La Sosta dall' Angiolina

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Trattoria con un ottima scelta
Il nostro forte sono i pranzi di lavoro, la qualità delle materie e il prezzo fanno di noi la migliore trattoria di Lonato del garda

Coniglio al fornoPREPARAZIONE20 minRICETTAfacilevoto medio   Il coniglio al forno è un ottimo secondo piatto, una classi...
18/09/2026

Coniglio al forno

PREPARAZIONE
20 min
RICETTA
facile
voto medio

Il coniglio al forno è un ottimo secondo piatto, una classica ricetta della tradizione perfetta per il pranzo della domenica e alla portata di tutti. Ve lo proponiamo profumato al rosmarino e realizzato con un contorno altrettanto tradizionale e gustoso. Seguendo il semplice procedimento otterrete un arrosto di carne tenera e gustosa.

INGREDIENTI
1 coniglio da 1 kg circa tagliato a pezzi
800 g di patate
1 spicchio d'aglio
rosmarino
1/2 bicchiere di vino bianco secco
una noce di b***o
olio extravergine di oliva
sale
pepe nero

Il coniglio al forno è un classico piatto da pranzo della domenica in famiglia. Uno di quei piatti che sanno di certezza e "cose buone" già solo nominandoli. È una pietanza gustosa e tutto sommato facile da realizzare, ma anche di chi si cimenta ai fornelli per le prime volte.
La carne di coniglio è un alimento prelibato, dalle ottime qualità: è carne bianca, magra e facilmente digeribile, adatta quindi anche a chi segue un regime ipocalorico.
Per una perfetta cottura al forno del coniglio è fondamentale un passaggio iniziale in tegame, con gli odori, per sigillare la carne così che non se ne disperdano i succhi. Fondamentale è inoltre cuocerlo adeguatamente: trattandosi di carne povera di grassi, una cottura prolungata ad una temperatura eccessiva lo renderebbe secco e gommoso.
Per rendere il coniglio al forno ancora più profumato provate ad aggiungere altre erbe aromatiche come il timo, il dragoncello o una foglia di alloro.
Ricette della tradizione, altrettanto famose e prelibate, per cucinare il coniglio in pezzi sono quella del Coniglio in umido e del Coniglio alla cacciatora. Una cottura interessante e alternativa, invece, che vede l'impiego della pentola a pressione e di uno spezzatino è il Coniglio con le patatine.

COME PREPARARE: CONIGLIO AL FORNO
Preparazione Coniglio al forno -
Fase 1
Per realizzare il coniglio al forno dovrete per prima cosa far sigillare la carne in tegame. Fate quindi scaldare in una casseruola l'olio e il b***o con lo spicchio d'aglio e il rosmarino tritato. Adagiatevi i pezzi di coniglio e lasciateli rosolare a fuoco vivo, dovranno dorare in maniera uniforme su tutti i lati. Salate, pepate e sfumate con il vino bianco. Lasciate evaporare e proseguite la cottura per altri 5 minuti abbassando leggermente la fiamma.

Preparazione Coniglio al forno -
Fase 2

Nel frattempo sbucciate e lavate le patate, asciugatele e tagliatele a tocchetti delle stesse dimensioni. Raccoglietele in una ciotola e conditele con olio, sale e una macinata di pepe. Trasferite il coniglio in una teglia foderata con carta forno, aggiungete le patate, irrorate con il fondo di cottura della casseruola e cuocete nel forno già caldo, a 200°, per 40 minuti.

Preparazione Coniglio al forno -
Fase 3

Al termine della cottura disponete il coniglio al forno, insieme alle patate, su un piatto da portata e servite subito.

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E' l'anno del cibo italiano: oltre 5mila tipicità in una lista ricca, curiosa e colorata L'Italia detiene il record mond...
08/09/2026

E' l'anno del cibo italiano: oltre 5mila tipicità in una lista ricca, curiosa e colorata L'Italia detiene il record mondiale per varietà e ampiezza del patrimonio agroalimentare. Sul podio delle "bandiere del gusto" Campania, Toscana e Lazio, ma vediamo quali sono le specialità nazionali.

