Osteria Zanchetti

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Osteria Zanchetti Un'osteria nel cuore di Fossombrone per tornare indietro agli anni '20. Il racconto di una cucina semplice, vivace, energetica, fantasiosa, storica.
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L’atmosfera di una vera osteria di stile anni '20 ti accoglie appena varchi il cancello in ferro entrando nel Cortile Luigi. Il suo nome risale alla storia del bisnonno dell’Oste, che rientrato dall’avventura in America per scampare alla leva militare della prima guerra mondiale, aprì un’osteria a Monte Paganuccio. Nel cortile potrai accomodarti ai tavoli in legno con geometriche gambe in ferro, realizzati da artigiani locali e dotati di piano appoggia borse al centro. I tavoli vestono dei runner della Bottega Busatti che li coprono come cappelli magici di altri tempi. Dal cortile Luigi, attraverso una porta in ferro e vetro, entrerai nel vivo dell’osteria: un grande specchio perfettamente circolare ti invita per un attimo a chiudere gli occhi, per riaprirli negli anni ’20. L’originale bancone del bar, realizzato con il raro Legno Noce Nazionale e decorato con bugne, è il protagonista della mescita del vino e del taglio del pane. Le piccole scale realizzate in marmo giallo di Istria, illuminate da una vetrata panoramica, ti portano al piano superiore dove accedi alla Piccola Sala. Questa è scaldata da una stufa nera in ghisa e illuminata da un ampia finestra da cui puoi ammirare in lontananza il colle santo del paese, tra le mura storiche delle case limitrofe. Illuminano il locale le lampade a ventaglio in vetro e ottone alle pareti assieme alle tradizionali lampade “stelle di Urbino” che scendono dal soffitto con una catena in ottone, tutte rigorosamente realizzate a mano nelle sapienti botteghe del Montefeltro. Sedendoti a qualsiasi tavolo dell’osteria potrai gustare cibi serviti su piatti in maiolica realizzati e dipinti a mano da manifatturieri italiani.

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28/09/2026

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Si chiude Terra Madre Salone del Gusto 2026 e, prima ancora di raccontare quello che abbiamo fatto, mi viene da dire grazie a tutte le persone che hanno reso possibile questi quattro giorni.

La fotografia che accompagna questo post, con i volontari e i cuochi dello stand, forse racconta meglio di tante parole cosa è stata per noi questa esperienza.

Terra Madre è una manifestazione enorme, internazionale, piena di voci, prodotti, storie e idee. Ma alla fine, anche qui, tutto torna alle persone: a chi cucina, a chi serve, a chi racconta un prodotto, a chi arriva da lontano, a chi dedica il proprio tempo ad un progetto comune e complesso.

Per Slow Food Marche è stata anche l’occasione per portare a Torino una parte della nostra regione non come semplice vetrina commerciale, ma attraverso le persone, le comunità e le storie che ogni giorno tengono insieme agricoltura, cibo, paesaggio e territori.

Un grazie particolare alla Regione Marche, che ha sostenuto la partecipazione attraverso le risorse del POC Marche e alla Camera di Commercio delle Marche, che ha reso possibile la realizzazione dello spazio regionale, attraverso la propria Azienda Speciale Linfa e ad Amap Marche.

E grazie, soprattutto, a chi quello spazio lo ha abitato davvero: ai cuochi, ai produttori, ai volontari di Slow Food Marche e delle Condotte, a tutti gli oltre 121 membri dei 14 Comitati di Condotta che hanno lavorato prima, durante e dopo questi quattro giorni vivendo i nostri territori, anche grazie al supporto degli oltre mille soci regionali.

Sono stati giorni intensi. Di lavoro, certo, ma anche di incontri. Abbiamo visto quanto interesse ci sia, fuori dalle Marche, per quello che succede nei nostri territori. E forse questa è una delle cose che ci portiamo a casa: la consapevolezza che abbiamo molto da raccontare, ma soprattutto ancora molto da fare.

Perché Terra Madre non finisce quando si smontano gli stand.

Si torna a casa con nuove relazioni, nuove domande e con la responsabilità di continuare a dare valore alle persone che, spesso lontano dai riflettori, fanno vivere ogni giorno la nostra agricoltura, il nostro cibo e le nostre comunità.

Grazie a tutti quelli che ci sono stati.

Ci vediamo nelle Marche.

