17/06/2026
STORIE DI UN MAESTRO FUORI MODA
Vivere in due è difficile.
Vivere con il proprio ballo ancora di più.
Perché il ballo non mente, non fa complimenti e non concede sconti. Se lo tradisci se ne accorge subito. Ti guarda entrare in sala e ti restituisce esattamente quello che gli hai dato: poco.
Io ci convivo da molti anni. Abbiamo litigato, fatto pace, ci siamo cercati e ritrovati. Ma una regola non è mai cambiata: il ballo pretende presenza.
Non gli interessano l'estate, il Natale, la Pasqua, il ponte del 2 giugno, la settimana bianca o l'aperitivo del venerdì.
Quelle sono scuse che raccontiamo a noi stessi.
Il ballo conosce una sola stagione: quella della pratica.
Se vuoi che sia tuo devi frequentarlo. Devi dedicargli tempo. Devi sporcarti le scarpe sul pavimento.
Altrimenti non è il tuo ballo.
È soltanto un passatempo che tiri fuori dal cassetto quando non hai niente di meglio da fare.
E allora succede una cosa curiosa: si pretende di ballare senza aver praticato. Un po' come voler suonare il pianoforte guardando due video. O parlare francese dopo aver letto il menu di un ristorante.
Ma oggi va di moda così.
Si collezionano figure come figurine.
Si accumulano tutorial.
Si confonde l'informazione con l'esperienza.
Si scambia YouTube per un insegnante e la costanza per un optional.
Poi ci si stupisce se il ballo resta superficiale.
Il ballo, quello vero, è geloso.
Non ama essere frequentato solo quando fa comodo.
E come tutte le relazioni importanti, prima o poi presenta il conto.