Attraversare il salone della hall, guardarsi attorno e vedere stralci di storia dipinti sulle pareti, i segni del tempo, un pianoforte con ancora addosso la responsabilità di essere stato ispiratore del genio creativo di Verdi nel comporre la Traviata. Salire le scale e perdersi negli spazi enormi del piano nobile, scrutare le suite reali ascoltando le loro storie, "Reagan è stato qui, proprio qui
" e salire poi all'ultimo piano per immaginarsi i grandi artisti del nostro tempo affacciati alle finestre, mentre guardano il parco, il giardino e mentre nella loro mente si attivano gli ingranaggi incontrollabili dai quali scaturiscono le poesie diventate parte del nostro presente. "Sting, adorava questa camera". E viene voglia di tornare al piano terra, e varcare una nuova porta, con la curiosità di scoprire ancora cosa c'è nelle sale e saloni che si spiano dalla hall. Uscire, vedere un giardino che è un parco e sembra un bosco. La barchessa nella sua architettura riporta a ricordi da libri di storia dell'arte, ma i suoi spazi lasciano libera l'immaginazione e si sente il silenzio e poi si vede una festa, le tavole imbandite e la sera un uomo con la barba che fuma il sigaro su una sedia in vimini. C'è il profumo dell'erba appena tagliata, gli alberi vibrano e nascondono qualcosa, allora si attraversa il parco, si entra in un bosco e si scoprono rovine antiche, un lago stanco e attorno un sentiero candido, piccole pietre di memoria di qualcuno che vi è già passato. Un passaggio, dall'altra parte si scorge un passaggio, attraversarlo per trovare una nuova corte, nuovi spazi, nuove idee. Entrare, trovare un altro pianoforte, sedersi nel divano del mini appartamento e leggere le prime pagine di un libro. Piccoli gazebi all'esterno profumano di fresco, riflettono i raggi di un sole pacato e calmo.