Il 2026 è l'anno del cibo italiano nel mondo con ben 5047 specialità alimentari tradizionali censite sul territorio nazionale. L'Italia detiene così il record mondiale per varietà e ampiezza del patrimonio agroalimentare. E' quanto emerge dallo studio della Coldiretti sulla base delle specialità ottenute secondo regole tradizionali protratte nel tempo per almeno 25 anni. Per quanto riguarda le varie categorie si tratta - spiega la Coldiretti - di 1.521 diversi tipi di pane, pasta e biscotti, seguiti da 1.424 verdure fresche e lavorate, 791 salami, prosciutti, carni fresche e insaccati di diverso genere, 497 formaggi, 253 piatti composti o prodotti della gastronomia, 147 bevande tra analcoliche, birra, liquori e distillati, 167 prodotti di origine animale (miele, lattiero-caseari escluso il b***o, ecc.) e 159 preparazioni di pesci, molluschi, crostacei. Sul podio delle "bandiere del gusto" Campania, Toscana e Lazio Troviamo nell'ordine la Campania (515) seguita dalla Toscana (461) e dal Lazio a quota 409. A seguire si posizionano l'Emilia-Romagna (388) e il Veneto (376), davanti al Piemonte con 338 specialità e alla Liguria che può contare su 294 prodotti. A ruota tutte le altre Regioni: la Puglia con 276 prodotti tipici censiti, la Calabria (268), la Lombardia (248), la Sicilia (244), la Sardegna (193), il Friuli-Venezia Giulia (169), il Molise (159), le Marche (151), l'Abruzzo (148), la Basilicata con 114, la provincia autonoma di Trento con 105, l'Alto Adige con 90, l'Umbria con 69 e la Val d'Aosta con 32.

Colatura di alici di Cetara, stinchi di morto, fagioli del purgatorio e porcaloca: ricca, curiosa e colorata la lista delle specialità nazionali tra le altre, in Campania troviamo la colatura di alici di Cetara, un liquido dal sapore intenso, frutto della sapiente stagionatura e pressatura delle alici salate.
In Toscana sono molto conosciuti gli stinchi di morto, biscotti rustici salati tipici del Grossetano e del Senese di colore giallo senape, chiamato anche anacini in quanto profumato dai semi di anice.
Nel Lazio viene seminato da tempo immemorabile il fagiolo del purgatorio di Gradoli che rappresenta il piatto fondamentale del mercoledì delle ceneri, denominato "pranzo del purgatorio", mentre in Emilia-Romagna si apprezza il savòr, una marmellata di mosto d'uva (Saba) con aggiunta di frutta.

Il Veneto va fiero della polenta di montagna che si ottiene dalla farina di mais sponcio, sulla quale i Piemontesi metterebbero il brus, un prodotto della lavorazione di robiole ben stagionate, ideali se di latte di capra.

Sicilia e Sardegna apprezzano, rispettivamente "sa" pompia (un frutto endemico sardo simile al limone che cresce solo nella zona della Baronia) e lo squartucciato, dolce molto decorato e ripieno di fichi protagonista della Festa di San Giuseppe a Poggioreale), mentre i Friulani vanno fieri della porcaloca, un'oca intera disossata farcita con filetto di maiale, cucita a mano, legata cotta e affumicata.

In Molise non si può rinunciare alle sagnetelle, fettuccine di farina di grano duro larghe e lunghe quanto due dita riunite della mano, mentre nelle Marche è tipico della tradizione contadina della zona di Jesi la lonza di fico, un dolce a base di fichi essiccati impastati con noci, mandorle tritate e mistrà, infine avvolto in foglie di fico.

Il comune abruzzese di Campotosto è famoso per la sua mortadella, meglio nota, per la sua forma, come co****ni di mulo, così come quello lucano di Episcopia per le rsskatiedde cca muddiche, una pasta preparata con la mollica di pane.

Viene dal Trentino la luganega, la salsiccia che rappresenta un emblema della gastronomia provinciale, mentre giunge dalla Valle Aurina dell'Alto Adige il graukase, deto "formaggio grigio", probabilmente il formaggio più magro che esista con il 2% di grassi e 150 calorie per etto.

