutta e dolci. Ogni commensale si serviva dal piatto comune, spesso condiviso con il vicino. Le porzioni non erano individuali: lo “scalco” tagliava la carne e la distribuiva. Il cibo veniva posto su fette di pane spesse chiamate trincieri o mense, che fungevano da piatto commestibile. Gli ospiti si servono a turno, spesso usando le mani o il proprio coltello.
Nel Rinascimento con la diffusione dell buone maniere a tavola, si sviluppa l’idea di servire le porzioni individuali.