AL BAR ROMA I TIFOSI DELLA SAMP
Racconto di Pier Luigi baglioni
Quando nel 1946, dalla fusione della Sampierdarenese con la Andrea Doria due club sportivi di quartiere, nacque Sampdoria, chiamata ‘unione sportiva’ appunto; la signora Luisa proprietaria del Bar Roma ne fece subito il salotto dei supporter. Da allora Bar Roma significa nell’immaginario collettivo
dei genovesi cenacolo dei sampdoriani come, se non più, di una associazione di sostenitori della squadra. Il locale si affaccia sul largo marciapiede della piazza principale di Sampierdarena con la porta d’ingresso non grande, una unica vetrina con ai lati due bacheche che pubblicizzano le partite, davanti alla quale –estate e inverno- i tavolini per il consumo (ma più la sosta) all’aria aperta. Si entra come in un budello che segue il banco e porta sul retro all’ampio salone dei fondi del palazzo, tra i più belli della piazza. Qui stavano i biliardi che, dopo l’avvento della TV hanno lasciato il passo ad una platea di sedie per la visione delle dirette. Un piccolo cinema che con il satellitare e le reti a pagamento è divenuto una specie club a pagamento. La domenica, nei giorni del campionato, sventola la bandiera coi quattro colori delle radici, bianco e blu dell’Andrea Doria, rosso e nero della Sampierdarenese. Simbolo centrale la testa di ‘baciccin’, il tipico pescatore ligure dal berretto di Portofino in maglia blù, col pompon rosso, e la p**a gialla dei piantatori di cotone del Mississippi testimonianza cosmopolita di antichi emigranti e naviganti. Gli abitudinari del bar si dividono tra chi va allo stadio e chi vede la partita all’interno, per raccogliersi poi insieme davanti al bar a commentare. Con allegria se la squadra vince, depressi se perde (quasi sempre per colpa dell’arbitro in tal caso ineluttabilmente ‘cornuto’). La signora Luisa comprò la prima radio per gli avventori che non andavano allo stadio, o che non seguivano la squadra in trasferta, per far loro ascoltare la radiocronaca al banco o sul marciapiede della piazza in capannelli davanti alla porta. Nel tempo passò alla tv che furoreggiò più per ‘lascia o raddoppia’ che per il calcio. E con Sky ha oggi il suo trionfo specialmente durante i campionati del mondo. Così il ‘bar roma’ di Sampierdarena seguì con protagonismo la storia della squadra dalla ascesa in serie A, le grandi soddisfazioni del presidente Paolo Mantovani, animatore della coppia eccellente di Vialli Mancini, quando con l’apporto del portiere Pagliuca, guadagnò il suo primo e unico scudetto, mandando in delirio il popolo ‘blu cerchiato’. Allora i tifosi dell’altra squadra cittadina, il Genoa simboleggiata dal Grifone, schiattavano d’invidia. E’ vero che loro di scudetti ne avevano nove, ma vinti in epoca preistorica essendo il Genoa la più antica squadra di calcio italiana fondata dagli inglesi quando la città di industrializzava e Sampierdarena veniva detta la Manchester italiana. Dal dopoguerra la supremazia passò alla neonata Sampdoria con lo scudetto e la coppa Italia. Anche la tifoseria si è equilibrata avendo avuto maggiore ribalta del Genoa che invece si arrabattava dalla serie A alla B, con caduta anche in serie C. Ricordo l’umiliazione di un collega d’ufficio –genoano passionale- al ritorno da una trasferta a Montevarchi. Mi confessò: “A vedere in campo il mio Genoa in quel piccolo stadio sterrato, in mezzo alla campagna, le belle maglie rosso blu correre come giocassero contro il Don Bosco, mi riempivo il cuore di tristezza”. Pier Luigi Baglioni
GENOVA, 2/3/2010