Infine, l'Umbria è orgogliosa della fagiolina del Trasimeno, varietà rara e particolare di legume conosciuto fin dal tempo degli Etruschi, mentre la Val d'Aosta, tra i suoi 32 prodotti tradizionali, annovera l'olio di noci, condimento prezioso e di alta qualità per carne, pesce, verdure e formaggi. "Si tratta di un bene comune per l'intera collettività e di un patrimonio anche culturale che il nostro Paese può oggi offrire con orgoglio ai turisti italiani e stranieri" afferma il presidente della Coldiretti, nel ricordare che "il primato nei prodotti tradizionali si aggiunge a quello dei prodotti a denominazione di origine (Dop/Igp) riconosciuti dall'Unione europea, che hanno raggiunto quota 292, e ai 523 vini italiani Docg, Doc e Igt". Uno straniero su 4 riconosce riconosce nell'Italia il Paese della buona cucina L'offerta enogastronomica rappresenta - spiega la Coldiretti - ormai una primaria motivazione di viaggio in Italia con quasi uno straniero su quattro (23%) che riconosce nell'Italia il Paese della buona cucina, il 16% ai monumenti a pari merito con la moda, il 15% della pittura/scultura e il 7% del design e il 5% della musica e del teatro secondo una ricerca Ipsos per Enit. Circa un terzo della spesa di italiani e stranieri in vacanza in Italia - conclude la Coldiretti -. è destinato alla tavola per consumare pasti in ristoranti, pizzerie, trattorie o agriturismi, ma anche per cibo di strada o specialità enogastronomiche.

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Coniglio all'IschitanaIngredienti (6 persone):- 2 conigli "di casa" peso netto (max. 1,2 Kg.);- 10 pomodorini (del Vesuv...
01/09/2026

Coniglio all'Ischitana

Ingredienti (6 persone):
- 2 conigli "di casa" peso netto (max. 1,2 Kg.);
- 10 pomodorini (del Vesuvio o datterini);
- maggiorana fresca q.b.;
- timo (o piperna) q.b.;
- 4 bicchieri di vino bianco, possibilmente Biancolella o Forastera;
- 1 bicchiere abbondante di olio extravergine di oliva (mezzo per coniglio);
- olio di semi di arachidi per friggere;
- sale q.b.;
- prezzemolo per fasciare le interiora;
- 2 peperoncini freschi;
- 3 teste di aglio (italiano);
- un tegame di creta già usato.

Fino a qualche decennio fa, a Ischia, per coniglio "di casa" si intendeva quello allevato nelle fosse e alimentato esclusivamente con graminacee, foglie e steli delle leguminose (fave sopratutto), residui di potatura dei vitigni e degli alberi da frutto. Oggi questa tecnica colturale è stata scalzata dall’allevamento in gabbia e dall'utilizzo di mangimi industriali anche se è prassi, nell’allevamento domestico, cercare di bilanciare il "nuovo" sistema di produzione con il tradizionale regime alimentare dell’animale.

I pezzi vanno soffritti una prima volta in una padella di alluminio con olio di semi di arachidi ed una testa d’aglio intera non sbucciata. Le parti del coniglio vanno posizionate a debita distanza l’una dall’altra e con un ordine preciso: le cosce di dietro, le cosce davanti, i pezzi di mezzo, le costole, le spalle che sorreggono il collo, la testa divisa a metà (fondamentale per la riuscita dell’intingolo), ed infine le interiora, avvolte in ciuffetti di prezzemolo. Il fegato va inserito nella seconda cottura, per non indurirlo troppo. Una volta che i pezzi si sono dorati da ambo i lati, vanno riposti su carta assorbente ed in seguito messi nel tegame di creta con aggiunta abbondante di olio extravergine di oliva e di altri spicchi d'aglio, sempre in camicia.

Poi si procede con il condimento: pomodorini, peperoncino forte (senza esagerare), sale q.b. e quindi l'aggiunta del vino bianco, che va fatto sfumare per circa 10 minuti a fiamma vivace, badando a non sfilacciare eccessivamente le carni.
Da ultimo, si mettono le spezie e si lascia cuocere senza coperchio per circa un’ora, badando a che il sugo non perda di consistenza.

