16/05/2026
A Sas de Melas era rimasta solo una piccola parcella disponibile, pochi alberelli, esili e slanciati, non ricordo quanti, una decina per farla breve. In quella particella, la 151 del foglio 3, avrei dovuto piantare le prime barbatelle di Cannonau Bianco, nel 2023 era tutto pronto per il piccolo vigneto sperimentale.
Ai primi di maggio la lavorazione del terreno, prima l'esportazione delle piccole radici e poi l'ossigenazione della terra con il mezzo meccanico. Quel fazzoletto ai piedi del Nuraghe, accanto al muretto a secco che definisce il confine con lo stradello comune non era mai stato coltivato, né vigna, né orto, men che meno alberi da frutto.
Il sospetto che sotto quel drappo di erba e sterpaglia non ci fosse terra buona era più che giustificato, ad ogni assaggio dell'escavatore lo sconforto prendeva il soppravento, era demoralizzante osservare la benna che portava in superficie una caterva di pietre.
Tra i ciottoli anche la terra, certo, ma piantare la vigna sarebbe stato letteralmente impossibile.
Sisto, l'operatore del mezzo meccanico, mi chiese se fosse opportuno andare avanti, gli dissi di proseguire, sperando di trovare condizioni migliori ma - ahimè - quella speranza, appare questo il caso appropriato, non trovò terreno fertile.
Quel lembo di terra, rimase così per qualche giorno, traboccante di pietre e scoraggiamento, sotto il sole e la pioggia che in quell'annata, a Mamoiada, non mancò di certo. Le barbatelle, di contro, in cantina, al buio e al fresco nella loro dimora scomoda e provvisoria, in attesa di nutrimento.
Sarebbe stato semplice gettare la spugna davanti alla più ostica delle evidenze ma la testardaggine e la resilienza, caratteristiche, queste, che nelle nostre piccole comunità di montagna non mancano di certo, mi hanno permesso di perseverare, cercare una strada, una possibilità e forse un piccolo barlume di speranza poteva esistere, un cono di luce che indicava la via.
Quelle pietre potevano essere tritate.
Vivaddio nella vicina Oliena, Matteo, giovane produttore e operatore di mezzi meccanici, possedeva il frantumassassi, macchinario infernale che macina le pietre rendendole come sabbia: incredibile ma vero!
Con Matteo ci mettemmo d'accordo, venne a Sas de Melas e iniziò la lavorazione, non credevo ai miei occhi, le pietre si trasformavano come per magia in sottilissima sabbia, per almeno venti o trenta centimetri di profondità, il giusto per poter piantare la vigna, le radici delle piante, poi, avrebbero trovato la loro strada sotto terra.
In qualche ora quell'infinità di sassi si trasformò in una spiaggia di finissimi granelli di granito chiaro, senza perder tempo, all'indomani del prodigio, piantammo le piccole barbatelle, l'aria fresca e le piogge fecero il resto.
Dopo poche settimane non contai neppure una fallanza, tutte le viti germogliarono e crebbero velocemente, a vederla adesso, quella piccola parcella ai piedi del Nuraghe, accanto allo stradello, mai coltivata prima, con quelle piante così forti e robuste sembra quasi un miracolo.
Un incredibile e meraviglioso miracolo.