31/01/2026
Vi aspetto tutti per un caffè domenica 1 Febbraio ☕🥐
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L'origine della fiera è legata ai riti antichi di fine inverno, e prende il nome dal convento di S. Agata (in via De Paoli) un tempo fuori dalle mura cittadine sulle rive del Bisagno, là dove sorgevano gli orti che rifornivano di prodotti freschi la città. Da qui deriva probabilmente la presenza di una vasta area, all'interno della fiera nella parte lungo il Bisagno (piazza Manzoni), riservata ai venditori di piante, in special modo da frutto. Acquistare un arbusto per avere i lamponi sul terrazzo, un alberello di limoni per il giardino o tralci di uva da vino a Sant'Agata è uno dei riti tradizionali dei genovesi, profondamente affezionati a questa fiera che ancora oggi conserva il significato propiziatorio alla primavera.
L'evento è soprattutto locale, anche se gli espositori (quest'anno 518) vengono da più parti d'Italia. Fino agli anni Sessanta la fiera durava tre giorni, attesa per i banchi di rigattieri-robivecchi (vi si poteva trovare tutto quanto mancava in casa, dal piccolo oggetto al pezzo di ricambio) ma ormai il proliferare di mercati e mercatini antiquari specifici ha fatto sparire quasi del tutto le bancarelle dell'usato. Alla fiera oggi si va per acquistare capi firmati provenienti dagli stock, biancheria per la casa, prodotti alimentari tipici. E frivolezze. Animati dalla curiosità e dalla speranza di incontrare un pizzico di originalità: come la lettura della mano al computer, l'alpenstock artigianale il formaggio piccante ribattezzato «viagra sardo», e così via. un pizzico di originalità: come la lettura della mano al computer, l'alpenstock artigianale il formaggio piccante ribattezzato «viagra sardo», e così via.