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La coda alla vaccinara è uno squisito secondo piatto della cucina romana, la sua origine è da cercare nelle osterie dell...
28/08/2026

La coda alla vaccinara è uno squisito secondo piatto della cucina romana, la sua origine è da cercare nelle osterie dell’antico quartiere romano in cui vivevano i macellai (Vaccinari), un tempo ripagati dei servizi resi con il quinto quarto, ovvero le parti meno pregiate degli animali come la trippa, la coda e tutte le altre frattaglie. A loro volta questi macellai rivendevano i pezzi di scarto al popolino, che non poteva permettersi i tagli più nobili. Ricette come la coda alla vaccinara, la trippa alla romana e la tipica pajata nascono così dalla cucina popolare, con l'intento di valorizzare al meglio anche gli ingredienti più poveri, facendo di necessità virtù. Queste preparazioni vivono ancora oggi, complice la loro semplice bontà che le ha rese intramontabili sulle nostre tavole. La ricetta che trovate qui è stata preparata per noi da Claudio e Fabrizio Gargioli di Armando al Pantheon, uno storico ristorante nel cuore di Roma che ha contribuito a tramandare questi piatti della tradizione. La coda alla vaccinara è un piatto succulento e rustico: la prova che la cucina di una volta resta sempre la migliore!

INGREDIENTI
Coda di vitellone (2 pezzi) 1 kg
Pomodori pelati 2,5 kg
Grasso di prosciutto crudo 70 g
Cipolle 2
Aglio 2 spicchi
Chiodi di garofano q.b.
Vino bianco 250 g
Sale fino q.b.
Pepe nero in grani q.b.
Pangrattato q.b.
Acqua q.b.
Olio extravergine d'oliva q.b.
PER LA SALSA AL SEDANO
Sedano bianco 400 g
Pinoli 50 g
Uvetta 50 g
Cioccolato fondente 30 g

COME PREPARARE LA CODA ALLA VACCINARA
Per peparare la coda alla vaccinara tagliate la coda, in corrispondenza delle congiunzioni e con un coltello adatto, per ottenere pezzi di circa 5-8 cm di lunghezza 1. In un tegame soffriggete il grasso del prosciutto con un giro d'olio 2. Aggiungete la coda 3.
Salate 4 e insaporite con aglio 5 e cipolla tritata 6.
Unite anche i chiodi di garofano 7. Bagnate con il vino 8 e, una volta sfumato, cuocete per 10 minuti a fuoco vivace con coperchio. Versate i pelati 9, sempre a fuoco alto.

Aggiungete acqua a coprire, qualora fosse necessario 10 e mescolate bene. Poi cuocete per 2-3 ore a fuoco vivace 11 con il coperchio. Controllate di tanto in tanto e mescolate, se il sugo dovesse restringersi troppo aggiungete altra acqua. Nel frattempo occupatevi della salsa al sedano: mettete in ammollo in acqua fredda l'uvetta 12.

Tagliate via le foglie verdi del sedano 13, riducetelo a pezzetti 14 e poi con uno spelucchino sfilate li filementi più esterni 15.
Lessate il sedano in acqua bollente per 10/15 minuti 16, il tempo necessario ad ammorbidirlo 17. Frullate il sedano con poca acqua di cottura utilizzando un mixer a immersione 18.
Insaporite con il cioccolato fondenete grattugiato 19. Unite poi l'uvetta scolata 20 e i pinoli 21.
Aggiungete un mestolo del sugo in cottura 22 e mescolate 23. Versate la salsa nel tegame e portate a cottura 24.
La coda alla vaccinara sarà pronta quando la carne risulterà tenera ma non sfilacciata 25. Aggiustate di sale e servite 26 con del pangrattato tostato in padella 27.
CONSERVAZIONE

La coda alla vaccinara si conserva in frigo per 2-3 giorni. Potete congelarla dopo la cottura.

Sarebbe ancora più saporita se assaggiata 1 o 2 giorni dopo, così che i sapori si amalgamino ancora meglio e la carne risulti ancora più tenera!

CONSIGLIO

La coda alla vaccinara si prepara tradizionalmente con la coda di bue o di vitellone, in alternativa si può utilizzare anche la coda di vitello, la cui carne resta più tenera e magra.

Chili di troppo, dieta o stile di vita?Davanti a ogni dieta sana il calcolo delle calorie diventa inutile, è più importa...
25/08/2026

Chili di troppo, dieta o stile di vita?

