05/11/2024
oggi è Martedì, siamo di riposo. ma ieri sera è passato Magnosolo . eccome se è passato.
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La sera scendeva lentamente su Bartesate di Galbiate, un velo di ombre danzava lungo i vicoli e i lampioni iniziavano a brillare come occhi antichi, vegliando il piccolo borgo immerso nella quiete della Lombardia. Magnosolo camminava lungo la strada deserta con l’aria di chi affronta un pellegrinaggio più che una semplice passeggiata: il suo spirito vagava tra la nostalgia e la curiosità, e nella penombra di quella sera novembrina sembrava persino che il cielo si fosse abbassato, come per ascoltare i pensieri dei suoi abitanti. Alzò il bavero della giacca contro l’umidità e sorrise tra sé: il Santa Polenta al Bell'Om lo attendeva, rifugio di sapori rassicuranti che, nelle sere d’autunno, sapeva essere una vera cattedrale del calore.
Varcata la soglia, sentì subito l’aroma denso e avvolgente della cucina casalinga, una fragranza che gli ricordava i luoghi della sua infanzia. Mancava questa sera Alessio, il volto familiare che accoglieva i clienti con il calore di chi apre la propria casa, ma Silvano era lì in piena forma, muovendosi con l’efficienza e l’attenzione di un capitano che non lascia il timone nemmeno nelle notti di tempesta. In cucina, i fornelli erano in mano a Tommy, maestro del fuoco e della padella, che aveva il dono raro di trasformare ogni piatto in una storia. Magnosolo si accomodò a un tavolo nell’angolo, con la discrezione di chi ama osservare il mondo da lontano, come un viandante giunto a destinazione dopo un lungo viaggio.
La serata iniziò con un bicchiere di Sauvignon sudafricano che Silvano gli versò senza troppe cerimonie, come se fosse un rito familiare. Il vino possedeva un carattere vibrante, un aroma esotico che evocava terre lontane, ma allo stesso tempo sembrava fondersi con l’intimità della trattoria come se fosse lì da sempre. Era un bianco che sfidava i confini, fresco e minerale, un tocco di brio che, per un istante, sembrava strappare Magnosolo dalla nebbia lombarda per proiettarlo sotto il sole implacabile di Cape Town. Ogni sorso era un assaggio di evasione, un piccolo viaggio in quella sera di novembre.
Quando arrivò il piatto d’esordio, porri con uova, Magnosolo posò la forchetta con riverenza. I porri, così semplici e umili nella loro essenza, erano trasformati da Tommy in un piccolo capolavoro: morbidi e dolci, con una consistenza burrosa che sembrava fondersi con la cremosità dell’uovo, mentre il calore della preparazione scaldava il cuore come una carezza d’infanzia. Era una composizione senza pretese, eppure così perfetta nella sua semplicità che Magnosolo chiuse gli occhi per assaporarne ogni sfumatura. I sapori si intrecciavano come note di una melodia antica, il Sauvignon ne esaltava le dolci tonalità con il suo tocco agrumato e aromatico, un accompagnamento ideale che faceva risplendere i porri e le uova come gemme in una corona d’avorio.
Il ritmo della serata seguiva il lento scorrere del tempo, e nella penombra della sala sembrava che ogni cosa, dalle pareti decorate dalla pietra rimessa alla vista fino al lieve brusio delle conversazioni attutite, cospirasse per avvolgere i presenti in una sorta di incantesimo. Ogni boccone era un istante di sospensione, un passo oltre la realtà, come se, per una sera, la trattoria fosse divenuta un rifugio fuori dal mondo, un luogo dove il tempo si fermava per lasciare spazio ai sapori e ai ricordi.
Silvano si avvicinò con il risotto alla zucca e pancetta, un piatto che, in quella sera, aveva quasi la solennità di un dono. Il risotto era una distesa cremosa e invitante, con il giallo brillante della zucca che si fondeva con il rosa della pancetta croccante, come se i due ingredienti danzassero in un abbraccio di sapori. Magnosolo affondò il cucchiaio nel risotto, e ogni boccone era come un’esplosione di autunno, la dolcezza della zucca che si univa al sapore intenso della pancetta, in un equilibrio che solo le cose semplici e sincere possono raggiungere.
La zucca, coltivata nelle terre fertili delle campagne vicine, possedeva una dolcezza quasi primitiva, un calore che sembrava ve**re dal profondo della terra. La pancetta, invece, aggiungeva una nota di sapidità e carattere, un sapore carnoso che rendeva il piatto completo e soddisfacente. Il bicchiere di rosso frizzante emiliano che lo accompagnava era una scelta inaspettata, e Magnosolo fu colto da un misto di curiosità e piacere. Il vino frizzante era vivace, con una leggera effervescenza che solleticava il palato e bilanciava la ricchezza del risotto, una scelta che testimoniava la creatività e il coraggio della cucina. Era un accostamento giocoso e audace, come un amico scherzoso che interrompe la conversazione seria con una battuta leggera.
Ogni sorso e ogni boccone sembravano intrecciarsi in una danza delicata, un valzer di sapori e aromi che raccontavano storie lontane e vicine, come i vini di terre diverse e i piatti di tradizione lombarda si univano per creare un’armonia che solo una trattoria come il Santa Polenta poteva offrire. Magnosolo sorrideva tra sé, consapevole che quella semplicità, quella purezza dei sapori era qualcosa di raro, un piccolo miracolo quotidiano che Tommy e Silvano erano riusciti a realizzare con la loro passione e il loro talento.
Mentre finiva il risotto, la sala si riempiva di un’atmosfera di soddisfazione condivisa, un silenzio fatto di sguardi compiaciuti e di sorrisi compiaciuti. Silvano si muoveva tra i tavoli con un’abilità quasi magica, come se sapesse esattamente quando interve**re e quando lasciare che i clienti godessero dei propri pensieri.
Il tiramisù di Wilson, alla fine della cena, era la ciliegina su una serata perfetta. Magnosolo, inizialmente titubante, nel rimorso fuggente dell'esagerazione, fu sorpreso dalla leggerezza del dolce, una consistenza soffice che si scioglieva al palato come neve al sole. Il tiramisù, con il suo equilibrio tra il cacao amaro e la dolcezza della crema, era consolatorio come una carezza, un abbraccio finale che chiudeva la cena con una nota di dolcezza, lasciando un ricordo delicato e persistente. Ogni cucchiaio di quel tiramisù era un piccolo piacere che sembrava riportarlo alle sere di festa della sua infanzia, ai dolci fatti in casa e alla gioia genuina che solo i sapori autentici possono regalare.
Sazio e sereno, Magnosolo ringraziò Silvano con una stretta di mano e si avviò verso l’uscita, mentre la notte avvolgeva Bartesate in un manto di stelle. Il suo cuore era colmo di gratitudine, e il mondo, al di fuori della trattoria, gli appariva improvvisamente più amichevole, quasi che ogni cosa, persino la foschia dell’autunno, avesse assunto un’aura di dolcezza.
Guidando la Magnomobile verso casa, con i sapori ancora vivi sulla lingua e i ricordi della cena a riempirgli il cuore, sentì che quella sera aveva trovato, ancora una volta, il senso profondo delle piccole gioie che danno significato alla vita. E così, nella quiete della notte, Magnosolo tornava a casa, con il cuore colmo di pace e la certezza che, in fondo, i sapori e i momenti vissuti in quel rifugio del Santa Polenta fossero, per lui, un pezzo di felicità custodito tra le colline di Bartesate.
(nell'illustrazione, porri con le uova al Santa Polenta al bellom)