Così recitano alcuni versi di una canzone di Venditti, che esprimono appieno ciò che è successo tra me e il Canterbury. Mi chiamo Gennaro Esposito, di origini tipicamente altoatesine, e questo idillio chiamato Canterbury è cominciato in un locale che si chiamava esattamente così, del tutto simile a quello di nuova apertura, ed è durato più di un decennio. Era il 1978 quando, con Rino Adamo come pr
oprietario, ho intrapreso la mia avventura di chef, innamorandomi del posto dove lavoravo e del lavoro stesso. L’intimità, l’allegria, la buona cucina e il giusto prezzo fecero presto del Canterbury un punto di riferimento della Napoli dell’epoca. Dopo qualche anno ci fu un cambio al timone e la proprietà passò nella mani di Diego e Katia, i quali continuarono, anzi aumentarono il successo del locale, unendo a tutte le caratteristiche già in essere quelle di una squadra di lavoro compatta, affiatata, capace, solidale, che mise l’Osteria - così era giusto definirla - in condizioni di prendere definitivamente il volo, lavorando senza sosta sia in serata che al mattino. Per motivi personali Diego e Katia dovettero trasferirsi in Toscana e decisero di “restituire” il Canterbury ad Adamo, con l’accordo che io l’avrei gestito insieme ad Antonio e a Massimo, che per diverso tempo avevano “militato” nelle fila della troupe vincente. Seguirono anni bellissimi, di duro lavoro ma anche di grande divertimento e soddisfazione, perché - vi assicuro - portare avanti un’attività insieme a persone amiche, unite dallo stesso intento, come Franco, Piero, Tonino, Sandro, Luciano, Gino, Valentino, Rodolfo, Anna e Laura, è stato veramente un bell’andare. Poi, come tutte le belle favole, anche questa ebbe il suo epilogo. Dopo circa diciotto mesi di inattività, motivati da una radicale ristrutturazione, il locale alla riapertura non riuscì più a trovare equilibrio e risultati. Ho sempre avuto l’intima sensazione che tutto ciò che il Canterbury aveva significato per me sarebbe tornato a vivere. Non mi ero sbagliato. Eccomi qua!!! Ciò che desidero è ricreare, con mio nipote Salvatore e mio fratello Rosario, che, seppur brevemente, ha fatto parte della vecchia squadra, quella magia, che consentirà a me di farvi stare bene e a voi di tornare con piacere. Grazie per aver partecipato alla mia storia. Vi aspettiamo!