Davanti a ogni dieta sana il calcolo delle calorie diventa inutile, è più importante privilegiare la scelta degli alimenti

di Gioia Locati

Arriva l’estate e si pensa alla dieta. Quale fare? La domanda, tuttavia, andrebbe rimodulata. Conosciamo qualcuno che ha raggiunto la linea perfetta ed è riuscito a mantenerla? Spesso, quando il regime di restrizioni caloriche si conclude, si recuperano i chili perduti. Le giustificazioni sono infinite, “alla mia età ormai è inevitabile ingrassare”. Oppure: “Per ottenere una buona linea bisogna restare a dieta tutta la vita”.
Sfatiamo entrambi i pregiudizi. Primo: se è vero che con gli anni il metabolismo rallenta - e i nutrizionisti ci dicono che dopo i 18 anni diminuisce dell’1% ogni anno - non è detto che si debba restare ancorati alle abitudini di dieci anni prima. Insomma, ingrassare non è un fatto ineluttabile se impariamo a conoscerci e a interpretare le richieste del nostro corpo.

Secondo: abbandoniamo l’idea che una buona dieta coincida con le restrizioni caloriche, con il dover pesare tutto ciò che mettiamo nel piatto. Se ci affamiamo, avremo sempre fame. E quel che è peggio, se abituiamo l’organismo a nutrirsi con poco, ci ritroveremo a consumare altrettanto e quando il metabolismo si impigrisce è facile ingrassare di nuovo.

C’è una dieta che non prevede restrizioni caloriche, che non si fa solo per un mese o due, che non è monotematica (ad esempio solo ananas, solo proteine) che non esclude alimenti se non quelli industriali e che conta sul prezioso aiuto dato dal movimento fisico. Una dieta da adottare come stile di vita, perchè, indipendentemente dal peso forma, aiuta a mantenersi sani.

Dieta di segnale

È la GIFT (acronimo di gradualita individualità, flessibilita e tono), detta anche dieta di segnale perché invia al nostro corpo segnali “positivi” che permettono all’organismo di attivare il metabolismo e di regolare la produzione ormonale. Ad esempio, abbinando ad ogni pasto proteine e carboidrati si evitano i temuti picchi di glicemia che provocano fame - in genere di dolci e di carboidrati - e stanchezza. Ma si evita anche di perdere massa muscolare. Senza considerare le calorie come ci si regola? Si pensi di comporre un monopiatto, un terzo sarà occupato da carboidrati (poi vediamo quali), un terzo da una fonte proteica e un terzo da verdure, crude o cotte. Meglio ancora sarebbe consumare le verdure crude prima del monopiatto masticandole lentamente. La frutta di stagione, possibilmente biologica, andrebbe mangiata fuori pasto.

La prima regola è dunque quella di eliminare i “non cibi”, tutto ciò che non fa parte della nostra evoluzione, i prodotti industriali come zuccheri e sciroppi, additivi, coloranti, conservanti, farine raffinate. Ricordiamo che gli animali selvatici mangiano solo il cibo che li fa stare bene e che gli unici animali grassi sono quelli alimentati e resi golosi dall’uomo. La prima regola si può mettere in pratica organizzandosi.
È fondamentale il modo di fare la spesa e di predisporre la dispensa. Tenersi lontani dagli scaffali dei supermercati occupati da merendine, biscotti e cereali zuccherati. Non considerare ciò che è “pronto e veloce” ma dedicare un po’ di tempo alla scelta degli alimenti freschi e naturali e alla cucina.

Ecco cosa suggerisce un’esperta di dieta Gift, che ha pubblicato diversi libri sull’argomento e propone diverse ricette: Lyda Bottino, laureata in Chimica e Tecnologie Farmaceutiche, Farmacista con Master in Nutrizione e Dietetica.

I consigli della nutrizionista

Cosa non mangiare mai. Zuccheri di ogni tipo, oltre al classico zucchero da cucina anche quello di canna e tutti i dolcificanti artificiali; carboidrati complessi raffinati cioè farina, pasta e cereali vari che non siano nella versione integrale.
Questi alimenti o gli alimenti che li contengono sono fortemente infiammanti. Studi scientifici dimostrano che l’infiammazione è alla base di molte malattie, dalla colite alla predisposizione ai tumori, oltre a predisporre all’ingrassamento e impedire un sano dimagrimento. Finché è infiammato l’organismo tenderà sempre ad accumulare (acqua e grasso) invece che a bruciare. È impossibile dimagrire se si è infiammati.