Vincenzo Maidani, Presidente Slow Food Marche

Cari OZ Friends,è arrivato il momento di prenderci qualche giorno di riposo. L’osteria sarà chiusa da domani, venerdì 25...
24/09/2026

Cari OZ Friends,
è arrivato il momento di prenderci qualche giorno di riposo. L’osteria sarà chiusa da domani, venerdì 25 settembre fino alla riapertura di giovedì 8 ottobre con il nuovo menu autunno Duemilaventisei.
Non è che proprio ci riposiamo perché dal 1 ottobre parte l’avventura di Vermuteria Zanchetti . Ci verrai a trovare?

No rest for l’Ost.

23/09/2026

Cari OZ Friends,
abbiamo aperto un bar. Anzi no, un w**e bar. Però con tantissimi vermouth. Un locale da aperitivo. Però si mangia anche. Insomma vino, miscelati con vermouth, cicchetti, taglieri, dolci.
Lo abbiamo chiamato Vermuteria Zanchetti.
Un locale che prima non c'era, e oggi c'è.

A Fossombrone, proprio davanti all'Osteria.
Dal 1 ottobre.

Cari OZ Friends, oggi sono Nove 🕯️🕯️🕯️🕯️🕯️🕯️🕯️🕯️🕯️❤️
29/08/2026

Cari OZ Friends,
oggi sono Nove 🕯️🕯️🕯️🕯️🕯️🕯️🕯️🕯️🕯️

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Cari OZ Friends,Buon Ferragosto a tutti voi. Oggi ci riposiamo quindi l'Osteria rimarrà chiusa. Vi aspettiamo domenica 1...
15/08/2026

Cari OZ Friends,
Buon Ferragosto a tutti voi.
Oggi ci riposiamo quindi l'Osteria rimarrà chiusa.
Vi aspettiamo domenica 16 nuovamente con il menù estate duemilaventisei.

𝐕𝐞𝐫𝐝𝐮𝐫𝐞 𝐚 𝐤𝐦𝟎? 𝐌𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐝𝐢𝐫𝐞 𝐚 𝐤𝐦 “𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞”! Cari OZ Friends, nel menù estate duemilaventisei, trovate le verdure prodott...
14/08/2026

𝐕𝐞𝐫𝐝𝐮𝐫𝐞 𝐚 𝐤𝐦𝟎? 𝐌𝐞𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐝𝐢𝐫𝐞 𝐚 𝐤𝐦 “𝐬𝐩𝐞𝐜𝐢𝐚𝐥𝐞”!
Cari OZ Friends,
nel menù estate duemilaventisei, trovate le verdure prodotte dall’Azienda agricola Terre di Raffaello, una realtà di agricoltura, inclusione e sostenibilità che offre nel Comune di Fossombrone opportunità di lavoro ed autonomia a persone con disabilità. Una collaborazione, quella tra OZ e , che esprime l’incontro su un ideale molto caro per i due amici di lunga data, Luca Zanchetti e Andrea Gostoli, che è quello di un lavoro “giusto”, sia per la terra che per la persona. Ciò che è rispettoso per il nostro territorio, lo è anche per i suoi lavoratori. E questo diventa ancora più importante se i protagonisti di un’azienda sono persone “speciali” appunto, cioè ragazzi con disabilità soprattutto psichica affiancate e responsabilizzate in un percorso professionale ma anche educativo ed umano.
Non è la prima volta che partecipiamo a progetti a vocazione inclusiva, come ad esempio con la Cooperativa sociale Francesca di Urbino e il suo buonissimo ristorante Giadaunpo’ che promuove cene e degustazioni di vini insieme ad alcuni ristoranti della nostra provincia.
Dare valore alle realtà del nostro territorio significa anche dare opportunità a tante realtà educative che si prendono cura delle persone, con tutte le loro qualità e potenzialità.

Si è conclusa un'altra edizione del Fossombrone Teatro Festival, la 23esima, con "Gaetano Savatteri racconta “Il contast...
05/08/2026

Si è conclusa un'altra edizione del Fossombrone Teatro Festival, la 23esima, con "Gaetano Savatteri racconta “Il contastorie di Vigata”, intervista/racconto con Gaetano Savatteri dedicata ad Andrea Camilleri". Un piacere avere come ospiti dopo lo spettacolo Gaetano Savatteri, Lorenzo Fiorelli e Francesca Gabucci.

Al prossimo anno e viva il teatro!

