Degustazione Caffè Fabris

Degustazione Caffè Fabris Nuova Gestione per un locale storico di Monselice in via Cadorna. Venite a provare il nostro caffè e i nostri prodotti. Vi aspettiamo!

19/07/2022

Espresso italiano? Ci insegna cos’è e come prepararlo Usa Today

Dice il quotidiano americano: "L'espresso è sia un tipo di caffè che un metodo di preparazione. Può essere utilizzato in molti modi. Può essere bevuto così com'è in piccoli bicchierini o servito come base per le vostre bevande preferite, tra cui cappuccini e Americanos."

Il consumo di caffè nel Bel Paese: 80 su 100 non rinunciano all’espresso anche in capsule e cialde

MILANO – Si parla sempre dell’Italia come la Patria dell’espresso e all’interno dello Stivale il dibattito sulla sua definizione – tra disciplinari e candidature Unesco – è sempre aperto tra gli addetti ai lavori. Tutta questa fatica per inquadrare un rito che ci rappresenta nel resto del mondo, ma ci siamo mai davvero fermati un secondo per comprendere come ci vedono da fuori? L’espresso, uno dei prodotti del made in Italy per eccellenza, lo presentiamo con un articolo pubblicato su Usa Today, il quotidiano più diffuso negli Stati Uniti: vediamo come viene raccontata questa bevanda all’estero. Un punto di vista condivisibile? A voi lettori l’ardua sentenza.
Espresso? Il tricolore che viaggia attraverso la tazzina

Inizia così l’articolo su Usa Today: “Una cosa è certa: quando si parla di caffè, spesso viene in mente l’espresso, nato in Italia tra la fine del 1800 e l’inizio del 1900 e poi diventato un punto fermo delle nostre bevande, dal caffellatte al mochas.
Ma cos’è esattamente l’espresso? È un tipo di caffè? È un metodo di preparazione?

La risposta che fornisce il quotidiano americano potrebbe far storcere un po’ il naso a tanti esperti: L’espresso è sia un tipo di caffè che un metodo di preparazione. Può essere utilizzato in molti modi. Può essere bevuto così com’è in piccoli bicchierini o servito come base per le vostre bevande preferite, tra cui cappuccini e Americanos.”

Poi l’articolo si addentra in un tema piuttosto complicato per gli italiani e il loro amore per l’iconica cremina in tazza, che però spesso e volentieri non è esattamente sinonimo di qualità:


“L’espresso è una forma concentrata di caffè preparato con acqua calda ad alta pressione e chicchi finemente macinati. L’espresso è più denso e presenta uno strato di “crema” in cima, che deriva dalle bolle d’aria che si mescolano con gli oli del caffè.”
Usa Today prova ad insegnare come fare l’espresso

Pronti a prendere appunti? O eventualmente a scatenarvi per dare le istruzioni corrette?

“Innanzitutto è necessaria una macchina per espresso. – parte bene l’articolo – Il processo di preparazione è ciò che rende veramente un espresso. Secondo Craft Coffee Spot, la macchina utilizza nove bar di pressione per spingere l’acqua calda attraverso i chicchi di caffè finemente macinati.
Le istruzioni:

Macinare finemente i chicchi di caffè di vostra scelta.
Aggiungere il caffè macinato al portafiltro e premerlo con forza fino a renderlo uniforme e piatto.
Inserire il filtro nella macchina, premere il pulsante di avvio ed erogare il caffè (consiglio: per ottenere un espresso di qualità ottimale, questo passaggio dovrebbe durare circa 25-30 secondi).”
L’alternativa senza macchina? La French Press

E qui già si potrebbe dire che il vero espresso non è filtrato…ma continuiamo a leggere Usa Today:

“Primo passo è macinare finemente i chicchi.
Poi scaldare l’acqua finché non è calda, ma non bollente (tra i 200 e i 205 gradi Fahrenheit).
Aggiungere l’acqua calda e il macinato alla French Press e lasciare in infusione per 4 minuti.
Premere lentamente il coperchio e versare in una tazza.”
Infine l’articolo su Usa Today pone il quesito controverso: l’espresso è diverso dal caffè normale?

Che nella versione in lingua originale viene definito “regular coffee”: che cosa significa esattamente? Considerato il target americano, probabilmente si intende il filtered coffee. Attenzione però: perché se nel paragrafo precedente si parlava della French Press, i conti di nuovo non tornano.

“Ci sono delle differenze tra il caffè normale e l’espresso: la prima riguarda il metodo di preparazione. Il primo si prepara facendo gocciolare acqua calda sul caffè macinato. Si tratta di un processo molto diverso dalla preparazione di un espresso.

Un’altra differenza è il contenuto di caffeina. Una tazza di caffè normale può contenere da 80 a 200 milligrammi di caffeina, mentre un espresso ne contiene da 29 a 100 milligrammi, secondo The Spruce Eats.

