Cantina Gungui

Cantina Gungui Vignaiolo sul granito disfatto, sotto il cielo stellato. www.lucagungui.it

C'è qualcosa di profondamente sbagliato e ingiusto in un sistema che predica sostenibilità dai palazzi di Bruxelles e po...
11/08/2026

C'è qualcosa di profondamente sbagliato e ingiusto in un sistema che predica sostenibilità dai palazzi di Bruxelles e poi, quando arriva il momento di scegliere da che parte stare, continua a lasciare aperta la porta alla chimica.
Nei centri decisionali si predica bene ma si razzola male, leggi malissimo.
Il glifosato resterà autorizzato nell'Unione Europea fino al 2033.
Sette anni ancora!
Sette anni nei quali continueremo a discutere di biodiversità, salute del suolo, tutela dell'ambiente e agricoltura sostenibile mentre uno degli erbicidi più tossici e dannosi del nostro tempo continuerà a essere (ex lege) utilizzato nei vigneti e nei campi europei.
E qui, per chi è dotato di un minimo di intelligenza e spirito critico, la domanda sorge spontanea: perchè le istituzioni europee da una parte propongono degli incentivi per chi lavora senza l'ausilio della chimica e dall'altra prorogano l'utilizzo del glifosato fino al 2033?
Eppure un'altra agricoltura esiste, è piccola marginale ma esiste, perché quando c'è da prendere decisioni importanti e decisive si fa sempre finta di non vedere? Perché ci si gira sempre dall'altra parte?
Il piccolo viticoltore che decide di non utilizzare il glifosate deve entrare nel vigneto e togliere l'erba con le proprie mani e quando l'erba ricresce, deve ricominciare daccapo.
Ogni anno!
Questa è la grande ipocrisia della sostenibilità raccontata soltanto a parole: tutti la vogliono, purché sia qualcun altro a pagarne il prezzo.
Il piccolo produttore lo paga con la propria fatica.
Il consumatore spesso non sa nemmeno che quella bottiglia è costata ore di lavoro manuale in più.
Il mercato continua a chiedere prezzi sempre più bassi e nel frattempo il glifosato continua a essere autorizzato.
Si pensi che l'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro lo ha classificato come “probabilmente cancerogeno per l'uomo”, basterebbe questo ad imporre domande politiche prima ancora che commerciali:
quando esiste un dubbio così importante, perché la scelta deve essere quella di continuare a utilizzarlo?
Perché non applicare con maggiore coraggio il principio di precauzione?
Perché non investire seriamente nella ricerca e nelle alternative?
Perché non sostenere economicamente chi ha già scelto di farne a meno?
Forse perchè l'agricoltura non è più agricoltura ma industria, business, lobby, potere economico?

Le istituzioni europee vogliono un'agricoltura sostenibile?
Bene.
Allora inizino a dare incentivi veri a chi la pratica.
Incentivi veri però, non come lo specchietto delle allodole del biologico.
Vogliono proteggere il suolo?
Allora riconoscano economicamente chi rinuncia ai diserbanti e sceglie pratiche più rispettose.
Vogliono difendere la biodiversità?
Allora rendano conveniente conservarla.
Vogliono salvaguardare i piccoli produttori?
Allora smettano di mettere sullo stesso piano economico prodotti ottenuti attraverso sistemi produttivi completamente diversi.
Perché un vino prodotto senza glifosato è certamente il risultato di una scelta agricola più coraggiosa, più impegnativa.
E questa scelta ha un valore.
Un valore ambientale.
Un valore culturale.
Un valore umano.
Un valore economico.
Dietro quel vino ci sono ore di lavoro che non finiscono nel laboratorio di analisi e che non possono essere spiegate attraverso una semplice certificazione.
E c'è un'altra scelta: quella di non percorrere la strada più facile.
Quella scelta meriterebbe rispetto.
Perché continuiamo a pretendere che il piccolo produttore protegga il territorio, mantenga vive le campagne, conservi i paesaggi agricoli, difenda la biodiversità e rinunci alla chimica, ma poi pretendiamo di comprare il suo vino come se tutto questo non costasse nulla.
È una follia.
La sostenibilità non può essere soltanto uno slogan stampato sui documenti europei.
Non può essere una parola da usare nei convegni.
Non può essere una fotografia di un vigneto verde pubblicata sui social.
La sostenibilità costa.
E se la società vuole davvero un'agricoltura diversa, quel costo deve essere condiviso.
Altrimenti vincerà sempre la soluzione più economica.
E mi sembra che la storia ci abbia già insegnato che la soluzione più economica non corrisponde mai con la scelta più giusta.

