Chi l’avrebbe mai detto che dopo quasi vent’anni il figliol prodigo potesse non solo tornare all’ovile ma prendere proprio tutta la baracca? Neanche Nostradamus poteva prevederlo … era il Jolly Cafè di Tullio quando un giovanissimo (ma sempre con la barba) Diego Tennent si rivolgeva al canuto proprietario chiedendo se “avesse mai bisogno di una mano”, assunto senza troppe formalità iniziò la fanta
stica avventura; inizialmente la prese come un lavoretto in parallelo con gli studi ma la passione per la miscelazione e il mondo dei distillati già cominciava ad ardere e presto si ritrovò ad intravedere una via per il suo futuro. Cominciò ad informarsi, ad assaggiare di tutto, a chiedere sempre consigli a Tullio su come e cosa fare e prontamente lui che chiariva ogni dubbio del giovane raccontando aneddoti e storie che avevano dell’incredibile; subito dopo arrivò il momento di creare qualcosa di personale, le sue prime cose erano non solo inguardabili ma pure abbastanza schifose, nonostante volesse convincersi del contrario. Questo era il leit motiv, fino ad entrare proprio dentro al cocktail e a capire finalmente la potenza degli ingredienti e come dosarli, così nacque la sua prima creazione: Lo “Steve” (storico soprannome ben ben prima di Tennent), tanto che il maestro Tullio lo inserì nel listino ufficiale del locale, una bella iniezione di fiducia per il nostro mini-barman che subito si lancia in un nuovo progetto ma stavolta vuole puntare in alto: un cocktail con personalità, maturo, dal gusto deciso ma avvolgente … un cocktail con le palle insomma. Dopo una ricerca minuziosa degli ingredienti e dei gusti da bilanciare nasce il “Drop”, con piena approvazione del maestro, tanto che la Monin lo inserisce nel suo ricettario ufficiale. Gratificazione a mille, e ormai il ragazzo, fatto uomo, è pronto per lasciare il luogo natio per nuove avventure, come un piccolo Ulisse nell’arcipelago della vita. Nuove avventure nel bene e nel male ma sempre con la testa e i sogni rivolti al Jolly, quel locale che gli aveva insegnato e dato così tanto, dove i concetti erano semplici ma soprattutto c’era il valore della qualità sia nel bere che nel mangiare. Un bel giorno di inverno del 2017 passando in macchina davanti al Jolly (che nel frattempo era diventato una caffetteria!!!!!!!) l’uomo Tennent vide il cartello “vendesi” … un pensiero gli balena immantinente nel cervello ma accantona quasi subito, però questo pensiero gli torna e ritorna sempre più insistentemente, “Ok buttiamoci una volta per tutte, pensò, però mi serve un socio, non posso fare tutto da solo”, ed è qui che salta fuori il secondo protagonista di questa storia: Diego (un altro, non l’abbiamo fatto apposta, giuriamo). Un operaio che ama il suo lavoro, tradito, purtroppo, dalle meccaniche delle fabbriche e dalla poca, pochissima meritocrazia che governa questi ultimi tempi, ma con un amore sconfinato per la cucina, non la grande cucina che tanto va di moda ora, la cucina vera quella delle nostre nonne e delle nostre madri, cose buone non necessariamente belle; un amore per la tradizione che si unisce perfettamente con il concetto street che capeggia in America. Fu così che Diego chiamò il Diego Tennent proponendo di lavorare insieme, al Diego Tennent non parve neanche vero (i due si conoscono da tempo immemore per merito del Rock), “…ci sarebbe il Jolly…” disse, detto fatto, accordo trovato in 3,16 secondi ed eccoci qua … ad inseguire e coltivare un sogno con pochi concetti molto semplici stampati in testa: qualità, sorrisi e tanto tanto Rock ‘n roll. Los Diegos