Infine, le due bevande non hanno lo stesso sapore. L’espresso è noto per il suo sapore ricco, considerato più forte del caffè normale.”

Si conclude così l’articolo da Usa Today, sul tema della salute:
“Secondo recenti studi, bere espresso può ridurre il rischio di diabete di tipo 2, morbo di Alzheimer e demenza. L’espresso contiene anche antiossidanti e caffeina, che favoriscono il metabolismo e aiutano a migliorare l’umore.

L’espresso non è intrinsecamente più salutare del caffè normale, ma chi lo beve può evitare l’eccesso di dolcificanti e zuccheri spesso aggiunti in altre bevande a base di caffè, poiché può essere gustato così com’è.”
(Fonte Comunicaffè del 13/07/2022)

30/05/2022

L'aumento delle bollette colpisce anche i bar della Sardegna. La città della regione che più ne risente è Sassari.

26/04/2022

Calo dei consumi di caffè al Bar, continua produzione di imballi che inquinano e di emissioni dannose in atmosfera ........
Sorge spontanea una riflessione.

Nuzzi, Lavazza: “Da luglio 2021 a gennaio 2022, venduti 26 milioni di capsule a sell-out”

Il regional director: "Al momento la capsula deve essere smaltita nell’indifferenziato, il passaggio all’alluminio è focalizzato sulla riduzione di utilizzo dei materiali plastici. A livello di prodotto, le nuove capsule Lavazza in alluminio compatibili con le macchine Nespresso* Original sono tra i primi prodotti Lavazza a essere a impatto zero CO2. Questo significa che tutte le emissioni annuali dei gas ad effetto serra relative ai volumi prodotti ed immessi sul mercato vengono compensate."

MILANO – Consumi più sostenibili, scelta di materiali alternativi che limitino la produzione di rifiuti, crescita del monoporzionato nel canale domestico: sono tutte tematiche che si trasformano in opportunità da cogliere per le aziende lungimiranti e dalla visione al passo con le nuove esigenze imposte dal mercato. Lavazza non si tira indietro e raccoglie la sfida, portando avanti diverse iniziative che volgono tutte verso un percorso nel rispetto dell’ambiente e con un impatto sociale. Ne abbiamo parlato con il regional director Italia e Svizzera Lavazza, Igor Nuzzi, che ha risposto ad alcune nostre domande.
L’ingresso delle capsule in alluminio a zero emissioni CO2 nella gdo è del luglio 2021, il 2022 segna il lancio nei negozi specializzati: come sono andati questi primi mesi?

“Da luglio 2021 a gennaio 2022 compreso abbiamo venduto circa 26 milioni di capsule a sell-out, raggiungendo oltre 470 mila famiglie e registrando una crescita rispetto ai principali competitors. Entro la fine dell’anno le nostre capsule in alluminio arriveranno anche nei negozi specializzati e questo sicuramente ci permetterà di incrementare il numero di famiglie raggiunte.”
Da quanto tempo presidiate il canale delle capsule compatibili?

“Lavazza presidia il comparto delle NSP in Italia già dal 2017, a partire da luglio 2021 l’offerta si è arricchita sostituendo la vecchia gamma con le miscele iconiche Lavazza (Qualità Oro, Qualità Rossa, iTierra! For Planet, Crema e Gusto e Dek) in capsule in alluminio a zero impatto CO2*.

*Lavazza compensa le emissioni di CO2 di questo prodotto. Per scoprire di più rispetto all’impegno dell’azienda al seguente link.
In quanti negozi siete presenti?

“Per ora, i punti vendita con almeno una referenza della gamma delle nostre capsule in alluminio sono circa 6000.”
Il consumatore come ha risposto a questo formato?

“I numeri realizzati dal lancio ad oggi confermano l’elevato gradimento dei consumatori grazie al binomio vincente capsula in alluminio, compensazione delle emissioni e iconicità delle miscele. Probabilmente, l’offerta dei nostri power brands in capsule in alluminio è stata accolta così favorevolmente dai consumatori anche vista la concomitanza con l’esplosione del trend dell’home bar.”
Le vendite online hanno registrato una crescita ulteriore con la proposta dei blend iconici Lavazza in questo nuovo formato compatibile Nespresso?

“Il traffico generato sulla landing page dedicata alle nuove capsule compatibili aumenta dell’87% (in media al mese) rispetto a quello generato sulle pagine dedicate alle compatibili in PLA.”
Con “impatto zero”, che cosa si intende esattamente?

“L’ambizioso progetto del Gruppo di raggiungere la completa neutralizzazione del nostro impatto carbonico entro il 2030 inizia riducendo le emissioni lungo l’intera catena del valore di Lavazza, dalla coltivazione del caffè alla fine della vita attraverso tutte le fasi
intermedie. Con la consapevolezza che non possono essere completamente ridotte tutte le emissioni, Lavazza ha intrapreso un percorso di compensazione delle emissioni di carbonio residue, ovvero per quelle per cui non è stata possibile una riduzione.