Luca Gungui

03/07/2026
L'annata 2026 è un'annata che definirei – per ora – insidiosa e ci ricorda, ancora una volta, quanto poco controllo abbi...
22/06/2026

L'annata 2026 è un'annata che definirei – per ora – insidiosa e ci ricorda, ancora una volta, quanto poco controllo abbiamo sulla natura. È stata una stagione segnata dall'acqua: piogge abbondanti durante l'inverno, precipitazioni frequenti anche all'inizio della primavera, terreni carichi di umidità e vigne costrette a confrontarsi con una disponibilità idrica fuori dall'ordinario, almeno se confrontata alle ultime stagioni, eccezion fatta per la 2018 e la 2023.
Ho notato escoriosi in tutte le parcelle, così come non l avevo vista prima, la peronospora ha determinato la fioritura e per fortuna a maggio c'è stato un considerevole rallentamento delle precipitazioni, esclusa l'ultima domenica del mese nella quale sono arrivati a terra 20 millimetri abbondanti di pioggia in meno di un'ora e le conseguenze si vedono in campo. L'allegagione non è stata perfetta, i grappoli appaiono spargoli, poco compatti ed'è qualcosa che si allontana dall'idea di perfezione che spesso (a torto) cerchiamo con ostinazione. La perfezione così come la immaginiamo noi non esiste. Esiste, invece, la perfezione della natura, che segue regole diverse dalle nostre. Una perfezione che non ha alcun interesse per le rese, per i bilanci o per i litri di vino che vorremmo produrre. La natura procede secondo i suoi cicli, i suoi equilibri, i suoi tempi profondi. Non conosce le nostre aspettative, figuriamoci se le prende in considerazione.

Non ho mai guardato di buon occhio quella viticoltura che ha cercato rassicurazione nelle abitudini e nei protocolli fissi. Una viticoltura che mi piace definire “prudente” mal si concilia con una viticoltura automatica.

Ho sempre preferito osservare prima di intervenire a costo di perdere qualcosa o più di qualcosa, leggere l'annata e la vigna cercando di interpretare al meglio le stagioni. Ci sono anni in cui si vince e anni in cui si perde ma così funzionano tutte le cose.

La vite non è una macchina e la vigna non è una fabbrica e ci sono equilibri molto più grandi di noi che dovremmo imparare a osservare con meraviglia anche quando le cose non vanno come avremmo desiderato.

Un inverno e una primavera piovosi, un tasso di umidità molto elevato e l'ultima pioggia di due domeniche fa hanno influ...
14/06/2026

Un inverno e una primavera piovosi, un tasso di umidità molto elevato e l'ultima pioggia di due domeniche fa hanno influito sull' allegagione che non è stata niente affatto regolare e omogenea nella vigna del Nuraghe sas de Melas e nella vigna vecchia.
Il clima è in linea con la stagione senza eccessivi picchi di caldo e sere molto fresche.
Le vigne più alte sono in piena fioritura e godono di una clima secco e asciutto che dura da due settimane e promette costanza almeno per la prossima.
È il periodo più importante e sono giorni cruciali e decisivi per la determinazione dell'intera annata.
Il motto è sempre lo stesso: agiamo con speranza.

22/05/2026

Ancora pochi posti disponibili....!
Cinque vignaioli, cinque Vigne, cinque storie diverse e un territorio che si incontrano attorno alla stessa tavola.
Il 6 giugno il vino e il cibo diventano racconto, memoria e identità.
Ogni produttore porterà nel calice il proprio modo di vivere la terra: vigne, stagioni, mani, tradizioni e paesaggi.
Ad accompagnarli, un cuoco che interpreterà questi territori attraverso i piatti, creando un dialogo diretto tra cucina e vino.
Non una semplice degustazione, ma un incontro tra persone, culture e sapori.
Un percorso fatto di assaggi, racconti e convivialità, dove ogni vino troverà il suo piatto e ogni piatto la sua storia.
Un’esperienza dedicata a chi ama:
i vini artigianali,
il legame con il territorio,
la cucina autentica,
le storie dietro ciò che mangiamo e beviamo. Ad accompagnare la degustazione il curatore della guida vini d'Italia del Gambero Rosso Giuseppe Carrus.
Per info e prenotazioni chiamare al numero 07841821324.

A Sas de Melas era rimasta solo una piccola parcella disponibile, pochi alberelli, esili e slanciati, non ricordo quanti...
16/05/2026

A Sas de Melas era rimasta solo una piccola parcella disponibile, pochi alberelli, esili e slanciati, non ricordo quanti, una decina per farla breve. In quella particella, la 151 del foglio 3, avrei dovuto piantare le prime barbatelle di Cannonau Bianco, nel 2023 era tutto pronto per il piccolo vigneto sperimentale.

Ai primi di maggio la lavorazione del terreno, prima l'esportazione delle piccole radici e poi l'ossigenazione della terra con il mezzo meccanico. Quel fazzoletto ai piedi del Nuraghe, accanto al muretto a secco che definisce il confine con lo stradello comune non era mai stato coltivato, né vigna, né orto, men che meno alberi da frutto.

