24/03/2026
RECENSIONE DEL LIBRO 𝙇𝘼 𝙁𝙄𝙂𝙇𝙄𝘼 𝘿𝙀𝙇 𝙏𝙀𝙈𝙋𝙊𝙍𝘼𝙇𝙀
La figlia del temporale di Valentina D’Urbano non si legge.
Si attraversa.
Ti porta dentro la perdita, quella che arriva senza chiedere,
e lascia crepe che non tornano più come prima.
Eppure, sotto, resiste la speranza.
Sottile. Fragile.
Ma viva.
L’identità si muove, cambia forma, si nasconde.
La libertà non è piena:
è un margine stretto,
un prezzo da pagare,
una scelta che lascia segni.
Le costrizioni sono silenziose.
Antiche.
Ti insegnano a essere ciò che devi…
anche quando non ti riconosci più.
Poi, raro, accade il riconoscimento.
Essere visti davvero.
Senza ruoli. Senza nomi.
E l’amore non salva.
Non protegge.
Ma resta, come uno sguardo che ti riconosce quando tutto il resto ti ignora.
Intorno, la natura respira.
Il freddo entra dentro.
La neve tace.
Il bosco confonde e accoglie.
I sentieri dividono.
Il fango trattiene.
Le capanne resistono, fragili.
Tutto parla.
Anche quando nessuno dice nulla.
Come si fa a restare sé stessi, in un mondo che ci chiede di essere altro?
☆©️LiZ
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