Nel 2020 Lavazza ha iniziato il suo viaggio compensando le emissioni dirette e raggiungendo la completa neutralità delle emissioni per gli uffici e gli stabilimenti produttivi del Gruppo. L’obiettivo finale resta quello di raggiungere la completa neutralità del carbonio compensando anche tutte le emissioni indirette, ovvero quelle generate lungo l’intera catena del valore dalla coltivazione del caffè verde, dal confezionamento, dalla distribuzione del prodotto finale, dall’uso e dallo smaltimento dei prodotti.

Questo percorso è coerente con l’impegno del Gruppo Lavazza ad aderire agli obiettivi di
sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, in particolare rispondendo ai target dei Sustainable development goals numeri 12 e 13, rispettivamente consumo e produzione responsabili e lotta ai cambiamenti climatici.”
Ma le capsule che fine fanno? Intendete nella vostra agenda nel futuro prossimo, attivare programmi di recupero e smaltimento?

“Al momento la capsula deve essere smaltita nell’indifferenziato, il passaggio all’alluminio è focalizzato sulla riduzione di utilizzo dei materiali plastici. A livello di prodotto, le nuove capsule Lavazza in alluminio compatibili con le macchine Nespresso* Original sono tra i primi prodotti Lavazza a essere a impatto zero CO2. Questo significa che tutte le emissioni annuali dei gas ad effetto serra relative ai volumi prodotti ed immessi sul mercato vengono compensate.”

*Lavazza non è affiliata, né approvata o sponsorizzata da Nespresso.
(Fonte Comunicaffè del 20/04/2022)

Esprimendo un'opinione personale: "La compensazione è una gran cosa, ma la produzione ad impatto zero sull'ambiente ci sembra di poter dire che è un'altra cosa.
Forse ritornare all'uso del caffè in grano, macinato fresco e della moka sarebbe auspicabile, non per noi, ma per le generazioni future".(n.d.s.)

22/02/2022

Se hai questi sei sintomi, allora stai bevendo troppa caffeina: ecco quali

Bere caffè con moderazione, oltre che piacevole, può essere anche salutare. Non bisogna però abusarne, altrimenti il corpo può risentirne. Ecco i campanelli d’allarme che ti dicono che stai esagerando. Il caffè americano estratto con l'apposito infusore e il caffè espresso lungo sono più ricchi di caffeina rispetto al caffè espresso tradizionale italiano.

MILANO – A chi piace bere caffè sembra difficile dosare la giusta quantità giornaliera, ma un limite per l’organismo esiste e sarebbe bene rispettarlo. Come ci si rende conto di aver assunto troppa caffeina? Ce lo dice il nostro corpo, mandando determinati segnali: leggiamo cosa succede, da Alessia Ferri su vanityfair.it.
Caffeina: quando dobbiamo smettere?

Al caffè. Se sei tra coloro che rispondono così e senza esitazione alla domanda: «A quale piacere della vita non rinunceresti mai?» sei in buona compagnia.

C’è chi lo beve perché proprio non può farne a meno, specialmente la mattina appena sveglio, chi perché ne ama il gusto e le sensazioni positive provate ad ogni sorso, chi semplicemente per abitudine.
Spesso al centro di studi medici contrastanti, stabilire se il caffè, o meglio la caffeina, faccia genericamente bene o male è molto complesso

Anche se la tesi scientifica prevalente, condivisa anche dall’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) è che un consumo giornaliero di alcune tazze, massimo 5 (corrispondenti a 400mg di caffeina), non sia affatto pericoloso. Anzi, gli effetti positivi sarebbero molto maggiori di quelli nocivi.

Ricco di antiossidanti, preverrebbe le malattie cardiovascolari, ridurrebbe l’affaticamento e, secondo il New England Journal of Medicine, allontanerebbe le malattie croniche, prima tra tutte il diabete di tipo 2.

Attenzione a non abusarne però, superando abitualmente la soglia giornaliera consigliata, altrimenti le cose cambiano e il rischio è di dover far fronte a malesseri più o meno gravi e fastidiosi, come stress, nervosismo eccessivo e ansia, solo per citarne alcuni.
Se hai il dubbio di esagerare, ecco alcuni inconfondibili segnali che dovrebbero suggerirti di dare un freno all’espresso

Stilati dagli esperti della Mayo Clinic, un’organizzazione statunitense impegnata nella cura e nello sviluppo medico.

1.Voglia di fare p**ì spesso o incapacità di controllare la minzione
La caffeina è un diuretico, che può stimolare e irritare la vescica e farti andare in bagno più spesso. Lo stesso effetto è indotto da alcol e cibi acidi. Se la tua attività è sempre stata regolare, ma a un certo punto ti accorgi di dover fare p**ì più frequentemente prova a ridurre il numero di caffè.