Il sospetto che sotto quel drappo di erba e sterpaglia non ci fosse terra buona era più che giustificato, ad ogni assaggio dell'escavatore lo sconforto prendeva il soppravento, era demoralizzante osservare la benna che portava in superficie una caterva di pietre.

Tra i ciottoli anche la terra, certo, ma piantare la vigna sarebbe stato letteralmente impossibile.

Sisto, l'operatore del mezzo meccanico, mi chiese se fosse opportuno andare avanti, gli dissi di proseguire, sperando di trovare condizioni migliori ma - ahimè - quella speranza, appare questo il caso appropriato, non trovò terreno fertile.

Quel lembo di terra, rimase così per qualche giorno, traboccante di pietre e scoraggiamento, sotto il sole e la pioggia che in quell'annata, a Mamoiada, non mancò di certo. Le barbatelle, di contro, in cantina, al buio e al fresco nella loro dimora scomoda e provvisoria, in attesa di nutrimento.

Sarebbe stato semplice gettare la spugna davanti alla più ostica delle evidenze ma la testardaggine e la resilienza, caratteristiche, queste, che nelle nostre piccole comunità di montagna non mancano di certo, mi hanno permesso di perseverare, cercare una strada, una possibilità e forse un piccolo barlume di speranza poteva esistere, un cono di luce che indicava la via.

Quelle pietre potevano essere tritate.

Vivaddio nella vicina Oliena, Matteo, giovane produttore e operatore di mezzi meccanici, possedeva il frantumassassi, macchinario infernale che macina le pietre rendendole come sabbia: incredibile ma vero!

Con Matteo ci mettemmo d'accordo, venne a Sas de Melas e iniziò la lavorazione, non credevo ai miei occhi, le pietre si trasformavano come per magia in sottilissima sabbia, per almeno venti o trenta centimetri di profondità, il giusto per poter piantare la vigna, le radici delle piante, poi, avrebbero trovato la loro strada sotto terra.

In qualche ora quell'infinità di sassi si trasformò in una spiaggia di finissimi granelli di granito chiaro, senza perder tempo, all'indomani del prodigio, piantammo le piccole barbatelle, l'aria fresca e le piogge fecero il resto.

Dopo poche settimane non contai neppure una fallanza, tutte le viti germogliarono e crebbero velocemente, a vederla adesso, quella piccola parcella ai piedi del Nuraghe, accanto allo stradello, mai coltivata prima, con quelle piante così forti e robuste sembra quasi un miracolo.
Un incredibile e meraviglioso miracolo.

Per un produttore tutti i suoi vini sono importanti ed ogni vino, in ogni annata, ha qualcosa di speciale. È il secondo ...
16/04/2026

Per un produttore tutti i suoi vini sono importanti ed ogni vino, in ogni annata, ha qualcosa di speciale. È il secondo anno che vinifico il Cannonau Bianco, questa volta affinamento su due barriques per 6 mesi più 3 damigiane da 54 Litri, un mese tutto insieme e poi in bottiglia.
Manca solo una manciata di bottiglie per arrivare alle ottocento.

Il Bianco.

Abbiamo potato la vigna, abbiamo staccato i tralci dai fili e poi li abbiamo bruciati. Poi è arrivata l'ora del pranzo e...
02/04/2026

Abbiamo potato la vigna, abbiamo staccato i tralci dai fili e poi li abbiamo bruciati. Poi è arrivata l'ora del pranzo e con pochi, semplici ed eccezionali ingredienti a km zero ci ha reso felici.
Il vino ha fatto il resto.
Una bella giornata!

27/03/2026

Le gelate tardive sono sempre più frequenti, in queste notti a Mamoiada abbiamo sfiorato lo zero termico ed è probabile che nelle zone più esposte si sia addirittura andati sotto zero.
Per fortuna le gemme, sia pure gonfie, non sono ancora sbocciate ma nelle zone ad alto rischio è buona pratica effettuare la doppia potatura
Si tratta di una tecnica molto efficace per "ritardare" il germogliamento e sfruttare la c.d. dominanza apicale. Consiste in una prepotatura invernale (consigliabile sempre in ritardo) e una rifinitura primaverile atta a salvare le gemme basali desiderate. La pianta, in seguito a questa potatura si blocca per circa una settimana o dieci giorni (dipende dalla stagione) per effetto di una sorta di shock dovuto all'ulteriore e inaspettato taglio.
Curiosità: a Mamoiada, chissà per quale motivo, i vecchi produttori eseguivano la seconda e definitiva potatura durante la settimana santa.
Io ho anticipato di qualche giorno, che Dio mi perdoni.

Indirizzo

Via Nuoro 22
Mamoiada
08024

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