Una canzone di Mannarino dice: “Bisogna saper distinguere la luce delle stelle da quella delle lampare“. Ho molto da raccontarti su com’è nato questo blog: avrei da sintetizzarti svariati anni di attivismo, qualcuno di insofferenza, certamente anche la costante e un po’ frustrata speranza di poter incidere sulle cose. Anche la tenacia, pure quella però avrei da raccontarti; quella roba che non spe
gni, che sta lì, un po’ id**ta a entusiasmarti per qualcosa e in realtà è fondamentale per superare la vorticosa paralisi-da-analisi, che non fa mai cambiare niente. E forse è da qui che vorrei partire. Partiamo dalle stelle, imparando a distinguerle dalle lampare; partiamo dalla disobbedienza e dai tempi irregolari di questo tip tap sociale. Se il logo di questo blog è un pezzo degli scacchi c’è un perché. La prendo larga, ti avviso: allora, una delle prime cose che dissero a Giacomo Marossi, un mio carissimo amico, quando si candidava a prendere in mano il deserto della giovanile milanese del PD qualche anno fa fu: “Tu non capisci i tempi della politica”. Quali sono i tempi della politica? Ecco, io credo di gestire i tempi della mia politica come il cavallo negli scacchi. Magari resto ferma un po’, mi impiglio in qualche elucubrazione e valutazione di troppo, rallento preoccupandomi delle ortodossie esistenti e degli ostacoli da superare. Ma poi una notte alle due decido che è abbastanza; che è tempo. E allora faccio la mossa del cavallo che è un po’ Torre e un po’ Alfiere. Un passo in avanti e uno di lato, per schivare l’ovvio. Sei di fanteria, magari muori presto. Ma hai tentato. E quanto sei felice coi capelli al vento mentre corri in avanti?