2.Battito cardiaco accelerato
Una persona adulta, a riposo, registra generalmente una frequenza cardiaca compresa fra i 60 e i 100 battiti al minuto. Quando si superano si parla di tachicardia, un fenomeno che può dipendere da una maggiore richiesta di sangue nei tessuti a seguito di un’attività fisica intensa o da una risposta all’uso di alcuni farmaci o alimenti, come quelli a base di caffeina, primo tra tutti il caffè.

3.Tremori muscolari
Abusare della caffeina può provocare tensioni muscolari e addirittura tremori improvvisi e localizzati in alcune parti del corpo. Le più colpite sono le mani e accorgersene è semplice perché solitamente questi episodi avvengono mentre si svolgono azioni banali, come bere da un bicchiere o allacciarsi le scarpe. Se ti sono capitati, oltre a ridurre subito il numero di caffè giornalieri, prova alcune tecniche di rilassamento e stretching localizzato, utili a distendere i muscoli.

4.Insonnia
Si dice da sempre: bere caffè la sera non fa dormire. Anche se questo effetto non vale per tutti, ed è maggiore in persone che già in modo cronico soffrono di insonnia, se hai difficoltà ad addormentarti o ti svegli spesso durante la notte, uno dei colpevoli potrebbe proprio essere il caffè. Le sue proprietà eccitanti, infatti, se da un lato migliorano lo stato di veglia e l’attenzione, dall’altro ostacolano il riposo. Prova quindi a ridurne il consumo a massimo tre tazzine al giorno e a evitarlo dal primo pomeriggio in poi. La stessa cosa vale per altre bevande contenenti caffeina come tè o cola.

5.Nervosismo
Oltre ad essere uno stimolante del sistema nervoso centrale, la caffeina blocca i ricettori di adenosina e aumenta adrenalina, dopamina e glutammato. Questo insieme di reazioni chimiche e fisiologiche può scatenare ansia e nervosismo, e accentuare i livelli di stress.
Se sei una persona dal carattere nervoso o stai vivendo un periodo emotivamente complesso, meglio quindi moderare l’assunzione di caffè, o alternare quello classico alla versione senza caffeina.

6.Mal di testa
Questo malanno, invece, al contrario degli altri, potrebbe aumentare smettendo improvvisamente di berlo il caffè. Quando la caffeina viene consumata regolarmente, infatti, il corpo diventa dipendente dai suoi effetti e poiché questa sostanza restringe i vasi sanguigni che circondano il cervello, se il consumo viene interrotto, questi si ingrandiscono, provocando un aumento del flusso sanguigno. Tutto ciò può innescare quello che è noto come mal di testa da astinenza da caffeina, che può durare anche un paio di settimane, perché il corpo impiega un po’ di tempo per disintossicarsi.
(Fonte Comunicaffè del 21/02/2022)

27/01/2022

Zucchero, pure nel caffè esagerare può portare al diabete

“Lo zucchero viene assorbito dal flusso sanguigno. Ciò si traduce in un picco dei livelli di zucchero nel sangue che fornisce una rapida esplosione di energia, ma è di breve durata e seguito da un crollo quando i livelli di zucchero nel sangue scendono”, afferma Jennifer Schlette, RD , dietista registrata e coach della salute della nutrizione integrativa, per la rivista Livestrong.

MILANO – Lo zucchero nel caffè fa parte quasi del rito della tazzina in Italia: sono tantissimi che non rinunciano alla classica bustina da versare nell’espresso – le ragioni e le considerazioni dietro questo gesto, sono strettamente legate al discorso della qualità e se ne discute parecchio – ma non è una sana abitudine. E’ ovvio che consumare in quantità eccessive questa sostanza quotidianamente, ha degli effetti collaterali importanti per la salute. Su questo tema, condividiamo l’articolo di Emiliana Chiarolanza su salutebuongiorno.it.
Zucchero: ne possiamo fare a meno

Lo zucchero nel caffè, infatti, se da un lato è fonte di energia, dall’altro potrebbe, se esageriamo, contribuire a stati di sovrappeso e obesità e affaticare il corpo.

Secondo la National Coffee Association, circa il 62% degli americani dichiara di bere caffè ogni giorno. Una potente fonte di caffeina ad alto potere calorifico, ma non è solo l’assunzione di caffeina che dovrebbe essere monitorata.
C’è una differenza tra lo zucchero nel caffè e quello presente negli alimenti

Lo zucchero aggiunto al caffè non è lo stesso degli zuccheri naturali che si trovano negli alimenti che contengono carboidrati come frutta, verdura, cereali e latte, per esempio.

Quello nel caffè è un alimento raffinato, una versione trasformata degli zuccheri naturali.