La colazione deve essere il pasto principale della giornata e deve prevedere (per qualunque fascia di età):

frutta (frutta di stagione, macedonia senza zucchero, smoothie)
una base liquida non zuccherata (tè, caffè, latte, latte vegetale…)
una fonte di carboidrati complessi integrali (pane, fette biscottate, biscotti, gallette)
una fonte di proteine (uova, semi oleosi, salmone ecc)

Esempi di colazione:

fragole, pane integrale tostato con avocado e uovo, un tè verde
bowl di yogurt con pesche tagliate a pezzetti, fiocchi di cereali integrali e semi oleosi, una tisana
banana, pane integrale con marmellata senza zucchero, uova strapazzate, caffè

Per pranzo e cena bisogna rispettare il monopiatto GIFT che prevede un terzo di carboidrati complessi integrali (cereali, pane, patate, legumi), un terzo di proteine (carne, pesce, uova, saltuariamente formaggi) e un terzo di cibi ricchi di fibra (frutta e verdura).
Il monopiatto della cena deve essere in quantità inferiori a quello del pranzo. Se c’è necessità di dimagrire si possono togliere i carboidrati a cena per velocizzare il dimagrimento.

Esempi di pranzi o cene:

bowl di quinoa, pollo, avocado e insalata
riso integrale, salmone e verdure
uova, patate e verdure
insalata con ceci e semi oleosi

Gli spuntini devono essere a base di frutta e/o verdura non cotte in quantità libera.
Per bambini, ragazzi, atleti lo spuntino può prevedere anche una manciata di semi oleosi (noci, nocciole, mandorle…).

Movimento fisico: non esiste dieta sana senza muoversi in modo costante e giornaliero. Qualsiasi tipo di attività aerobica va bene, dallo sport preferito alla semplice passeggiata veloce.

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Lunedi 24 riapre la Sosta, quindi cari amici vi aspettiamo per pranzo e cena !!! magari un pochino più comodi di così ⬇️...
23/08/2026

Lunedi 24 riapre la Sosta, quindi cari amici vi aspettiamo per pranzo e cena !!! magari un pochino più comodi di così ⬇️⬇️⬇️⬇️

Come conservare la carne fresca: regole e trucchi per farla durare a lungoManzo, pollo, vitello o maiale: come conservar...
21/08/2026

Come conservare la carne fresca: regole e trucchi per farla durare a lungo

Manzo, pollo, vitello o maiale: come conservare i tagli di carne fresca appena acquistata? Esistono trucchi e regole da seguire per farlo nel modo più sicuro senza rinunciare al gusto e alla consistenza delle nostre bistecche? Conservare la carne fresca è possibile e anche molto semplice, vediamo come.

Come conservare la carne fresca appena acquistata senza che questa perda sapore, consistenza e caratteristiche organolettiche? Sappiamo che quando abbiamo a che fare con cibi crudi, il rischio di proliferazione batterica può essere più alto rispetto ai cibi cotti: eppure con qualche semplice accorgimento possiamo conservare gli alimenti freschi, tra cui la carne, in modo sicuro. Ecco una pratica guida su come conservare la carne fresca, sia che scegliate di farlo per un tempo più breve in frigo o per molto tempo in freezer.

1. Come conservare la carne fresca in frigo

Il modo più semplice per conservare la carne fresca è riporla in frigo, dove si può conservare in per un massimo di 6-7 giorni, in base al taglio di carne, al tipo di confezionamento e, naturalmente, alla freschezza. Per conservarla al meglio in frigo ecco dei semplici consigli:

Meglio non conservare la carne nella confezione in cui l'avete acquistata: toglietela dalla plastica, asciugatela con un foglio di carta assorbente e sistematela in un contenitore di vetro o plastica rigida ben chiuso.

Sistemate la carne nello scompartimento più basso del vostro frigorifero, dove la temperatura più fredda garantisce una minore proliferazione dei batteri presenti nella carne.

Quando decidete di utilizzare la carne per le vostre preparazioni, tiratela fuori dal frigo circa 30 minuti prima di iniziare a cucinare.