“Con questo setaccio lavorerò meglio di sicuro” Pensava così il mezzadro mentre ne prendeva uno con la trama più stretta...
01/08/2026

“Con questo setaccio lavorerò meglio di sicuro” Pensava così il mezzadro mentre ne prendeva uno con la trama più stretta. Pulita pulita scendeva la farina appena macinata, mentre l’ultima crusca rimaneva sopra. Quanta soddisfazione nel vedere quel cumulo bianco che cresceva velocemente.
Il padrone avrebbe ritirato i sacchi al tramonto e non tardò come suo solito. Prese ciò che gli spettava ma questa volta prese qualcosa di più. Diceva che avrebbero fatto a pari con le verdure e quella decisione arbitraria fu un colpo al cuore per il mezzadro, cui ancora facevano male le braccia per la fatica del lavoro.
La moglie però, quando vide meno farina del previsto, non si p***e d’animo e andò a prendere allora la farina di fava. Quella il padrone non la voleva mai e quindi ce n’era in abbondanza: troppo scuro il colore e troppo grezzo l’aspetto. Farina di grano, farina di fava, acqua, un uovo ed ecco pronto l’impasto dei tacconi, i tacòn come li chiamavano da quelle parti vicino a Fratte Rosa. Come mai quel nome? Erano stati i calzolai a darlo, vedendo lo spessore delle strisce di pasta, simile ad un tacco appunto.
Il pasto per i due mezzadri e i loro figli si era cotto in poco tempo e il contadino sentì un sollievo dopo la delusione con il padrone. Pochi e vari ingredienti saggiamente combinati contro ogni spreco erano un piatto più che dignitoso per tutta la famiglia.
In Osteria potrai assaggiare anche tu i tacconi, fatti con farina di fava presidio slow food, serviti con la crema di erbe spontanee, il limone e i pinoli tostati nel nostro menù estate duemilaventisei.

Le prime luci dell’alba si facevano spazio in quella mattina di luglio. La ragazza aspettava sulla banchina del porto su...
30/07/2026

Le prime luci dell’alba si facevano spazio in quella mattina di luglio. La ragazza aspettava sulla banchina del porto suo padre e i suoi due fratelli maggiori, di rientro dopo la notte passata a pescare. Aveva individuato da lontano il loro barchino ed era pronta ad aiutarli a scaricare. Eccoli, erano proprio loro!
“Bentornati”
“Non è un buon ritorno oggi”
“Perché?”
“Pochissime alici questo giro”
“Oh no”
“Capita. Non è colpa di nessuno…”
Tutti e quattro si erano poi messi a scaricare in silenzio quei pochi chili di pesce fresco e a sistemare quelle reti così grosse che si faticava sempre a rimetterle a posto per l’indomani. Già, le reti grosse: erano loro, forse, la causa della magra raccolta, ma non ci si poteva fare nulla. Quelle reti, dal padre di suo padre e prima ancora dal padre del padre di suo padre, erano fatte così: buchi grandi per le alici più grosse. E le alici più piccole allora? Scappavano, era ovvio, in attesa che diventassero più grandi e in grado di riprodursi con tanti tanti esemplari. Era sempre stato così e il ricatto dell’abbondanza ormai non aveva più presa, anche se però dispiaceva.
Che dire ora con i clienti che stavano per arrivare? La frase dei giorni poco fortunati: “Venite domani, andrà meglio”. E così fu con il primo signore e il secondo. La ragazza vedeva tutte le settimane le stesse facce e ormai era sicura che sarebbero davvero tornati il giorno dopo.
Quella mattina però si mise ad aprire alcune delle alici appena pescate: erano chiare, tendenti al rosa, e le servì gratuitamente con limone, olio e aglio ai primi clienti.
“Vi aspettiamo domani, vedrete che saranno in abbondanza"
“Aspettiamo, aspettiamo signorina… Sono eccezionali queste!”
Vieni in osteria per assaggiare le alici di pesca sostenibile, rispettose dell’ambiente e del loro ciclo di vita nel nostro menù estate duemilaventisei.

Dopo il secondo spettacolo della 23esima edizione del Fossombrone Teatro Festival:  "BALENE E NASI TURCHINI. Sulle orme ...
24/07/2026

Dopo il secondo spettacolo della 23esima edizione del Fossombrone Teatro Festival: "BALENE E NASI TURCHINI. Sulle orme di Pinocchio tra realtà e finzione"

Voce recitante: Stefania Rocca
Pianoforte: Stefano Giavazzi
Da un’idea di Federica Restani

Indirizzo

Via Cesare Battisti, 1
Fossombrone
61034

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