Gli esempi includono lo sciroppo di mais derivato dal mais e lo zucchero semolato (noto anche come quello da tavola) derivato dalla canna da zucchero. Questi alimenti sono stati trasformati in modo che rimanga solo lo zucchero, secondo l’ MD Anderson Cancer Center.
In che modo questo influisce sul corpo? I nutrienti come fibre, proteine, vitamine e minerali svolgono ruoli essenziali nel corpo

Lo zucchero non è un nutriente necessario per la dieta, secondo Harvard Health Publishing. Sebbene esso possa aumentare temporaneamente i livelli di energia, non è sostenibile a causa delle fluttuazioni dei livelli di zucchero nel sangue.

“Lo zucchero viene assorbito dal flusso sanguigno. Ciò si traduce in un picco dei livelli di zucchero nel sangue che fornisce una rapida esplosione di energia, ma è di breve durata e seguito da un crollo quando i livelli di zucchero nel sangue scendono”, afferma Jennifer Schlette, RD , dietista registrata e coach della salute della nutrizione integrativa, per la rivista Livestrong.

“Questo picco e il successivo crollo dei livelli di zucchero nel sangue possono essere rischiosi per le persone con diabete o altre condizioni legate alla glicemia, ma per la popolazione generale non è considerato dannoso” continua la nutrizionista.

L’eccesso può influire sulla salute del cuore in molte diete. L’obesità dovuta a diete ricche di zuccheri è associata a pressione alta, infiammazione cronica, aumento dei trigliceridi e livelli elevati di colesterolo.

“Aumenta anche il rischio di malattie cardiache, secondo la Cleveland Clinic” prosegue Livestrong. Le linee guida dietetiche per gli americani raccomandano di limitare il numero di calorie dagli zuccheri aggiunti a non più del 10 percento al giorno.

L’American Heart Association (AHA) raccomanda che le persone a cui è stato assegnato un maschio alla nascita non assumano più di 9 cucchiaini (36 grammi o 150 calorie) di zucchero aggiunto al giorno e le persone assegnate a una femmina alla nascita abbiano un massimo di 6 cucchiaini da tè (25 grammi o 100 calorie) al giorno.
(Fonte Comunicaffè del 26/01/2022)

E' nostra espressa opinione che un caffè di qualità risulta non amaro senza zucchero o dolce con dosi minime di zucchero.
Fabris Caffè

09/12/2021

Super green pass: le risposte di Fipe alle domande più frequenti

ROMA – Con l’entrata in vigore del super green pass e le disposizioni aggiornate al 7 dicembre, la Federazione italiana pubblici esercizi si mette a disposizione dei gestori, che ora devono confrontarsi con le novità di questa misura. Le loro domande sono state raccolte da Fipe, che poi ha cercato di fornire le risposte ai dubbi ricevuti.
È vero che per il consumo ai tavoli al chiuso serve sempre il green pass rafforzato?

Sì, nella zona bianca dal 6 dicembre al 15 gennaio p.v., e nelle zone gialla e arancione, per il consumo al tavolo al chiuso è necessario possedere il c.d. super green pass (no tampone), fatta eccezione per i minori di anni 12 e i soggetti esenti dalla campagna vaccinale in possesso di idonea certificazione medica (cfr. tabella attività consentite della Presidenza del Consiglio dei Ministri). In zona rossa il servizio di somministrazione in loco (sia all’aperto, che al chiuso) resta sospeso.
Che cosa prevedono le nuove linee guida in ordine all’obbligo della mascherina negli esercizi di ristorazione?

Le nuove linee guida della Conferenza delle Regioni, approvate con Ordinanza del Ministero della Salute dello scorso 2 dicembre – pubblicate in Gazzetta Ufficiale il 6 dicembre u.s. – prevedono ora l’obbligo per i clienti di indossare la mascherina chirurgica o altro dispositivo che conferisca superiore protezione (come FFP2) in ogni occasione in cui non sono seduti al tavolo; le medesime caratteristiche devono possedere quelle portate dai lavoratori. È bene considerare che anche per altre attività, tra cui discoteche e sale giochi, è previsto l’esclusivo utilizzo di mascherine chirurgiche o FFP2. Per ricevere la check-list Fipe, riepilogante le misure applicabili al settore della ristorazione, può contattare la Fipe – Confcommercio territoriale di appartenenza.
Ho un bar, la mia Regione è attualmente in zona gialla, per il consumo al bancone i clienti devono essere in possesso del super green pass?

No, nelle zone bianca e gialla per consumare al bancone non è necessario nessun tipo di green pass (né ordinario, né rafforzato). Laddove la sua Regione dovesse essere collocata in zona arancione per il consumo al banco (e anche per il servizio ai tavoli all’aperto e al chiuso) sarà necessario esibire il green pass rafforzato (cfr. tabella attività consentite della Presidenza del Consiglio dei Ministri), con l’eccezione dei minori di anni 12 e i soggetti esenti dalla campagna vaccinale in possesso di certificazione medica.
I clienti che vogliono essere serviti nei tavoli all’aperto del mio ristorante che tipo di green pass devono possedere?