Prima di cucinarla, controllate che la carne non abbia un cattivo odore, che non abbia perso troppi liquidi e non presenti striature di colore grigio o verdastro.

2. Come conservare la carne fresca in freezer

Se volete conservare per un tempo più lungo la carne fresca appena acquistata, il metodo migliore è riporla in freezer. Dopo aver controllato la freschezza del taglio di carne, ecco alcune semplici regole per conservarla in freezer nel modo giusto:

Prima di conservarla in freezer, togliete la carne dalla confezione, tamponatela con un foglio di carta assorbente da cucina per eliminare i liquidi e i succhi in eccesso, quindi sistematela in un contenitori appositi.

Per conservare in freezer la carne fresca vi consigliamo di utilizzare contenitori di plastica o vetro chiusi ermeticamente, oppure sacchetti adatti al congelamento. Se non avete a disposizione contenitori appositi, potete mettere sottovuoto la carne con un macchinario facilmente acquistabile, oppure avvolgerla più volte con la pellicola trasparente.

Riponete sempre un'etichetta indicante la data di congelamento sulla carne che volete conservare in freezer.

3. Cosa non fare per conservare al meglio la carne fresca

Abbiamo visto come conservare la carne fresca ma, sia che la poniate in frigo che in freezer, occorre fare sempre attenzione a non compiere dei piccoli errori che potrebbero rovinare il processo di conservazione:

Non riporre mai a contatto tagli di carne fresca con carne cotta: i batteri del cibo crudo infatti potrebbero contaminare quelli già cucinati.

Utilizzate sempre contenitori chiusi, buste frigo oppure pellicola trasparente per alimenti per coprire la carne che volete conservare.

Separate sempre i diversi tipi di carne (pollo, maiale, manzo): è molto importante che non si "contaminino" a vicenda.

Quando decidete di utilizzare la carne congelata per le vostre ricette, tiratela fuori dal freezer almeno 12 ore prima di cucinarla e lasciatela scongelare lentamente in frigo.

4. Tempi di conservazione

Non tutti i tagli di carne sono uguali e in base alla lavorazione e all'animale di provenienza possono cambiare anche tempi e modi di conservazione.

La carne tritata, più lavorata rispetto ad altri tagli, è consigliabile consumarla entro 24 ore dal momento dell'acquisto.

La carne di maiale si conserva per un massimo di 5 giorni in frigo e fino a 6 mesi in freezer, ad una temperatura di -18°C.

Il vitello, conservato nel modo giusto, può rimanere in frigo per 5 giorni e in freezer fino a 12 mesi, meglio se sigillata in un sacchetto gelo o sottovuoto.

Le carni bianche di pollo e tacchino non dovranno rimanere in frigo per più di 2-3 giorni mentre, riposte in freezer in contenitori sottovuoto o ben chiusi, possono essere conservate per un massimo di 6 mesi.

La carne di manzo può restare in frigo per 2 giorni, in freezer per 12 mesi, sempre ad una temperatura di -18°C.

Come fare un buon brodo di carne di manzoIl brodo di carne è una preparazione che serve in alcune ricette romane. Quindi...
18/08/2026

Come fare un buon brodo di carne di manzo

Il brodo di carne è una preparazione che serve in alcune ricette romane. Quindi farlo buono è essenziale per la loro riuscita.

Partiamo dall’inizio.

Gli ingredienti
Quale carne per il brodo?
Il risultato del brodo è il lesso.
Le sostanze passano completamente dalla carne al brodo, ed è quest’ultimo che deve risultare saporito. Discorso opposto per il bollito, dove quello che deve essere consumato è la carne che quindi deve risultare più saporita.
Ecco perché per il lesso i tagli di carne devono essere meno pregiati, e vanno messi nell’acqua fredda; è il brodo che va consumato e deve essere saporito. Mentre per il bollito i tagli di carne devono essere più pregiati e vanno messi nel brodo; è la carne che va consumata e deve conservare il sapore.

Per il brodo di carne dovete chiedere i tagli anteriori (punta di petto o collo) o il biancostato di pancia.

La punta di petto. Sono i muscoli pettorali del bovino che si appoggiano sullo sterno. Si divide in due parti: anteriore, o fiocco, e posteriore, o punta di petto vera e propria. Il pezzo è detto anche petto, forcella, petto grosso, bruschetto.

