18/03/2026
https://www.facebook.com/share/p/1BgJenH7aQ/
Negli anni '70, il vino con la più alta concentrazione di tannini al mondo stava sparendo.
Non perché nessuno lo apprezzasse davvero. Ma perché quasi nessuno lo conosceva fuori da una manciata di conventi umbri, dove veniva prodotto come passito dolce per le cerimonie religiose.
Stiamo parlando del Sagrantino di Montefalco, un'uva autoctona di una piccola zona dell'Umbria, a due passi da Foligno.
E quando diciamo il più tannico del mondo, non è marketing: è lo studio "Il Montefalco Sagrantino si riconosce dal suo tannino" firmato da Fulvio Mattivi della Fondazione Edmund Mach, in collaborazione con il Consorzio di Tutela dei Vini Montefalco. Il Sagrantino accumula fino a 4 grammi per litro di polifenoli nella buccia dell'acino — una concentrazione che in qualsiasi altro vino di qualità risulterebbe semplicemente ingestibile.
Più del Tannat uruguaiano. Più del Nebbiolo, che già non scherza nel Barolo e nel Barbaresco. Più di qualsiasi altro vitigno catalogato.
Eppure negli anni '70 i vigneti si erano ridotti a poche decine di ettari.
Il Sagrantino sopravviveva a malapena, coltivato quasi solo nella versione passita, quella che i frati servivano durante le feste liturgiche. Fuori dall'Umbria centrale, praticamente non esisteva.
Aspetta.
Fu un solo uomo a invertire la rotta: Arnaldo Caprai, imprenditore tessile umbro che negli anni '80 scommise su questo vitigno semisconosciuto. Piantò nuovi vigneti, finanziò la ricerca agronomica, spinse per il riconoscimento istituzionale.
Nel 1992 arrivò la DOCG — la massima certificazione per un vino italiano — per il Montefalco Sagrantino secco.
Il risultato? La produzione è passata da 660.000 bottiglie a oltre 5 milioni.
Un vitigno che stava morendo nei refettori dei conventi è oggi uno dei rossi italiani più studiati al mondo per la sua struttura polifenolica.
Salvato per un pelo. Da uno solo.
In breve:
Il Sagrantino di Montefalco è il vino con la più alta concentrazione di tannini al mondo — fino a 4 g/l di polifenoli.
Negli anni '70 era quasi scomparso: ridotto a poche decine di ettari, usato quasi solo come passito nei conventi umbri.
Arnaldo Caprai lo salvò negli anni '80; nel 1992 ottenne la DOCG e la produzione è passata da 660.000 a oltre 5 milioni di bottiglie.