La regolamentazione sul green pass differisce a seconda della tipologia di fascia di rischio in cui sono collocate le Regioni. Nelle zone bianche e gialle è possibile consumare ai tavoli all’aperto anche senza green pass, nelle zone arancioni, invece, è necessario il possesso del super green pass (no tampone), mentre in zona rossa il servizio di somministrazione in loco (sia all’aperto, che al chiuso) non è consentito.
Laddove è richiesto il super green pass, anche il titolare e il personale devono possederlo?

No, le norme che regolamentano il possesso del super green pass per l’accesso alle attività e ai servizi in zona bianca, gialla e arancione (artt. 5 e 6 del D.L. n. 172/2021) si riferiscono esclusivamente ai clienti.

Per i lavoratori (ivi compreso il titolare dell’attività) continuano, invece, ad applicarsi le disposizioni previste dal D.L. n. 127/2021, c.d. “green pass sul lavoro”, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 165/2021, che prevede unicamente l’obbligo del possesso del green pass ordinario, salvi i casi di obbligo vaccinale nei confronti di specifiche professioni.
Ho sentito che in caso di feste non serve il super green pass, potete confermare?

Occorre fare attenzione perché la regolamentazione del green pass in caso di feste differisce a seconda della tipologia (cfr. tabella attività consentite della Presidenza del Consiglio dei Ministri):

in caso di feste non conseguenti a cerimonie civili e religiose, è sempre richiesto il super green pass (ad oggi sia in zona bianca che gialla e arancione);
in caso di matrimoni, cresime, battesimi, feste di laurea e altre feste conseguenti a cerimonie civili e religiose, (i) nelle zone bianca e gialla è sufficiente il green pass ordinario (si tampone), mentre (ii) in zona arancione è necessario il green pass rafforzato (no tampone).

Entrambe le tipologie di feste restano vietate in zona rossa.
Ho una sala giochi, considerato che la mia Regione è in zona bianca, che tipo di green pass devono possedere i clienti per accedere?

Sia in zona bianca che gialla per accedere alle attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò i clienti devono esibire il green pass ordinario (sì tampone). In zona arancione è invece previsto il necessario possesso del super green pass, mentre in zona rossa tali attività restano sospese.

E’ ancora necessario mostrare il cartello con l’indicazione della capienza massima del locale?

Sì, anche le nuove Linee guida confermano la necessità di fornire indicazioni sulla capienza massima degli spazi per diverse attività tra cui i servizi di ristorazione, le discoteche e sale giochi. Per ricevere la cartellonistica da esporre all’esterno del locale, può contattare la Fipe – Confcommercio territoriale di cui è socio.
Come faccio a verificare il super green pass?

Occorre possedere la versione aggiornata dell’App VerificaC19 (cfr. pillola video Fipe) che può essere scaricata su App Store, Play Store e App Gallery. Tale applicazione consente di effettuare sia la “la verifica base”, che la “verifica rafforzata”.

Che cosa rischio se nel mio non osservo le misure contenute nelle linee guida? E se non effettuo la verifica del green pass?

La mancata osservanza delle misure di prevenzione può comportare, ai sensi dell’art. 13 del D.L. n. 52/2021, c.d. “Riaperture”, convertito, con modificazioni, dalla L. n. 87/2021 (che rinvia all’art. 4 del D.L. n. 19/2020 convertito con modificazioni dalla L. n. 35/2020) (i) una sanzione amministrativa pecuniaria da 400 a 1.000 euro e (ii) la sanzione accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 5 a 30 giorni.

Nei casi in cui vi sia stata una reiterazione della violazione, è previsto il raddoppio della sanzione pecuniaria e l’applicazione della sanzione accessoria nella misura massima. Inoltre è bene precisare che l’Autorità di controllo, già all’atto dell’accertamento della violazione, può disporre, in via cautelare, la chiusura provvisoria dell’attività fino a 5 giorni (che verranno poi scomputati dalla sanzione accessoria eventualmente irrogata). Inoltre, permane l’astratta configurabilità di gravi ipotesi di reato, come i delitti colposi contro la salute pubblica di cui all’art. 452 c.p. (cfr. Circolare Ministero dell’Interno n. 1530/117).

Anche nel caso di violazione della norma di cui al comma 4 dell’art. 9-bis del “ Riaperture” – che impone ai titolari o ai gestori dei servizi e delle attività per il cui accesso è necessario il green pass, di effettuare la relativa verifica (potendo anche delegare tale incombenza a un soggetto terzo – si applica la sanzione pecuniaria sopra indicata (da 400 a 1.000 euro), e dopo due violazioni, a partire dalla terza, è prevista anche la sanzione accessoria della chiusura dell’esercizio o dell’attività da 1 a 10 giorni.
Per i ricevimenti conseguenti alle cerimonie (es. matrimoni), è cambiato qualcosa sulla regola del distanziamento?

