07/08/2026
In un mondo che corre sempre più veloce, dove troppo spesso l’arroganza prende il posto della gentilezza, l’individualismo quello della condivisione e la superficialità quello dei valori, la tua assenza si sente ancora di più.
Ci mancano i tuoi sorrisi e quegli abbracci capaci di far sentire tutti accolti.
Ci mancano i tuoi occhi buoni, che sapevano guardare senza giudicare.
Ci manca quel messaggio del mattino che, con poche parole, riusciva a rimettere le cose al loro posto.
Ci manca persino quel semplice piatto di pasta al pomodoro che, intorno a una tavola, riusciva a mettere tutti d’accordo.
Ma soprattutto ci manca l’umanità che mettevi in ogni cosa.
Nel tuo lavoro, nelle tue passioni, nei rapporti con le persone, nel tuo modo di vivere.
Sono passati sei anni da quel 7 agosto 2020, ma ci sono persone che non appartengono soltanto al tempo in cui hanno vissuto. Continuano a esserci nei gesti che ci hanno insegnato, nei ricordi che tornano improvvisamente, nelle persone che hanno incontrato e nel bene che hanno lasciato.
Tu amavi ricordare che “la vita è l’arte dell’incontro”.
Forse è proprio questa l’eredità più bella che ci hai lasciato: ricordarci che, alla fine, ciò che conta davvero non è quanto abbiamo raggiunto, ma quante persone abbiamo saputo incontrare, accogliere e amare lungo il nostro cammino.
Ci manchi, Giovanni.
Ma continuiamo a incontrarti ogni giorno in tutto quello che ci hai lasciato.