18/11/2025
Azienda Vinicola
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Tenendo tra le mani una bottiglia da litro di Radikon il primo dettaglio che salta all’occhio è il collo sottile ed elegante della bottiglia, un collo quasi sproporzionato rispetto alla pancia tonda del contenitore. Se a primo sguardo la conformazione della bottiglia sembra meramente una scelta estetica parlando con Sasa si scopre che l’estetica c’entra ben poco.
Questa storia nasce da un periodo “difficile” per il mondo del vino, siamo nei primi anni 2000, quando i tappi sono monopezzo o agglomerati. La qualità del sughero utilizzata per la creazione dei tappi lascia un margine di errore che potrebbe influenzare il vino con deviazioni. Un margine di errore che non possono permettersi Sasa e Stanko Radikon che in quegli anni stanno portando avanti la cosiddetta “Amber Revolution” e che un solo tappo difettato rischia di compromettere la comprensione dei loro vini a chi li assaggia per la prima volta.
“Nel percorso dietro alla produzione di un vino c’è solo una variabile che non dipende dal vignaiolo: il tappo.” Inizia il racconto Sasa Radikon “Il problema del tappo è che potrebbe compromettere la qualità del vino, indipendentemente da quante ore sei stato in vigna, dalla qualità delle uve che hai portato in cantina e da quanto sei attento durante la vinificazione. Aprendo una bottiglia difettata che sa di tappo al tavolo di un ristorante si presentano due possibili scenari: il primo è che la deviazione del tappo sia “scolastica” e riconoscibile, e infatti questa è la situazione meno problematica, perché la bottiglia verrà cambiata. Nel secondo caso in cui le deviazioni del tappo sono meno “canoniche”, è lì che nasce il problema: noi infatti stavamo lavorando con i primi macerati, vini poco conosciuti al pubblico, e non potevamo permetterci che i problemi di un tappo potessero essere associati a caratteristiche dei nostri vini.