In ordine al distanziamento dei tavoli, le nuove linee guida, approvate con Ordinanza del Ministero della Salute dello scorso 2 dicembre e pubblicate in GU il 6 dicembre u.s., confermano l’obbligo di posizionare i tavoli in modo da assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra i clienti di tavoli diversi, con eccezione delle persone che, in base alle disposizioni vigenti, non siano soggette al distanziamento interpersonale (detto ultimo aspetto afferisce alla responsabilità individuale).

Tuttavia, a differenza della precedente versione, è stata eliminata la previsione che imponeva, in generale, di riorganizzare gli spazi in modo da assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra gli utenti. Resta fermo l’obbligo di garantire che l’accesso alla sede dell’evento avvenga in modo ordinato, al fine di evitare assembramenti di persone.

Per ricevere la check-list Fipe, riepilogante le misure applicabili al settore della ristorazione e dei ricevimenti, può contattare la Fipe – Confcommercio territoriale di appartenenza.
Quali regole devo osservare per organizzare il servizio in modalità buffet?

Le nuove linee guida, approvate con Ordinanza del Ministero della Salute dello scorso 2 dicembre – pubblicate in Gazzetta Ufficiale il 6 dicembre u.s. – a differenza della precedente versione, stabiliscono che la modalità a buffet possa avvenire anche senza somministrazione da parte di personale incaricato tuttavia prevedono l’obbligo che cliente e personale indossino una mascherina chirurgica (o un dispositivo che conferisca maggiore protezione, come gli FFP2) e il mantenimento della distanza. Inoltre, la modalità self service non è più limitata dall’obbligo di utilizzare prodotti confezionati in monodose ma dovranno essere adottate modalità organizzative che evitino la formazione di assembramenti anche attraverso una riorganizzazione degli spazi in relazione alla dimensione dei locali, valutando anche idonee misure (es. segnaletica a terra, barriere, ecc.) per garantire il distanziamento interpersonale di un metro durante la fila per l’accesso al buffet.

Per ricevere la check-list Fipe, riepilogante le misure applicabili al settore della ristorazione, può contattare la Fipe – Confcommercio territoriale di appartenenza.

Sono il titolare di una discoteca, quali sono le modalità per rispettare l’obbligo del tracciamento dell’accesso dei clienti presso la struttura?

L’obbligo del tracciamento dell’accesso dei clienti nelle discoteche è stabilito dall’art. 5, comma 1-bis, del D.L. “Riaperture”, così come modificato dal D.L. n. 139/2021, ma è stato definito analiticamente solo con l’adozione delle nuove linee guida della conferenza delle Regioni e delle province autonome, approvate con Ordinanza del Ministero della Salute dello scorso 2 dicembre. La scheda relativa alle misure di prevenzione per le “sale da ballo e discoteche” dispone che occorre conservare l’elenco delle persone presenti nella struttura per un periodo di 14 giorni, rendendolo disponibile su richiesta delle strutture sanitarie in caso di necessità di svolgere attività di contact tracing, nel rispetto della normativa in materia di protezione dei dati personali. Inoltre è previsto l’obbligo di promuovere l’utilizzo di tecnologie digitali al fine di automatizzare la gestione degli ingressi e degli elenchi nominativi.

Per ricevere la check-list Fipe, riepilogante le misure applicabili al settore delle discoteche, può contattare la l’Associazione a cui è iscritto.
In base alle nuove linee guida, come è regolamentato il distanziamento interpersonale nelle discoteche? I clienti possono consumare bevande al bancone?

Le nuove linee guida, approvate con Ordinanza del Ministero della Salute dello scorso 2 dicembre (di cui si attende la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale), contengono una specifica scheda contenente le misure di prevenzione applicabili alle discoteche nella quale, in ordine al distanziamento, viene previsto:

di riorganizzare gli spazi per garantire l’accesso in modo ordinato, al fine di evitare code e assembramenti di persone in tutto il percorso di entrata, presenza e uscita e di assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra gli utenti; se possibile, andranno organizzati percorsi separati per l’entrata e per l’uscita;

di assicurare durante il ballo il distanziamento interpersonale di almeno 2 metri;

che tavoli e sedute debbano essere disposti in modo da assicurare il mantenimento di almeno 1 metro di separazione tra i clienti.
In tutti i casi sopra indicati, l’obbligo è derogabile in caso di persone che in base alle disposizioni vigenti non sono soggette al distanziamento interpersonale (detto ultimo aspetto afferisce alla responsabilità individuale).