Il biancostato di pancia. E’ in pratica la pancia del bovino, sotto le costole. Per usarlo dovreste prima eliminare la pelle, e poi l’eventuale grasso in eccesso. Il pezzo è detto anche spuntature di pancia, gabbia, spezzato, costata, appiccatura.

Il reale. Sono i muscoli che coprono le prime 5 vertebre dorsali anteriori. Il pezzo è detto anche: costa reale, fellata, rosciale, sottospalla, fracosta, spinello.

Capitolo a parte per la lingua. E’ un pezzo che se è di vitello cuoce in un’ora e mezza. Se invece è di manzo servono 3 ore se non di più. Quindi bisogna farla bollire un’ora a parte prima di metterla nel brodo insieme al resto della carne. Se ci aggiungete un poco d’aceto per intenerirla ancora di più, è ancora meglio.

Molto importante è la frollatura della carne che arricchisce il sapore. In genere dobbiamo fidarci del macellaio di fiducia.

Poi ovviamente ci possono andare un paio di ossa di ginocchio e di femore che sono ricche di collagene. Magari anche un midollo. Io prendo le ossa che si trovano al supermercato con un poco di carne vicino.

Con riferimento alle verdure, ricordate solo che dovete scegliere ingredienti biologici per evitare i pesticidi. Potete mettere il sedano con le foglie, la cipolla, la carota; io evito il pomodoro per evitare che il brodo diventi troppo acido; magari potete mettere due pomodori ciliegini.

Qualcuno ci mette una crosta di parmigiano; se lo fate, il mio consiglio è di fare molta attenzione alla salatura. Se c’è poco sale lo potete aggiungere, se ce n’è troppo dovete buttare il brodo.

Si può fare il brodo di carne con pentola a pressione?
Sicuramente, purché sia abbastanza grande. E vi farà risparmiare un sacco di tempo.

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Carciofi alla Romanapreparazione  40 minCarciofi alla romana ESECUZIONE RICETTA  MEDIAPREPARAZIONE  40 MINCOTTURA  25 MI...
14/08/2026

Carciofi alla Romana

preparazione 40 min

Carciofi alla romana

ESECUZIONE RICETTA MEDIA
PREPARAZIONE 40 MIN
COTTURA 25 MIN
CALORIE 260 CALORIE
PORZIONI 4 PORZIONI
INGREDIENTI

4 carciofi teneri detti “cimaroli”
1/2 limone
2 cucchiai di succo di limone
1 litro e 1/2 d’olio
sale
pepe

PROCEDIMENTO
Mondate i carciofi delle foglie più dure e tuffateli in acqua fredda e succo di limone. Sgocciolateli e, tenendoli per il gambo, pressateli sul piano di lavoro in modo che le foglie si allarghino, quindi salateli e pepateli dentro e fuori. In una larga padella dai bordi alti scaldate a fiamma media abbondante olio, immergetevi i carciofi, cuoceteli per circa 10-12 minuti rigirandoli con l’aiuto di due forchette.

Quando iniziano a diventare color oro controllate alla base del gambo la cottura che deve essere leggermente al dente. Ritirateli con la paletta bucata e asciugateli su carta assorbente.

Scaldate di nuovo l’olio a fiamma vivace, con una forchetta infilzate alla base un ca****fo alla volta e tenetelo immerso nell’olio bollente per circa 3-4 minuti. Le foglie si apriranno come i petali di un fiore diventando croccanti. A questo punto chi conosce i segreti della cucina, sa che deve spruzzarli con un getto d’acqua fredda: le foglie diventeranno ancora più croccanti. Ritirate i carciofi, asciugateli su un telo da cucina o su carta assorbente e serviteli subito caldissimi.

Sono un appetitoso antipasto, ma anche un contorno o una pietanza nella misura di due carciofi a persona.

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Indirizzo

Via Molini 61
Lonato
25017

Orario di apertura

Lunedì 05:00 - 21:30
Martedì 05:00 - 21:30
Mercoledì 05:00 - 21:30
Giovedì 05:00 - 21:30
Venerdì 05:00 - 19:00

Telefono

+390309130078

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