07/07/2026
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La Storia Segreta di Sorgà: Un Viaggio nel Tempo tra Monaci, Nobili e Feudi Epici
Esiste un angolo della pianura veronese dove la storia ha lasciato tracce profonde, fatte di antichi testamenti, aspre contese tra signorie e dinastie nobiliari che hanno unito i loro destini. Parliamo di Sorgà e del suo antico Vicariato, una storia affascinante che affonda le radici oltre mille anni fa.
L'Origine: La Terra dei Monaci
Tutto comincia nel lontano IX secolo. Il Monastero di Santa Maria in Organo di Verona entra in possesso dei beni di Sorgà grazie alla generosità di tre storici donatori:
Il primo è Eugalberto, figlio di Grimoaldo da Erbè, che inserisce Sorgà nel suo testamento il 28 maggio 840.
Il secondo è il Suddiacono Tendiberto.
Il terzo è un uomo di nome Venerabio che, nell'892, dona alla parrocchia di Santa Maria in Organo ogni sua proprietà in questa terra.
Per secoli, i monaci custodiscono e coltivano questo territorio, ma i tempi bui sono dietro l'angolo.
L'Epoca d'Oro e le Usurpazioni Scaligere
Durante il Medioevo, sotto la celebre Signoria degli Scaligeri, i beni e i diritti del monastero vengono ripetutamente usurpati dai signori di Verona. La svolta arriva nel 1387: con la caduta degli Scaligeri, l'abate del monastero supplica i Visconti – i nuovi signori milanesi che hanno conquistato Verona – di poter rientrare in possesso delle terre sottratte.
Proprio in quegli anni tumultuosi, il territorio viene ufficialmente eretto a Vicariato, sotto la diretta giurisdizione dell'Abbazia di Santa Maria in Organo. Una vera e propria isola amministrativa definita da confini precisi: a est dal fiume Tartaro, a sud dal vicariato di Nogara (che comprendeva Bonferraro), a ovest dalla Demorta e a nord dal vicariato di Pontepossero.
L'Arrivo dei Murari dalla Corte: Un Feudo da 33.000 Ducati
Il destino di Sorgà cambia radicalmente il 2 agosto 1571. L'abate Federico, per conto del monastero, decide di vendere l'intero vicariato ai nobili Gottardo e Giacomo Murari dalla Corte per l'enorme cifra di 33.000 ducati. I Murari, in realtà, non erano degli sconosciuti: avevano già iniziato ad acquistare terreni nella zona fin dall'inizio del Cinquecento.
Questo immenso potere territoriale viene ufficialmente consacrato dalla Repubblica di Venezia il 17 maggio 1634 con la "Prima Feudal Investitura". Il feudo viene diviso tra i due rami principali della famiglia: quello dell'Isolo di Sopra e quello di San Pietro Incarnario.
Intrecci Dinastici e la Nascita di un Grande Nome
La storia delle famiglie nobili è fatta anche di estinzioni e rinascite. Quando Giacomo Murari muore nel 1656 senza eredi, il ramo di San Pietro Incarnario si estingue e i beni passano al ramo di San Nazaro e Celso. Più di un secolo dopo, nel 1768, l'investitura del vicariato viene rinnovata ai fratelli Francesco e Gottardo (del ramo di San Nazaro) e a Girolamo (del ramo dell'Isolo).
Ma il vero colpo di scena dinastico avviene il 26 settembre 1773. Giovanni Battista Murari dalla Corte (figlio di Francesco) sposa Vittoria Brà, l'unica ed esclusiva erede dell'immenso patrimonio dei Brà di San Fermo.
Da questo matrimonio d'amore e di potere, i beni delle due storiche famiglie confluiscono in un unico, gigantesco patrimonio. I loro discendenti, fieri di questa immensa eredità, decidono di unire anche i nomi, dando vita alla celebre stirpe dei Murari dalla Corte Brà.
Una storia incredibile che ci ricorda come ogni piccolo comune della nostra terra nasconda un passato degno di un romanzo storico.
corte Italia di Murari Bra