Per quel che concerne il consumo di bevande, le linee guida prevedono che non è consentita la consumazione al banco di bevande e che la distribuzione delle bevande può avvenire esclusivamente qualora sia possibile assicurare il mantenimento rigoroso della distanza interpersonale di almeno 1 metro tra i clienti, che dovranno accedere al banco in modalità ordinata e, se del caso, contingentata.

Per ricevere la check-list Fipe, riepilogante le misure applicabili al settore delle discoteche, può contattare l’Associazione di appartenenza.
Le novità del super green pass si applicano anche alle mense e al catering continuativo su base contrattuale? E se tali attività vengono svolte da un pubblico esercizio?

Come precisato dagli articoli 5 e 6 del D.L. n. 172/2021, la normativa sul c.d. super green pass non trova applicazione, per le mense e per il catering continuativo su base contrattuale, conseguentemente potranno consumare al tavolo al chiuso anche coloro che siano in possesso del green pass ordinario (dunque è valida anche la certificazione verde rilasciata a seguito dell’effettuazione di un tampone con esito negativo), salvi i casi di obbligo vaccinale nei confronti di specifiche professioni.
Come si ottiene il super green pass? È vero che è cambiata la durata di validità delle certificazioni verdi?

Ai fini del c.d. “super green pass” non sarà valido il green pass rilasciato a seguito dell’effettuazione di un test antigenico rapido o molecolare (art. 9, comma 2, lett. c)), bensì saranno valide solo le certificazioni attestanti:

l’avvenuta vaccinazione (art. 9, comma 2, lett. a) del “Riaperture”);
l’avvenuta guarigione (art. 9, comma 2, lett. b) del “Riaperture”);
l’avvenuta guarigione dopo la somministrazione della prima dose di vaccino o al termine del ciclo vaccinale primario o della somministrazione della relativa dose di richiamo (art. 9, comma 2, lett. c-bis).

Il D.L. n. 172/2021 ha previsto alcune modifiche – efficaci solo a decorrere dal prossimo 15 dicembre – anche in ordine alla durata delle certificazioni verdi portando, ad esempio, a 9 mesi (in luogo di 12) la validità di quella comprovante l’avvenuta vaccinazione (anche a seguito della somministrazione della dose di richiamo).

Per ricevere il vademecum Fipe, riepilogante le disposizioni vigenti relative alla normativa sulle diverse certificazioni verdi, può contattare la Fipe – Confcommercio territoriale di appartenenza.
Nel caso di ricevimenti conseguenti a matrimoni svolti in location private, la verifica delle certificazioni verdi spetta al proprietario del locale o all’azienda di catering?

In base all’art. 9 bis, comma 4, del “Riaperture”, i soggetti tenuti al controllo – ma che possono delegare tale attività con atto formale – sono i titolari e i gestori dei servizi e delle attività per il cui accesso o per la cui fruizione è richiesto il possesso della certificazione verde. Inoltre, l’art. 13 del DPCM del 17 giugno 2021 chiarisce che sono deputati alle suddette attività di verifica, tra gli altri:

“i soggetti titolari delle strutture ricettive e dei pubblici esercizi per l’accesso ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde” (comma 2, lett. c);
“il proprietario o il legittimo detentore di luoghi o locali presso i quali si svolgono eventi e attività per partecipare ai quali è prescritto il possesso di certificazione verde” (comma 2, lett. d).

L’impresa di catering è quindi da ritenere responsabile delle attività di verifica nei casi in cui vi sia una coincidenza con:

la titolarità del pubblico esercizio ospitante l’evento (ma non sembra essere questa l’ipotesi, visto che nel caso indicato si tratterebbe di una location privata);
la proprietà dei locali presso i quali si svolge l’evento;
chi detiene legittimamente tali locali.
Per la zona rossa cambia qualcosa?

No. La disciplina introdotta dal D.L. n. 172/2021 (cfr. news Fipe) non riguarda la zona rossa dove continuano ad applicarsi le disposizioni previste dal Capo V del DPCM del 2 marzo 2021, nelle parti non modificate o abrogate da successivi provvedimenti.

Per i pubblici esercizi, in tale zona restano sospesi i servizi di ristorazione con le eccezioni delle mense, del catering continuativo e degli esercizi siti nelle aree di servizio autostradali (nonché, tra l’altro, in ospedali, aeroporti, porti e interporti), e della possibilità di svolgere senza restrizioni orarie, la consegna a domicilio e il take away fino alle ore 22.00, con eccezione di bar (cod. ATE. 56.3) ai quali è consentito effettuare il servizio di asporto solo fino alle 18.00. Restano parimenti sospese, tra le altre, le discoteche, sale giochi, bingo, scommesse, casinò, le attività di spettacolo e le feste.
(Fonte Comunicaffè del 08/12/2021)

Indirizzo

Via Cadorna 21
Monselice
35043

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