02/07/2025
Non è semplice raccontare cosa si provi in momenti come questo.
Quando si decide di lasciare un luogo che ha significato molto. Un progetto, un’idea, un pezzo di vita in cui si è investito il meglio di sé.
Otto anni. E non anni qualsiasi, ma quelli densi, pieni, vissuti con passione. Quelli tragici del covid che hanno creato dolore, sacrifici, difficoltà.
Un luogo dove ho dato tutto. E da cui ho ricevuto tanto in termini di emozioni forti, talvolta indicibili.
Cucinare non è mai stato, per me, solo tecnica.
È stato ascolto. Relazione. Ha significato dare voce a chi alleva, coltiva, produce cose straordinarie.
Io, con il massimo rispetto, ho cercato solo di interpretarle.
Per poi offrirle a chi si è seduto alla mia tavola, sperando che quel piatto diventasse emozione.
Perché un piatto ben fatto è gusto, sì. Ma è anche eleganza, racconto, sentimento.
È storia di vite. E, ogni volta, è stato come rimettermi in gioco, sapendo che non è mai scontato farlo bene.
Ma io ci ho provato. Con amore. E con la dedizione che questo mestiere merita.
Oggi si conclude il cammino del SINE CERA TABERNA con tutto ciò che ha rappresentato per me.
Lo faccio per vari motivi, ma soprattutto perché ho desiderio di intraprendere nuovi progetti.
In altri luoghi. Con nuove visioni.
E in sintonia con il mio percorso di studi in Scienze Enologiche, che entro l’anno, completerò con la laurea magistrale.
Ci sono altre idee, altri sogni che premono.
E so che ogni nuovo viaggio ha bisogno di un congedo che è un varco che si apre.
Finisce questa intensa storia, di cui porterò con me ciò che ho imparato
e quella curiosità che continua a tenermi vivo.
Senza perdere mai la speranza.
Un grazie di cuore!